Sono trascorsi soltanto sei anni dall’ultima edizione, ma sembra un secolo, perché tante, troppe cose sono cambiate da allora.

Per due anni consecutivi, il 2014 e il 2015, la Società Operaia di Ciriè è stata teatro di Ciclotauro, Spazio di Libera Mobilità Sostenibile, un grande evento dedicato al mondo e alla cultura della bicicletta, forse unico nel suo genere. Prima di allora, infatti, quando si pensava ad una manifestazione ciclistica, l’unico riferimento era quello sportivo delle gare su strada o in mountain bike. Ciclotauro invece è stato qualcosa di sostanzialmente diverso: una grande e variopinta kermesse di eventi e situazioni dedicati alla cultura della bicicletta e della mobilità dolce, fra dibattiti, vendita di libri, esposizione di bici, mercatino dell’usato e di gadget a tema ciclistico, alimentazione sostenibile, ciclofficina e tanta musica, che dal pomeriggio si protraeva fino alla tarda serata. E insieme a tutto questo, in ogni edizione, una scampanellante pedalata collettiva, nella quale tutti insieme, adulti, ragazzi e bambini si percorrevano, in una sorta di critical mass nostrana, le vie centrali della città e alcuni sentieri di campagna, per far sentire la propria presenza.


Fondamentale per la riuscita delle tre edizioni di Ciclotauro era stato Alex Stefani, giovane ciclomeccanico di San Maurizio, il quale, oltre a prestare la sua competenza a tutti coloro che chiedevano consigli e aiuto per riparare e regolare la propria bici nel corso della manifestazione, aveva stabilito un ponte importante fra Ciriè e la realtà dei ciclisti urbani torinesi, che avevano partecipato in gran numero portando le loro dueruote custom e diverse bellissime bici a scatto fisso.


Di grande rilievo la musica. Basti pensare che a Ciclotauro Vol. 1, andato in scena il 26 aprile 2014, avevano preso parte, fra gli altri, Paolo Inserra, giovane batterista dei Baustelle e di Giuliano Palma insieme a Giuvazza, chitarrista di Eugenio Finardi. Molti ricorderanno inoltre l’esibizione dell’one man band Muddy Mama Davis, che aveva riproposto una sua interpretazione della celebre performance del 1963 nella quale un giovanissimo Frank Zappa, irriconoscibile in giacca e cravatta, “suonava” una bicicletta in tv.
Tutto questo oggi appare malinconicamente remoto. Ma non è stato soltanto il covid ad aver allontanato da noi la possibilità di questi meravigliosi assembramenti. Già ben prima della pandenia infatti, la direttiva Minniti riguardante i Modelli organizzativi per garantire alti livelli di sicurezza in occasione di manifestazioni pubbliche, emanata in seguito ai gravi incidenti di Piazza San Carlo a Torino del 2017, in occasione della famigerata finale di Champions, aveva complicato di parecchio l’organizzazione di eventi pubblici.


Ma questo ricordo di Ciclotauro non vuol essere un inutile sfogo nostalgico. Dopo questi mesi – anzi ormai anni – di isolamento, è necessario ritrovare la voglia e la determinazione per organizzare manifestazioni che siano in grado di coniugare aggregazione, divertimento e impegno ambientale e sociale. Ciclotauro ha dimostrato che questo è possibile. E trattandosi di un “format” libero, utilizzabile da chiunque desideri farlo proprio, si spera che qualcuno abbia voglia raccoglierne l’eredità.

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