Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Pregiatissimo Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio,
A nome di tantissimi genitori, egregio Sig. Presidente, mi consenta innanzitutto di manifestarle tutta la mia comprensione per il difficile ruolo che riveste in un periodo storico davvero complicato che sta causando vittime, nel nostro Paese come nel resto del mondo, e un gravissimo danno economico. Provo sincero rammarico per tutti coloro che soffrono per la perdita di una persona cara e credo che certe immagini come quelle di medici e infermieri stremati per aiutare vite umane a sopravvivere adempiendo al meglio il loro dovere e dell’esercito che, con i suoi camion, porta alla sepoltura corpi delle persone amate con ognuna una sua storia, rimarranno indelebili nella nostra mente. Al di là di tutti questi danni visibili e ben percepibili dal mercato, bisogna prendere coscienza però che ce ne sono molti altri che hanno preso vita nelle nostre case e che se non viene posto subito un rimedio vedremo svilupparsi con gravissimi risvolti nel nostro prossimo futuro. Sto parlando degli effetti della chiusura della scuola e della DAD. Quando nel 2020 abbiamo preso consapevolezza del Covid19 noi genitori ci siamo rimboccati le maniche per cercare di spiegare ai nostri figli, anche quelli più piccoli, quello che stava accadendo e mostrandoci positivi abbiamo fatto loro comprendere tutte le regole che avrebbero dovuto rispettare per poter proteggere le persone a noi vicine e noi stessi. Cosa possiamo dire oggi? Quello che come mamma mi fa più male è essere consapevole che loro hanno accettato tutto questo e hanno rispettato le regole, anche meglio di tantissimi adulti, mettendoci serietà ed entusiasmo, ma dopo un anno ci ritroviamo al punto di partenza. Quale insegnamento quindi ne traggono? Forse che rispettare le regole non serve perché tanto alla fine sono i “primi a rimetterci”? Noi genitori non possiamo più accettare tutto questo! Siamo noi che dobbiamo dare “voce ai nostri figli” e io sono qui a scriverle come portavoce dei genitori per chiederle che la scuola il 6 Aprile, qualsiasi siano le percentuali, riapra. I nostri figli stanno pagando un prezzo troppo alto, sono destabilizzati e soprattutto vedono negato uno dei loro diritti primari quello all’istruzione e al gioco. La scuola doveva essere l’ultima a venire toccata ed invece, in una situazione di emergenza, è stata nuovamente la prima mentre è a tutti gli effetti, perlomeno dal suo interno, uno dei luoghi più controllati. I nostri bambini misurano la temperatura ogni giorno, indossano per 8 ore la mascherina, si disinfettano le mani e convivono con una serie di regole sui comportamenti da seguire in caso di un contatto Covid19. Siamo consapevoli che il più delle volte i problemi sorgono fuori dagli edifici scolastici e nei mezzi pubblici e per questo è indispensabile tornare ad avere le scuole aperte continuando a seguire tutte le regole. Egregio Presidente io non mi permetterei mai di dirle cosa andrebbe fatto perché è sicuramente molto difficile gestire questa situazione, ma credo anche che ognuno debba fare al meglio il proprio lavoro e il mio è soprattutto quello di mamma. Una mamma deve fare di tutto per garantire un futuro ai suoi figli (sono la nostra eredità) e salute mentale per una serena crescita ed un’infanzia “non traumatica”. Pensiamo ai nostri ragazzi, agli adolescenti che stanno vivendo un periodo unico della loro vita. Ci siamo passati tutti e sappiamo quanto sia difficile. Bene, a loro viene chiesto di chiudersi in una stanza e vivere le loro vite dietro uno schermo senza poter socializzare. In questo modo non possono imparare, la scuola è anche tanto altro! Stanno diventando sempre più pigri, indifferenti al confronto con gli altri essendo anche privati di quella “valvola di sfogo” quale lo sport che è essenziale per la loro salute fisica e mentale. Noi genitori non possiamo più accettare tutto questo, abbiamo fatto sacrifici, sì sacrifici, e a distanza di un anno chiediamo priorità alla scuola ed è per questo che facciamo sentire “la nostra voce”! Nel ringraziarla e nella speranza che prenderà in considerazione la nostra richiesta le porgo i più sinceri saluti.
Una mamma

Elis Calegari
Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre ( quando si dice il caso…) del 1952. Ha contribuito a fondare Cose Nostre, firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato anche collaboratore di presdtigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis”, seguendo per più di un decennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”. Attualmente è anche direttore responsabile di “0/15 Tennis Magazine”.

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