Caro direttore, c’è una domanda che si fa molto spesso ai bambini: “Cosa vuoi fare da grande?”.
Ecco, io sono uno dei fortunati che ha sempre saputo cosa voleva fare nella propria vita e che lo sta facendo da ben 13 anni.
Mi ricordo benissimo un momento particolare: terza media, incontro con il consulente per la scuola superiore. A precisa domanda “Cosa vuoi fare di lavoro?” io non ho esitato un attimo a rispondere: “Il cameriere”.
Il motivo che mi ha spinto a questa scelta, è legato alla sfida ed al confronto con mio fratello che fa il cuoco: però, più andavo avanti in questo percorso e più mi innamoravo di questo lavoro e di questa vita.
In pochi possono capire cosa si prova davvero a far parte del mondo della ristorazione o il perché sacrifichiamo la nostra vita per questo lavoro: ma tutti possono capire cosa si prova a far parte del proprio sogno. Ed ora probabilmente in tanti possono capire come mi sento.
A differenza del lockdown del marzo scorso, ad ottobre è successo qualcosa di particolare per me, un vero e proprio attacco mirato ai miei sogni: le restrizioni mirate solo al nostro settore.
È stato come tornare a guardare i propri sogni e non più a viverli; essere costretti a buttare tutti gli ulteriori sacrifici fatti da maggio, la mascherina indossata per 8 ore consecutive mentre si lavorava, il continuo usare il gel igienizzante per le mani fino ad avere una sorta di “seconda pelle”, il dispiacere di dover disturbare i clienti con i continui richiami nei confronti di chi non seguiva le indicazioni, il non poter fare le vacanze in Grecia, in Spagna o in Sardegna… Non sarà di sicuro il lavoro migliore del mondo quello della ristorazione ma è il mio lavoro e, molto arrabbiato, mi rivolgo a tutti quelli che egoisticamente da maggio in poi hanno fatto come se nulla fosse successo e nulla stesse succedendo e che continuano a farlo: a tutti questi vorrei dire un bel ”vaff……!”, ma l’educazione personale e la dignità dello spazio concessomi su queste pagine mi impongono maggiore sobrietà.
Questo è solo uno sfogo di un lavoratore dipendente che lavora con il cuore e che al cuore è stato colpito: un lavoratore che, forse, con l’uso del cervello da parte di tutti, avrebbe continuato a fare il proprio lavoro senza interruzioni.
I piedi usiamoli per camminare, non per pensare.

Gabriele Cosma
Cosma Gabriele nato a ciriè TO il 5 marzo 1991, studi presso l’istituto superiore alberghiero F.Albert con ottenimento di qualifica sala/bar più diploma di ristorazione; professione cameriere dal 2011 con esperienze nei ristoranti: La credenza di San Maurizio canavese, Pier Bussetti al castello di Govone, relais Bella Rosina presso il parco La Mandria e dal 2012 presso Antica Locanda dell’Orco di Rivarolo canavese.

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