Sissi e le altre

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Good Morning Cose Nostre! Questo mese vorrei parlarvi di un argomento caro a molte persone: gli animali, in particolare i gatti. Per cui, quelli che amano gli animali solo per sparargli sono pregati di voltare pagina, insieme a coloro che li abbandonano per andare in ferie: questo pezzo non fa per voi, non lo meritate e non avreste la sufficiente intelligenza per capirlo. A meno che non ricorriate all’Intelligenza Artificiale, creata proprio per compensare i milioni di cervelli vuoti come i vostri.
La prima fu Sissi. Come una principessa, è una grande gattona tigrata che la mia compagna prese con sé quando abitava sopra Corio Canavese: un micio eccezionale, orgogliosa, dispettosa e territoriale.
Era da sola, quindi la Regina incontrastata della zona: entrava e usciva quando voleva grazie allo sportellino nella porta e la sua passione erano i poveri topolini campagnoli, che per farci piacere quando arrivava di notte ce li regalava, posandoli sul letto mezzi mangiati. Era talmente spietata che alcuni di questi topolini andavano tutti i giorni in analisi, perché soffrivano di manie di persecuzione.
Ora, dato che è vecchiotta, si è calmata: invece di faticare a inseguire veri topi, è molto più comoda nel giocare con uno finto coricata sul divano, tra una crocchetta e l’altra.
Ma rimane la Regina.
Poi arrivò Luna. Notammo che per diverse sere, una timida gattina di razza (scusate, volevo dire etnia) thailandese bianca e grigia si piazzava davanti al cancello, per spiare le nostre abitudini e capire se potesse fidarsi di noi. In realtà ci aveva già adottati, perché iniziammo a lasciarle delle crocchette nei paraggi. Poi, con i primi freddi si trasferì dal cancello alla cantinetta sotto la casa, che aveva una piccola finestra dalla quale entrava e usciva. I tentativi per conquistarla furono lunghi e difficili (sarebbe stato più facile conquistare Margot Robbie con una ciotola di gioielli) perché ringhiava come un cinghiale con la peste umana. Con il passare del tempo, Luna (la chiamammo così perché si faceva vedere sempre la sera tardi) ingrassava, segno che stava bene. Ingrassava. Stranamente, anche troppo.
Infatti non era grassa, ma incinta: vittima di qualche micione strappa cuori della zona, in breve tempo diede alla luce tre gattini, uno più bello dell’altro, sotto lo sguardo diffidente di Sissy che iniziò a preoccuparsi di essere spodestata. Ma continuava a stare in cantina, un nascondiglio sicuro per proteggere i gattini. Un giorno, rientrando a casa, era sparita: strano, molto strano.
Ma quando entrammo, sentimmo strani miagolii: Luna, fidandosi di noi, aveva portato i gattini in casa sistemandosi in una scatola. E così la dolce e affettuosa Luna divenne la seconda felina ufficiale.
Cosa fare dei gattini? Invece di comportarci come certi criminali che li buttano nei cassonetti o che li abbandonano nei prati, cercammo delle brave persone che li adottassero; la ricerca fu molto lunga, ma evitando quei bipedi stupidi che li volevano per “far giocare i bambini” come fossero dei giocattoli, per poi portarli al gattile perché “bella zio questo gatto è cattivo, ha graffiato il bambino” trovammo una coppia di giovani entusiasta. Ma ne tenemmo una, ci piaceva troppo.
Macchia. Una bellissima gattina a tre colori, vivace e molto dolce, con una serie tutta sua di miagolii che dovemmo imparare: uno slang tutto felino. Ebbene, dicono che le mamme gatte dopo un certo periodo non considerano più i figli. Non nel caso di Luna e Macchia, sempre abbracciate nel cestino, sempre insieme. Incredibile, meglio di certi animali a due zampe. Fu quindi il terzo gatto ufficiale.
Macchia invece ha la passione per le lucertole, delle quali diventò una spietata cacciatrice: quelle che le sono sopravvissute hanno perso tutte la coda, ora viaggiano terrorizzate con le extension.
Così la famiglia si ingrandì con tre bei gatti e con la sopportazione di Sissi che iniziò a bere per dimenticare: la trovai diverse volte in cantina, attaccata alla bottiglia di Moet & Micion.
Nel frattempo, forse a causa dei quattro metri di neve che venivano giù in inverno, ci spostammo un po’ più giù a Benne di Corio: per i gatti fu una tragedia, le loro abitudini furono distrutte. E così, mentre Luna e Macchia rimasero quasi indifferenti, la Sissi rimase nascosta per due giorni in cantina, tornando poi quasi tranquilla con noi a causa della fame, ispezionando con diffidenza tutto l’alloggio.
Una bruttissima sera Luna ci lasciò: anche se ancora giovane, per una grave patologia morì soffocata nel trasportino, mentre cercavamo di salvarla correndo dal veterinario. Fu un brutto momento e ci manca molto: solo chi ama gli animali può capirlo. Fu più grave che perdere certi inutili umani…
L’arrivo degli abusivi. Abitando vicino ad una cascina è ovvio che ci siano diversi gatti, non sempre tenuti bene e seguiti con vaccinazioni e sterilizzazioni (chi alleva animali da reddito come mucche e galline, non può certo spendere centinaia di euro dai veterinari per le varie operazioni).
E così, lentamente si sparse la voce: “Ehi, guardate che in quella casa danno delle buone crocchette, ci sono anche due belle gatte gnocche”. Iniziammo così a conoscere nuovi aMici.
Zorro. La sera, nel cortile della nostra nuova abitazione vedevo un’ombra furtiva passare veloce: era Zorro, un bellissimo e grosso gatto nero di circa dieci anni. Lentamente si avvicinò e lo conquistammo con le crocchette. Mi piaceva quel gattone, perché era completamente libero e molti gli davano da mangiare, così passava le case in rassegna praticando il “Mangia e cammina felino”; era praticamente la mascotte della borgata. Ma come tutti i maschi dominanti, il Boss era spesso malconcio per le furiose lotte contro gli avversari: una notte di pioggia venne ancora a salutarci, ed era messo male con una brutta ferita. Doveva essere subito curato, ma non si faceva prendere. Non lo vedemmo più.
Voglio pensare che sia sparito a causa della ferite di guerra, e non a causa delle stupide superstizioni alle quali purtroppo credono ancora troppi umani ignoranti.
Fiorella. Ogni tanto, dalla cascina veniva a trovarci una bella gatta che avevano chiamato Fiorella: piccola e molto affettuosa, decise subito di adottarci e divenne un ospite fisso a tavola. Una sera come sempre arrivò alla sua ora, ma pensai di avere esagerato con la birra doppio malto perché vedevo doppio. Non avevo esagerato: Fiorella decise di fidarsi di noi; quindi, ci portò la sua micina chiamata Lampetta, perché scappava sempre in un lampo. Ci stava chiedendo di mettere un piatto in più per questa gattina bianca e grigia, tuttora molto selvatica e diffidente. Che diventò un ospite fisso, mentre le nostre due gatte ufficiali non capivano se avessimo aperto una casa d’appuntamento per felini.
I fratelli norvegesi. La voce di un B&B per gatti si stava diffondendo, e da diversi giorni eravamo spiati da due bellissimi gattini Norvegesi delle Foreste appartenenti a un privato: forse avevano saputo della mia passione per la Norvegia. Con il primo, che chiamai Lince perché identico a questo splendido animale, siamo diventati aMici: ora è un grosso gattone a pelo lungo e quasi ogni giorno viene a trovarci, a volte dorme sul davanzale della finestra assumendosi così il compito di Gatto da guardia.
Il secondo, che chiamai Schizzo perché è molto pauroso e schizza via, è rimasto indomabile e attualmente è l’unico che non si fa prendere e avvicinare. Fa bene a non fidarsi degli umani.
Ginger. Recentemente venne a trovarci anche questa gattina tigrata piccola ma molto affettuosa, che quando fa le fusa muove le zampe anteriori (da qui il nome Ginger Rogers, una ballerina statunitense degli anni 30). Anche lei si è fidata di noi, e guarda caso un giorno è arrivata con due gattini simili ai Fratelli Norvegesi (mi sa che Lince si è dato da fare). Naturalmente anche loro vengono a trovarci.
Rossino. Un bellissimo gattino rosso, sopravvissuto agli altri tre fratelli investiti dalle auto, che è riuscito a farsi “adottare” da Cenerina, un’altra gatta rossa proveniente dalla cascina, che in assenza della madre girovaga lo allatta e lo cura. Tipica situazione oggi di moda: un figlio con due madri…
Milky. Lo scorso inverno, dato che Lampetta stazionava spesso da noi, sistemammo una piccola cuccia di stoffa per alleviarle i disagi del freddo. Una mattina, la sorpresa: aveva sfornato quattro gattini, uno più bello dell’altro. Tre riuscimmo a sistemarli, ma uno no: decidemmo quindi di tenere questo gattino siamese sfortunato che non volle nessuno. Per il colore beige, lo chiamai Milky (dall’inglese milk, che significa latte), ed è diventato il nostro terzo gatto ufficiale, con Sissi e Macchia che ringhiano in continuazione anche se dovranno adattarsi a questa presenza estranea che arriva addirittura da un altro continente, cosa che oggi va molto di moda anche tra noi umani di certe tendenze politiche.
Per evitare di trasformare la casa in una colonia felina ed evitare critiche da parte dei vicini che in compenso hanno cani maleducati che rompono i maroni giorno e notte, in accordo con il proprietario della cascina sterilizzammo le femmine. Per compensare eventuali voglie improvvise, comprai quindi per i maschioni alcune gatte gonfiabili e un abbonamento alla rivista “Gattine vogliose”.
Bene, questa è la storia dei “nostri” aMici. Oh, no aspettate: vedo che dalla cascina arriva Cenerina. Vedo che è ingrassata. Molto ingrassata…
Bear

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