Gooood morning Vietnam! Allora, come state? Siete riusciti a sopravvivere alla fatidica serata di San Valentino? Eh sì, perché ci sono coppie che si tirano le pentole tutto l’anno, ma in questa occasione devono assolutamente andare a cena, per poter fare i selfie da pubblicare subito della serie: “Guardate che coppia innamorata che siamo”. Il giorno dopo, riprenderanno a tirarsi le pentole.
Ma poi, con il virus che imperversa ormai peggio della pubblicità e con tutti i locali chiusi entro le 18, dove siete andati a cena? Combattendo all’arma bianca siete riusciti a conquistarvi un posto in quel bel ristorantino, che alle 12.30 per fare finta di essere a cena hanno tirato giù le tapparelle e spento le luci rimanendo a lume di candela? Ma quanto sono stupide queste feste commerciali?
Festa del papà, della mamma, dei nonni, degli amanti, dei rompimaroni, San Valentino eccetera… ma se si vuole bene a qualcuno, non sarebbe meglio fargli un regalo quando se ne ha voglia, senza aspettare che ce lo dicano gli altri? Mah, mi sa che io non appartengo proprio a questo mondo…
Comunque. Oggi vorrei affrontare il discorso del lavoro da casa, o meglio Smart Working, come ci insegnano i nostri amici che non vedevano l’ora di separarsi da noi inventandosi la Brexit.
Non è tutto oro quello che luccica, o meglio lavorare da casa non è poi così bello. Vediamo perché.
Intanto bisogna dire che ci voleva un virus, per far capire ai vari vertici aziendali che le persone che lavorano in ufficio possono benissimo farlo anche da casa: non ho mai capito perché si debba per forza stare tutti i giorni in un loculo creando inquinamento e traffico perché la maggior parte della gente usa il proprio mezzo (specialmente in questo periodo, dove i mezzi pubblici sono diventati degli outlet di microbi, dal più popolare Coronavirus, alla scabbia, alla febbre gialla e chissà cos’altro ci regala questa meravigliosa umanità social che condivide tutto con tutti malattie comprese).
Poi, i vari “trop manager” hanno finalmente capito che un’azienda risparmia migliaia di euro sul riscaldamento, sulla corrente elettrica e sulle pulizie, oltre che sulla manutenzione dei locali.
Per esempio, ho un collega freddoloso che in inverno regola il termostato a circa 50°, infatti nel mio ufficio sono cresciuti diversi baobab e si è creata una giungla. Anzi con l’umidità è nata una palude, con tanto di mangrovie e alligatori a pelo d’acqua alla ricerca del pranzo, spero consistente proprio nel mio collega. Viceversa, in estate devo indossare il piumino ed il colbacco perché un altro collega con le caldane da andropausa precoce, regola il termostato a -15°: pensate che durante l’intervallo del pranzo si svolgevano delle gare di pattinaggio nel corridoio.
Altro discorso riguarda la corrente elettrica: d’accordo, lo so che io discendo da un pipistrello perché mi piace stare al buio e non sopporto la luce artificiale (dormo in soffitta attaccato ad una trave a testa in giù, il problema nasce se arriva la dissenteria), ma trasformare l’ufficio in un solarium accendendo tutte quelle orribili luci al neon già dalle 08.00 è da criminali. Insopportabile.
Riassumendo, queste sono tutte spese, che ora le aziende stanno risparmiando.
Lavoro da casa dal mese di marzo del 2020. Effettivamente è un cambiamento epocale dove ho impiegato parecchio per adattarmi a causa della mia abitudinarietà, ma sfiderei chiunque: dopo 42 anni di lavoro con la catena al collo, improvvisamente te la tolgono e sei libero a casa. Uno shock, praticamente un trauma mentale per il quale non a caso molti strizzacervelli hanno decuplicato il loro lavoro (aumento di nervosismo, stati d’ansia, depressioni, suicidi, omicidi, serial killer).
Dunque, nello smart working esistono diversi vantaggi:
–       Non vado più a Torino: finalmente non sono più costretto a recarmi nell’odiata città, evitando così tutti i problemi collegati come le code sulla superstrada, le risse quotidiane nel traffico, i furti e gli stupri vari subiti nella zona tra Corso Vercelli e Porta Palazzo, il rischio di beccarsi un sanpietrino sulla testa in qualche manifestazione degli amici dei centri sociali, il rischio di multe a causa dei blocchi del traffico ormai arrivati ai mezzi con omologazione euro 12, il rischio di avvelenamento respirando la salubre aria della città.
–       Stop alle levatacce: di solito mi svegliavo alle 6.30. La cosa che fin da piccolo odio ferocemente è alzarmi presto, e vi assicuro che a 60 anni svegliarsi alle 6.30 è da suicidio; pensate che ero io a svegliare il gallo del quartiere, per mandarlo al lavoro.
–       Stop all’usura dell’auto: la mia povera Audi ha 150.000 km. Almeno la metà li ho trascorsi per andare al lavoro, con tutte le spese varie ed eventuali (tagliandi, revisioni, ricatti dei meccanici, cambio gomme, cambio matite). Ulteriormente, si annulla il rischio di incidenti. Si sperava che il virus rendesse le persone più umane e rispettose del prossimo: niente di più sbagliato. In auto sono aumentati i deficienti insieme alla ferocia e alla maleducazione.
Se provate a far notare, per esempio, il mancato rispetto di una precedenza ormai rischiate la vita: se siete sfortunati esce dall’auto il solito energumeno armato di motosega, separato con 13 figli che ha appena perso il lavoro, ha l’affitto scaduto da 4 mesi e la sua squadra del cuore ha perso in casa per 5 a zero, e potete dare l’addio al vostro mondo.
–       Per finire, non vedrò più i colleghi. Come ho sempre sostenuto, la maggior parte dei colleghi è formata da persone insignificanti, che siete costretti a frequentare tutta la vita. Non me ne libererò mai totalmente, perché purtroppo ora ci sono le videochiamate, ma almeno ho dato un taglio a molti di loro. E poi la telecamera si può sempre escludere.
Ma ora veniamo agli svantaggi:
–       Sindrome da F.B.I.: mi sento costantemente controllato.
Sebbene svolga regolarmente il lavoro rispettando gli orari e la pausa pranzo, ho sempre questa sensazione. Anche perché con questa maledetta tecnologia tutti sanno tutto, e tutti i colleghi vedono che sono collegato: quindi, se prima ero legato con la catena fisicamente, ora lo sono con quella… virtualmente. Questo causa effettivamente ansia e agitazione.
Naturalmente quando vi cerca il responsabile? Quando, dopo un’intera mattinata davanti al pc vi siete assentati un attimo per andare in bagno. L’altro giorno avevo appena scolato la pasta e stavo per rilassarmi pranzando quando…. Driiin…. Telefono.
–       Aumento delle riunioni via web. Una cosa allucinante. Grazie a queste nuove applicazioni, si possono fare riunioni a video, con un sacco di colleghi: ed è quasi imbarazzante vedere dei disperati sistemati nello sgabuzzino, altri in cucina, alcuni hanno lo sguardo vitreo perso nel vuoto, altri sono in posizioni innaturali, morti dalla precedente riunione e mai cercati.
E il responsabile quando decide di fare una riunione? Intorno a mezzogiorno, oppure verso le 16.20, ovvero 10 minuti prima della fine della giornata.
–       Pausa pranzo. Sono incapace di cucinare. Il problema è che, avendo circa un’oretta di pausa, occorre un cibo che sia veloce da preparare, possibilmente caldo che non necessiti di continuo controllo. Quindi, tonnellate di riso e pasta in bianco. Oppure apro una di quelle tristi buste di surgelati, come un primo pronto o la classica spadellata di verdure (un pastone molle ed insapore che non hanno voluto nemmeno le galline).
–       Immobilità. A causa dello smart working non sto più uscendo di casa da mesi: questo sta causando un preoccupante aumento di colesterolo, trigliceridi e pressione. Non so se è una coincidenza, ma ultimamente alcuni avvoltoi si sono posizionati davanti alla casa.
Come se aspettassero…
Bear

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.