Ci sono ottime probabilità, purtroppo, che i giovani in età scolare di questo inizio di ventennio (chissà perché questa parola mi fa sempre scorrere un brivido gelido lungo la schiena… mah…) possa essere ricordata negli annali storici prossimi venturi come la “generazione delle rotelle”.
Già, i poveri, incolpevoli studenti che piroettavano meglio della Kostner tra un’ora di chimica e una traduzione di latino. I figli circensi della snaturata ministra Azzolina (risparmiando i restanti e impronunciabili mille epiteti).

Oggi, infatti, è ormai impensabile leggere un articolo, ascoltare un’intervista, seguire un talk show senza potersi imbattere in un riferimento esplicito a rotelle, banchi saettanti, autoscontri scolastici o amenità psico-socio-tecniche sui banchi anti-Covid.
Forse l’immagine icona di questa follia mediatica è ancora quella del famoso giornalista dalla vocina stridula che scorrazzava per lo studio televisivo abbarbicato su un tavolino con ruote ululando “Banchi a rotelle!”. Da neuro deliri… ad essere generosi.

Certo che l’Italia è proprio uno strano Paese… molto strano.

Dopo un anno di pandemia, più di 80 mila decessi, in piena crisi economica e, tanto per non farci mancar nulla, pure politica, pare che l’unico, vero e destabilizzante problema siano le “rotelle” dell’Azzolina.

Ma la cosa ancor più strana e drammaticamente preoccupante, è la capacità di ribaltare la realtà, demistificare, imbonire, plagiare… vi ricordate il “Ventennio” di cui sopra? Brrrr…

Proviamo, allora, a piazzare qualche puntino sulle “i”.

Se cliccate su Google “banchi a rotelle” è molto probabile che vi schizzino fuori tre articoli più o meno in quest’ordine:

1. “I 3 miliardi spesi per quei demenziali banchi a rotelle” da infosannio.com
2. “Buttati nel cesso 461 milioni degli italiani” da La voce del Trentino
3. “Per le sedute innovative sono stati spesi 119 milioni non 500 come affermato” rettifica del condirettore de La Verità, Massimo de Manzoni ( il suo direttore è quello della vocina che piroettava sul banco, ndr..)

Già, perché la cifra ufficiale (discutibilissima ovviamente) è proprio quest’ultima.
Il Governo ha stanziato sì 461 milioni per il rinnovo dell’arredo scolastico, ma per i ‘famigerati’ banchi, classici e non, sono stati spesi 119 milioni.

Ma l’aspetto più… inquietante, dal punto di vista della realtà oggettiva, è un altro.

Il messaggio veicolato a noi cittadini, beneficiari e al tempo stesso ‘sostenitori’ economici dello stanziamento ministeriale, è stato che tale scelta strategica delle sedie ‘roteanti’ fosse un’ imposizione sine qua non: “Prendi i banchi vecchi, iettali in discarica e beccati le auto-scontro con ribaltina. Tiè!”

La realtà, ovviamente, è ben altra.

L’emergenza Covid ha imposto nuove regole per il distanziamento scolastico  e si è dovuto, obbligatoriamente, optare per banchi monoposto. La proposta del Ministero è stata quindi duplice: banchi classi o sedie con ribaltina e… rotelle.
Ogni singola scuola o istituto ha quindi fatto libera richiesta opzionando una tra le due possibili soluzioni.

Due milioni sono stati i nuovi banchi tradizionali, soprattutto tra elementari e medie inferiori, e 450.000 le sedie, specialmente tra gli istituti superiori.

Ma perché , oggi, ci si lamenta un po’ ovunque delle pecche funzionali dei banchi a rotelle? Perché, giustamente, i ragazzi evidenziano scomodità di seduta e spazi inadeguati per scrivere? Perché si denuncia la difficile gestione di banchi in continuo ‘movimento’?

Allora è vero, la scelta di proporre simili ammennicoli è stata del tutto improvvida…

No, la verità è che molti dirigenti scolastici hanno optato per questa soluzione senza valutare con la dovuta attenzione l’uso appropriato di simili arredi, ovviamente funzionali per locali specifici (laboratori, biblioteche, aule dedicate ad attività di gruppo) e non per aule nelle quali si pratica la classica e a dire il vero ormai anacronistica lezione frontale.

Risultato?

Che ora, probabilmente, si dovranno rispolverare i vecchi banchi, utilizzando le sedie (che Dio voglia) per una didattica innovativa. Realtà, per fortuna, diffusa sul territorio nazionale dove, da anni, diverse scuole si sono già attrezzate con arredi simili optando per un processo educativo che non vede più banchi in rigorose file, su cui troneggiano chili di libri cartacei impilati. Aule dove gli studenti, con tablet e lavagne multimediali, interagiscono in attività di gruppo. E non pare che si siano riscontrati tamponamenti o pericolosi scontri frontali…

La realtà, come spesso accade, è sempre lì, davanti ai nostri occhi, proprietà inalienabile di tutti noi, ma dobbiamo stare attenti, molto attenti, perché la possibilità di alterarla, di mistificarla, di stravolgerla è dietro l’angolo e la storia ci insegna che imboccare quella svolta senza darci una bella sciacquata agli occhi può costare molto caro.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.