C’è un unico motivo che mi spinge a raccontarvi che anche io sono stato vaccinato. E non è già per il gusto di farvelo sapere. Odio i pollici alzati, la strizzatina d’occhio su mascherina in favore d’obiettivo, al pari di quelli che mi mandano la foto di ciò che a breve mangeranno, dopo divulgazione all’inclito e al volgo dell’impiattamento.

Vivessimo in un tempo normale, a chi verrebbe mai in mente di venirvi a raccontare di che marca d’antinfluenzale gli hanno inoculato, oppure voi a chiedergli con bramosia la cronaca dettagliata del richiamo dell’antitetanica?

Purtroppo, tutto ciò che ci è successo da un anno a questa parte ha rotto argini e modificato equilibri, e tanto bene non stiamo, convinti come siamo di vivere in un Paese “ dove non funziona mai nulla”, dove tutto è lasciato al caso, raffazzonato, giustamente esponibile a ogni tipo di critica.

Lieto di raccontarvi che invece da qualche parte non è così.

La mia vaccinazione ha trovato l’Italia che più mi piace: quella umana ma che sa anche fare, e bene.

Puntuale doppio messaggio dalla Regione Piemonte, poi centro vaccinale presso il nostro aeroporto: ad accogliere al parcheggio personale dell’efficiente, cordiale Protezione Civile casellese, poi nitido percorso a guidarti verso l’hub e organizzazione impeccabile da parte della Croce Verde, della Croce Rossa e di tutto il personale sanitario.

Pazienza infinita da parte di ogni operatore alle richieste bislacche degli astanti: “ Ma oggi che cosa date, AstraZeneca?! Perché io avrei tutta una documentazione che ho scaricato dalla rete…” E via a spiegargli con dolcezza che a breve un medico si prenderà cura e che spiegherà a menadito perché non si deve temere. Del resto, avete mai provato a leggere il “ bugiardino” di una qualsiasi medicina? Tutto concerta a portarti a dire che quella roba mortale lì è bene che tu non la prenda, ma poi la prendi perché sai che il rischio tra il rapporto danno/beneficio è tutto a vantaggio del secondo. Anche il più ipocondriaco di noi presto se ne convince.

Organizzazione, professionalità, cordialità sono le costanti che ci conducono alla punturina nel braccio che conclude il tutto in una mezz’oretta scarsa, compreso il quarto d’ora di relax finale.

Insomma, in questa Italia spesso allo sbando qualche cosa che funziona c’è e, guarda caso, spesso si basa sul nostro meraviglioso volontariato. Come già scritto mille volte, il cardine, la spina dorsale di questa nazione sono dati da volontari che con abnegazione, spirito di servizio, altruismo senza pari rappresentano il nostro meglio.

Ma occorre anche plaudire ciò che la macchina organizzativa ha fatto e sta facendo, da quando il generale Figliuolo è al timone: ma vi rendete conto di quanto difformi siano le condizioni in questa difforme Italia, troppo lunga e troppo distante dall’essere copia conforme d’una nazione moderna?

Ebbene, pur in questo marasma di Regioni, governatori, zavorre immani dettate dalla burocrazia, mettendo un uomo giusto al posto giusto – un alpino, un manager che si è sempre e solo occupato in grande stile di logistica – è evidente che la macchina abbia preso a funzionare in modo diverso.

Draghi ci ha messo il carico della sua credibilità internazionale, e le dosi tanto anelate sono giunte. Tutte.

Ci vuole fiducia perché possiamo e sappiamo essere un grande popolo. Qualcuno non ci crede, ma lo stiamo dimostrando.

Elis Calegari

Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre ( quando si dice il caso…) del 1952. Ha contribuito a fondare Cose Nostre, firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato anche collaboratore di presdtigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis”, seguendo per più di un decennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”. Attualmente è anche direttore responsabile di “0/15 Tennis Magazine”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.