Non so se a causa dell’età, dello smart working, del condizionamento da Covid o della pigrizia che è aumentata proporzionalmente alle fette di panettone, sto passando questo lungo inverno in letargo, proprio come un orso: non ho più voglia di uscire, di andare da nessuna parte.
Certo che per uno che ha suonato in un sacco di locali arrivando a casa alle tre del mattino, o che ha girato mezza Europa in moto, la cosa è alquanto strana. Nemmeno un concerto di rockabilly o un’esca con del Castelmagno mi farebbe mollare questa casa/cripta.
E poi non ne posso più di tutte queste bandiere/zone gialle, arancioni, rosse. Sembra di vivere sul set di un film apocalittico, con un virus incontrollabile… appunto. O in un semaforo.
Se vado avanti così, tra un centinaio di anni un archeologo mi troverà in qualche scavo, mummificato insieme alla chitarra e alla moto. Così non va bene, bisogna cambiare.
Uno strizzacervelli direbbe che bisogna sforzarsi di uscire, o fare almeno quella famosa maledetta mezz’oretta di passeggiata (o meglio nel mio caso, deambulazione) per fare un minimo di movimento e riprendere le solite abitudini. Insomma, ritornare alla normalità.
Eppure di movimento ne faccio: almeno una volta alla settimana vado fin dietro la casa, per buttare il vetro nell’apposito contenitore. Ma, a quanto pare, non basta…
Così un giorno mi sveglio determinato alle sette del mattino o come un operatore telefonico sconosciuto che vi chiama da qualche parte nell’Est Europa, per pianificare insieme alla mia badante le cose da fare subito o in un immediato futuro perché la vita è troppo breve e dopo i 60 il tempo corre maledettamente in fretta. Prima che sia troppo tardi.
Di scelte sulle cose da fare non ce ne sono poi tante, almeno per me: nonostante abbia fatto il terzo vaccino, abbia l’ultimo certificato verde, beva Amuchina in continuazione, invece delle mascherine ora indossi una tuta anti contaminazioni, piuttosto di andare nel bagno di un locale mi porto il kit di pannoloni “PisaBin” e faccia la doccia con il Lysoform, sono ancora troppo diffidente per chiudermi in un piccolo locale, come ad esempio un ristorante. Non mi fido della gente. Mi manca molto mangiare fuori, ma per questo dovrò aspettare il disgelo con i tavoli all’aperto.
E tutto questo grazie ai nostri amici no vax, che continuano ad imperversare sulle strade come untori di questa nuova era, senza andare incontro a nessuna punizione. Almeno facciamogli pagare tutte le cure, dall’ambulanza al ricovero… ma si direbbe che questo è un atteggiamento nazista…. Bon.
E così, parlando del ristorante, scaturiscono mille fobie, mille domande malate.
Avranno disinfettato la sedia? Laveranno bene le tovaglie? Ma il pesce sarà fresco o magari è arrivato dalla Cina insieme a qualche pipistrello raffreddato? E se il cuoco è appena tornato dalla vacanza in un lebbrosario? Ma questi menu che toccano tutti, saranno disinfettati? E se qui dentro ci fosse qualche asintomatico cosa succederebbe, ci mettono in quarantena e vado avanti per 10 giorni a strafogarmi di branzini orate fritto di pesce totani triglie balene malloreddus e mirto?
Così mentre mi crescono le branchie non muoio per il Covid, ma muoio per i trigliceridi.
Insomma, quella che dovrebbe essere una gradevole cena diventerebbe un incubo.
Ristorante scartato. Si potrebbe andare al cinema: d’accordo, ci sarebbero i posti limitati e si dovrebbe indossare la mascherina per tutta la durata del film. Avrei proprio voglia di andare al cinema, è un bel po’ che non ci andiamo: l’ultimo film che abbiamo visto è Maciste…
Ma non si può: a Venaria, per il Covid ormai siamo in “ zona gialla”.
Ecco quindi arrivare una nuova idea: andare in montagna, nelle nostre montagne; sarebbe un bel giro veloce nelle zone che conosciamo, come ad esempio Pian della Mussa.
Parcheggiando a Balme, si potrebbe fare la camminata fin su e mangiare qualcosa in un agriturismo. Non credo che ci sia tanta gente ormai disposta a camminare nella neve, al freddo; azzardo che si potrebbe mangiare persino all’interno, date le poche presenze per mia fortuna.
Una mitica polenta concia con un bicchiere di buon Barbera per finire con un bunèt, consumate con calma vicino al caminetto, tolgono tutti i virus di torno. Non c’è vaccino che tenga.
È una ottima idea. Sarebbe una ottima idea. Era una ottima idea.
Non si può: a causa del caldo anomalo dovuto al surriscaldamento globale, c’è un altissimo rischio di valanghe. Per cui, a Pian della Mussa c’è l’ “ allerta rossa”.
Allora si potrebbe fare un giro per Torino, sebbene io sia molto reticente ad andare in città; ma si potrebbe vedere qualche vetrina, osservare le centinaia di serrande abbassate causa chiusura, fare lo slalom tra le bottiglie rotte nelle zone della movida, respirare a pieni polmoni lo smog che si è accumulato da settimane perché non piove o fare la gara a chi individua più spacciatori.
Oppure si potrebbe andare in cerca di qualche avventura piccante, come farsi toccare il sedere come è successo a quelle povere ragazze a Milano o farsi riempire di mazzate da qualche annoiata baby gang, della serie: “Avete sbagliato persona, mio figlio è un ragazzo bravissimo, tutto educazione, casa e scuola”…
Ma non si può: a Torino, a causa dello smog c’è LA ZONA ROSSA. La circolazione è ormai bloccata ai mezzi dei comuni mortali, ormai fino agli Euro 16. E’ consentita solo a mezzi completamente elettrici, a idrogeno, ad elastico, a molla, a propulsione atomica o dotati di teletrasporto.
Terza ipotesi: fare un bel giro nelle Langhe, per noi una meta molto gettonata.
Fa freddo: si andrebbe in auto quindi in totale sicurezza, evitando gli autogrill con la annessa plebaglia dei tramezzini confezionati e dei “gratta e vinci”, ed evitando i distributori di benzina self service, da sempre ricettacolo di milioni di microbi, un vero laboratorio fai da te.
Si farebbe un giro in qualche bel paese come Murazzano o Belvedere Langhe o Barolo, e appena avvistata una panchina con tavolino in qualche piazzuola (se ne trovano parecchie in zone molto panoramiche; inoltre non essendoci gli adorabili ragazzini menzionati prima, non sono ancora state sradicate, bruciate o vandalizzate), ecco un bellissimo pic-nic con le cibarie portate da casa.
Sarebbe una bella giornata passata all’aperto.
Ma non si può: a causa di una allerta meteo, le Langhe sono in “allerta rossa”, nevicate in arrivo.
Con un lieve accenno di sfiducia e nervosismo, allora decidiamo per un veloce giro in Liguria, da fare in giornata: in effetti basterebbe non uscire dall’autostrada per le Langhe ma proseguire fino ad Alassio o Finale Ligure o Noli: magari con la temperatura più mite si potrebbe finalmente mangiare fuori, meravigliosamente ad un km. di distanza dall’altro tavolo…
Poi andare al mare fuori stagione è bellissimo, tutto il popolo delle infradito e “pinocchietto” è scomparso, con i suoi schiamazzi. Le località di mare hanno una dimensione più vera, più rilassata.
Rimangono solo i pensionati, ed effettivamente facendo una passeggiata sul lungomare sembra di essere nel parco di una casa di cura. Poi mi mancano molto l’accoglienza e la gentilezza dei liguri.
Detto fatto, questa è la soluzione migliore. Direi che 300 euro per un antipasto e un primo in Liguria dovrebbero essere sufficienti, se si prende il vino sfuso, tipo Tavernello…
Partiamo: sono contento di non avere, almeno per un giorno, l’assillo dei “colori di emergenza”.
Finalmente ce l’abbiamo fatta: eccoci arrivati, mi sto già gustando il branzino appena pescato, ovvero quello surgelato, arrivato dal terrificante discount tedesco.
Sto parcheggiando, quando colgo un lieve movimento in alto, come uno sfarfallio. Impallidisco.
Oggi il mare è in burrasca. Lo dice la bandiera rossa, sulla spiaggia.
Bear

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