Da più di un anno a questa parte eventi, sagre, fiere, appuntamenti culturali, teatrali e musicali
che invadevano le piazze di città e borghi con il vociare di migliaia di turisti, con le bande di paese, con tendoni per assaggi di cibo e bevande sono blindati in una cassaforte con chiusura a tempo.
Che sia determinato o senza una fine certa non ci è dato saperlo, ma sperare nel meglio sì.
In questi dieci numeri del giornale mi sono sempre ripromessa di cercare in ogni modo occasioni per uno svago fuori porta se non altro da progettare e sistemare sul calendario di un futuro prossimo, passando da camminate, veri trekking, piste ciclabili, giardini d’autore, ciaspolate invernali; ma apro il cuore confessando che ho accolto con un sospiro di sollievo la richiesta del direttore di saltare la rubrica il mese scorso per scarsità di spazio.
La luce che la speranza dei vaccini ha acceso al fondo del tunnel in cui ci troviamo è come quella di un faro per i marinai: ora c’è…ora è sparita; ecco la riva…poi il buio e la confusione a bordo.
Devo ammettere che anche il mio innato ottimismo ha più volte vacillato, però non si è spento.
Usando il volto retroverso di Giano, mi fermo a riflettere sui mesi passati, sull’effetto che lo schiaffone del lockdown, della chiusura totale, che mai ci saremmo immaginati di vivere, ha avuto sui nostri comportamenti abituali.
La prima variante è stato il concetto di tempo, inteso come ore in una giornata.
Abituati a correre dal suono della sveglia mattutina alla chiusura delle tapparelle di casa per la notte con lo sguardo sull’orologio, sullo smartphone o sul portatile per lavoro, con la chiusura obbligata nei nostri alloggiamenti il tempo da vivere si è sfilacciato, allungato come le scie degli aerei d’alta quota nel cielo.
Bisognava trovare il modo di farlo trascorrere se non si era fagocitati dallo smart working.
Migliaia di italiani, come primo passatempo si sono dedicati con più solerzia del solito alle pulizie primaverili di casa, che hanno visto coinvolti tutti i membri della famiglia.
Anche nei punti più nascosti di una stanza polvere e ragnatele sono state debellate, vetri brillanti e senza aloni hanno accolto il primo sole della giornata, lavatrici hanno lavorato a pieno ritmo per ripulire tende e tappeti.
Non per niente i prodotti per la pulizia di casa hanno subito un’ impennata nelle vendite.
Poi è toccato agli armadi ed ai cassetti per il cambio stagione; poi a cantine e sottotetti.
Lunga la coda davanti ai cancelli degli ecocentro, dopo la loro riapertura, di auto e carretti stracarichi di “rabadan” da far fuori, che da anni giacevano indisturbati e abbandonati.
Se questo nemico invisibile fosse arrivato decenni prima quando il computer era ancora cosa per pochi eletti, probabilmente sarebbe stato più facile annoiarsi.
Oggi, invece, sul web si trova di tutto, ogni sorta di tutor, di consigli, di suggerimenti.
Così c’è stato chi ha scoperto un’inaspettata propensione per la cucina, dedicandosi a gustosi manicaretti o al pane fatto in casa; chi ha optato per il fitness o la meditazione; chi per la lettura di libri accatastati sul comodino da mesi; chi ha scoperto una manualità imprevista tra le pareti di un improvvisato laboratorio in cantina o in garage; chi ha optato per il volontariato presso enti caritatevoli o Croce Rossa.
Conosco Andrea che nel suo attrezzato spazio costruisce lap steel guitar, chitarre elettriche molto particolari che si suonano orizzontalmente appoggiandole sulle ginocchia o su un piano. Ne ha costruite tre. Ora la prossima sfida che si è dato è imparare a suonarla.
Anna dopo tanto tempo ha ripreso in mano la chitarra classica e ha approfittato del tempo blindato per leggere più del solito e ha trovato nella scrittura motivo di sfogo. In cantina ha rispolverato la vecchia bici e si è ripromessa di tornare a pedalare in città.
Luciano, invece, si dedica al mosaico; ha costruito una chiesetta di montagna e una damigiana con tanto di luce interna nel suo laboratorio improvvisato in cantina e chissà cos’altro.


Maria ha affinato la manualità dando vita ad oggetti molto creativi con materiale di recupero, alternando camminate e fitness.
Sara, che ha passato una vita tra fili, bottoni, cerniere, ditali e tutto ciò che si trovava nella sua merceria, ha continuato la passione per il ricamo creando per sé e per figlia e amiche splendide opere.


Io mi sono gettata a capofitto nel giardinaggio. Cercando sulla rete tutor per le potature, ho cercato di tagliare rami secchi, accorciare quelli troppo lunghi salvando gemme da fiore per raccogliere i frutti a tempo debito…spero.
Chissà quanti altri avrebbero da raccontare i loro hobby nati proprio dalla chiusura in casa dettata da questa pandemia.
Interessi sopraffatti dalla quotidianità, dal ritmo del lavoro che tutto inglobava, dagli impegni familiari, che il tempo costretto della chiusura ha fatto riaffiorare.
Perché non raccontare la propria esperienza?

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