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giovedì, Aprile 18, 2024

    Il prezzo più alto

    Da quant’era che non mettevo più piede ai Battuti? Tanto. Troppo. Facendo un torto a Vittorio Mosca, non seguendo d’appresso le iniziative che propone, lasciando che sia il turbinio dei giorni a guidare. Vittorio è una delle poche coscienze critiche che siano rimaste in città. Spesso risulta scomodo, e non perché sia di “frase lunga”, caso mai perché ti inchioda a guardarti dentro, a farti domande che volentieri eviteresti: ti obbliga a pensare.
    Ho voluto e sperato che non ci fosse nessuno nel momento in cui mi sono recato a visitare la mostra ospitata nella Confraternita e dedicata ai femminicidi. Una mostra d’una semplicità disarmante e al contempo d’una potenza annichilente. Di primo acchito potrebbe parere persin ingenua la proposta, ma si farebbe torto. Il messaggio scarno, chirurgico è raggelante nella sua purezza. Leggere in assoluto silenzio tutti quei nomi, i nomi di quelle povere donne massacrate da chi ha confuso l’amore con il possesso, recitandoli come una litania, è un atto che scuote nel profondo. È un pugno, forte, alla bocca dello stomaco. Anche perché pensi che proprio mentre sei lì, qualcun’ altra sta per allungare l’elenco della lista più triste. Domani venti righe in cronaca salderanno il tutto. Quattro slogan e una fiaccolata diranno poi che è tempo di cambiare, che bisogna dire basta, che non se ne può più. Giusto in tempo per scoprire che un cadavere nuovo è stato trovato, che l’abito dell’assassino è stato ancora indossato da chi fingeva d’essere compagno.
    Il conto è presto fatto, visto che praticamente ogni giorno una donna viene massacrata occorre più che seriamente interrogarsi su come si sia finiti in questo gorgo.
    È impopolare dirlo, ma se la componente politica ora, per spiegare e spiegarsi, pensa di rifilare tutte le colpe al cosiddetto patriarcato è demagogico, un troppo facile alibi.
    Le cause sono decisamente più ampie e vanno contestualizzate in un fronte storicamente diverso, vasto trent’anni, capace di impoverire culturalmente e in modo irreversibile la nostra società. Il male di questo nostro tempo sta nella ricerca voluta, preparata, attuata della creazione della perfetta ignoranza. A questa società più che esseri pensanti servivano e servono clienti: era o non era Berlusconi a dire che il suo elettorato di riferimento era quello che già nella scuola dell’obbligo non andava tanto bene? Il deteriorarsi delle relazioni, l’inquinamento delle basi di un’unione passa attraverso l’incapacità di comprendere e capire l’altro.
    Il desiderio di vivere in un diverso altrove, di essere altro da sé, come i modelli trash impongono, negli strati sociali più deboli e sofferenti ha fatto sfracelli. La falsa libertà d’espressione, i social media come sfogatoi hanno innescato tempeste perfette scatenando rancori, trovando ragioni nel neo-populismo.
    Chi dovrebbe dettare linee di condotta diverse è perso, scambia una lucciola sarda per una lanterna annunciante radicali cambiamenti e non è più in grado di intercettare il malessere che guida “la pancia” della nostra nazione. L’incertezza del futuro, la mancanza di punti di riferimento dapprima crea confusione, poi mette con le spalle al muro e, senza il supporto del pensiero, sfocia nella violenza.
    La cultura “woke”, la “cancel culture” sono tentativi disperati e sbagliati per cercare di rimediare.
    Solo un profondo processo di cambiamento può modificare il corso delle cose, pena l’allungarsi d’una lista sempre più macabra e triste.

    Con le donne a pagare, come sempre, il prezzo più alto.

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    Elis Calegari
    Elis Calegari
    Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre del 1952. Ha contribuito a fondare " Cose Nostre", firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis e sport da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato collaboratore di prestigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis” e “ 0/15 Tennis Magazine”, seguendo per più di un ventennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. “ Nuovo Tennis” e la collaborazione con altra testate gli hanno offerto la possibilità di intervistare e conoscere in modo esclusivo molti dei più grandi tennisti della storia e parecchi campioni olimpionici azzurri. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”.

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