Nello scorso mese di dicembre, in occasione del 150enario dalla morte di Saverio Mercadante (1795-1870), avevo pubblicato su queste pagine un breve ritratto del compositore pugliese, al giorno d’oggi piuttosto dimenticato nonostante fosse uno dei maggiori e più prolifici operisti dell’Ottocento italiano. Un lettore mi ha fatto presente che sarebbe stato interessante conoscere qualcosa in più sul musicista, e in particolare su quella “riforma” del melodramma alla quale ho rapidamente accennato nell’articolo. Ho deciso di seguire il suggerimento, sperando di incontrare l’interesse di altri lettori, e in vista di un’estate che potrebbe concedere a tutti un po’ di tempo libero per approfondire le proprie conoscenze storico-musicali.
Per capire la riforma di Mercadante, occorre premettere che l’opera italiana si struttura in una successione di numeri musicali (arie, duetti, terzetti, cori) riservati a uno o più cantanti solisti, attraverso i quali la vicenda rappresentata si dipana, ponendo l’accento sui sentimenti e le emozioni che i diversi personaggi provano. Questi numeri musicali possono essere a loro volta strutturati in diverse maniere; ma, nel primo Ottocento (l’epoca del melodramma romantico italiano, tra Rossini e Verdi, alla quale risale una parte consistente dei titoli ancor oggi in repertorio), vi era una forma prevalente, oggi nota come “la solita forma”. Questa prevedeva che l’aria (o il duetto, terzetto, ecc.) iniziasse con una “scena” di gusto più prosaico (ma pur sempre cantata), talvolta indicata col termine settecentesco di “recitativo”; a questa, dopo un eventuale “tempo d’attacco”, seguiva un primo momento fortemente melodico, detto “cantabile”, che spesso è rimasto il passo più celebre dell’aria. Dopo il cantabile vi era un segmento di transizione, detto “tempo di mezzo” che conduceva alla cosiddetta “cabaletta”, momento conclusivo di espressione solistica, normalmente caratterizzato da un ritmo più gagliardo e una vocalità virtuosistica. Per fare qualche esempio conosciuto, nella Norma di Bellini l’aria della protagonista inizia con la scena “Sediziose voci”, cui segue il celeberrimo cantabile “Casta diva, che inargenti”, il tempo di mezzo “Fine al rito e il sacro bosco” e la cabaletta “Ah! bello, a me ritorna”. Nella Lucia di Lammermoor di Donizetti, il duetto di Lucia ed Edgardo inizia con la scena “Lucia, perdona” e, dopo un breve tempo d’attacco, vede in successione il cantabile “Sulla tomba che rinserra”, il tempo di mezzo “Qui di sposa eterna fede” e la cabaletta conclusiva “Verranno a te sull’aure” (in questo caso, la cabaletta è divenuta più celebre del cantabile). Intendiamoci: questo schema non era unico e immutabile, ma era talmente introiettato nella scrittura operistica di quei decenni che i librettisti, nella stesura dei testi, già disponevano i versi in modo che il compositore lo potesse seguire. Contro questo tipo di opera “a numeri” si sarebbe ribellato Wagner, concependo un nuovo teatro d’opera che non prevedeva una successione di passi solistici, ma un dramma teatrale unitario pensato in prosa e poi messo in musica; infatti, le opere di Wagner andrebbero più correttamente denominate “drammi musicali”.
Mercadante, tra gli anni Trenta e Quaranta dell’Ottocento, sperimentò una propria riforma del melodramma che, senza cancellarne la natura di opera a numeri musicali, mirava a rivoluzionare l’articolazione dei numeri, per ottenere una maggiore adesione della partitura alla drammaturgia del testo. Così, aumentò la dimensione e l’importanza delle scene introduttive, talvolta elevate al rango di recitativo drammatico o arioso, diminuì il numero delle arie solistiche, e sostituì, alla tradizionale suddivisione di cantabile e cabaletta, una più frequente successione di frammenti melodici che assecondasse più da vicino gli stati d’animo dei personaggi. Ne nacquero partiture più intellettualmente meditate, ma meno facilmente orecchiabili, che non mancarono di suscitare l’ammirazione della critica e del pubblico coevi, ma finirono per perdere la sfida della popolarità con i capolavori di Donizetti e di Verdi. I titoli mercadantiani nei quali si notano con maggiore enfasi i tratti della sua riforma sono Il giuramento (1837), Le due illustri rivali (1838), Elena da Feltre (1838), Il bravo (1839) e La vestale (1840). Nel seguito, il compositore ripensò alle modalità della propria scrittura, e scelse di perseguire la verità drammatica in altre maniere, rispettando le “solite forme” del melodramma italiano del suo tempo. Forse aveva percepito che il pubblico di quegli anni chiedeva immediatezza, melodia e passione più che ricerca intellettuale. Non è un caso che Verdi, che pochi lustri dopo avrebbe riformato il melodramma con modi e obiettivi non dissimili da quelli di Mercadante, in quel periodo componesse seguendo la “solita forma” nella sua configurazione più icastica.

Al botteghino…
A Torino: in attesa di conoscere la programmazione delle prossime stagioni, che sarà comprensibilmente annunciata più tardi rispetto agli usi consueti, ricordiamo alcuni appuntamenti di questi mesi estivi. Unione Musicale (www.unionemusicale.it) prevede concerti, tra il Teatro Vittoria e il Conservatorio, fino al 28 luglio. Conclude, al Conservatorio, un recital del pianista Andrea Lucchesini. Teatro Regio (www.teatroregio.torino.it) Regio Opera Festival, fino a settembre, nel cortile di Palazzo Arsenale. Dal 17 al 20 luglio La serva padrona di Pergolesi. Dal 24 al 27 luglio Pimpinone di Telemann. Dal 7 al 12 agosto Pagliacci di Leoncavallo. Dall’11 al 18 settembre Il barbiere di Siviglia di Rossini. Alle opere si alternano concerti e spettacoli per ragazzi. MiTo-Settembre Musica: il festival, condiviso con Milano, si svolgerà dall’8 al 26 settembre. Il programma sarà presentato nel mese di luglio e consultabile sul sito www.mitosettembremusica.it.
Stresa Festival (www.stresafestival.eu): a Stresa e dintorni si svolge il consueto festival (alla cui direzione Mario Brunello è subentrato a Gianandrea Noseda) dal 15 al 24 luglio e dal 19 agosto al 5 settembre. Le serate di luglio sono a intonazione jazz. Tra gli appuntamenti della seconda parte si segnala il 27 agosto la Filarmonica della Scala diretta da Noseda con il violoncello di Brunello (quasi un passaggio di testimone tra i due), e il 5 settembre l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia diretta da Daniele Gatti.
Si segnalano inoltre i siti web di alcuni festival estivi in Italia e in Europa (informarsi sulle formalità sanitarie richieste, in particolare per l’estero).
Arena di Verona: https://www.arena.it
Sferisterio di Macerata: https://www.sferisterio.it/
Ravenna Festival: http://www.ravennafestival.org/
Festival Puccini – Torre del Lago: https://www.puccinifestival.it/
Rossini Opera Festival – Pesaro: https://www.rossinioperafestival.it/
Festival della Valle d’Itria – Martina Franca: https://www.festivaldellavalleditria.it/
Festival di Salisburgo (Austria): https://www.salzburgerfestspiele.at/en/
Festival di Bregenz (Austria): https://bregenzerfestspiele.com/en
Festival “Rossini in Wildbad” (Germania): https://www.bad-wildbad.eu/rossini/
Festival di Bayreuth (Germania): https://www.bayreuther-festspiele.de/en/
Festival di Glyndebourne (Inghilterra): https://www.glyndebourne.com/
Festival di Aix-en-Provence (Francia): https://festival-aix.com/en

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