L’idea per questo articolo mi è venuta leggendo un reportage di Fabrizio Salce, sul sito Italia a Tavola, sulle Valli di Lanzo (https://www.italiaatavola.net/locali-turismo/viaggi-itinerari/2021/6/27/alla-scoperta-delle-valli-di-lanzo-montagna-che-sa-di-montagna/78077/ ).
Un pezzo veramente ben fatto che offre squarci storico-culturali-turistici delle nostre montagne che noi tutti, generalmente, conosciamo benissimo ma che percepiamo con occhi spesso abituati a certe immagini, a certe realtà, perdendo così la magia del loro esistere, della loro contestualizzazione storica, soprattutto della memoria collettiva, del loro background culturale, del loro rapporto con il resto del territorio, le loro potenzialità…
Eppure è stato sufficiente intrecciate sapientemente il ponte del Diavolo con laghi cristallini e antichi monasteri, ville Liberty e Hotel storici con i sapori di una cucina semplice ma ricchissima di eccellenze e, improvvisamente, le nostre Valli si sono trasformate da zucche insipide a lustre ed eleganti carrozze reali.
Un miracolo realizzato sì con la capacità di valorizzare, ma soprattutto con l’attenzione al “far conoscere” e soprattutto al “far capire”.
Spesso invece, purtroppo, viviamo di superficialità, di abitudini e di un continuo “guardare” distratto.
E quindi?
E quindi ho pensato a Caselle, a come si è trasformata, in particolare modo negli ultimi trenta-quarant’anni, e a come la “vedono” i suoi cittadini, nel ricordo di un tempo che fu, nella quotidianità del presente e attraverso le aspettative per un futuro più o meno prossimo.
Così penso alle Valli e all’articolo di Salce e… capisco che per la nostra cittadina è  obbligo, tempestivo, di farla conoscere, di permettere che tutti, vecchi o nuovi residenti, la capiscano, la assaporino per poter immaginare, coscientemente, come potrà essere.

Quanti casellesi si ricordano che la loro cittadina, pochi decenni fa, era solcata, novella Amsterdam, da canali e bealere dal centro alla periferia?
Chi ricorda il mulino di via Cravero? La vecchia caserma dei pompieri o la parrocchia di Santa Maria con un solo campanile?
Quanti di noi hanno memoria del vecchio Prato della Fiera, formato campo da calcio e la Sportiva dove si andava a ballare?
Ormai molti dei residenti non possono neppure ricordare i binari ferroviari che chirurgicamente, in superficie,  sezionavano l’abitato e oggi il loro immaginario può al massimo, spettralmente, cavalcare le orridi immagini dei resti scarnificati di quella che fu la Vecchia Stazione…
Qualcuno ricorda che vi furono tempi in cui l’adiacente aeroporto fu lì lì per dotarsi di una seconda pista?
Alzi la mano chi ha memoria delle aziende casellesi che fecero la sua storia, dal lanificio Bona, passando per le concerie, le aziende chimiche, i filatoi.
Un premio a chi sa associare all’edificio dell’attuale Jet Hotel la sua antica destinazione produttiva…

Insomma, come possiamo vivere il presente se non abbiamo coscienza storica del passato? Come possiamo comprendere l’anima del territorio che ci accoglie se di esso abbiamo solo un distratto tratteggio del presente?
E soprattutto… come possiamo solo immaginare un futuro funzionale e adeguato alle sfide di sostenibilità economica e sociale che ci aspettano dietro l’angolo se siamo avulsi dall’intreccio fitto di vite, esperienze, attività, progetti e storie che hanno solcato queste terre per secoli?

Una proposta l’avrei… proprio ora che possiamo iniziare a pensare di ricompattare la partecipazione sociale dopo questi impegnativi e tribolati mesi di forzato isolamento.
Un trittico di eventi tra ieri, oggi e domani.

1. Una mostra permanente e multimediale di documenti, immagini e filmati che possa tratteggiare la storia di Caselle con una particolare attenzione per il XIX e il XX secolo. Un’opportunità per non dimenticare o per iniziare a conoscere, coinvolgendo concretamente tutti i cittadini attraverso i loro ricordi, le loro fonti, i reperti personali.

2. Un momento di confronto pubblico, tra dibattiti e mostre, sulla Caselle di oggi e le problematiche sociali, economiche, logistiche e strutturali che si palesano a prescindere da mere questioni amministrative e politiche. Un modo per conoscerci, confrontarci e crescere costruttivamente affrontando le difficoltà del presente.

3. Una gara di idee per un “Ritorno al Futuro” della nostra città. Offrire a tutti, professionisti, studenti, cittadini, la possibilità di proporre idee per la Caselle del 2050. Ipotesi, progetti, futuri visionari per una città che si deve obbligatoriamente ridisegnare, che ha l’obbligo di ridare un senso ‘umano’ al suo esistere. Un progettare coinvolgente che impegni l’Amministrazione ad una seria e partecipata condivisione, soprattutto in tempi, come questi, che si stanno caratterizzando per un forte rilancio socio-economico ma con il tassativo impegno di sostenibilità

La mia è una proposta concreta.
È un abbozzo, molto tratteggiato, di un possibile quadro…aspetto provetti pittori che mi aiutino a decorare sapientemente la tela.

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