Da circa due anni, vuoi per il virus, vuoi per lo smart working, siamo stati indubbiamente molto di più a casa. Quindi abbiamo dovuto inventarci degli hobby o dei passatempi per trascorrere quella vagonata di tempo libero tipico del dopo lavoro o del week end, per non finire in manicomio.
All’inizio c’erano dei disperati che cantavano e suonavano dai balconi, con grande soddisfazione di chi si alzava alle 05:00 per fare il turno alle presse. Poi, dato che non è andato tutto bene, anzi continua a farlo con l’assurda guerra in Ucraina, sono arrivate migliaia di idee.
Ci sono quelli che improvvisamente si sono dati alla cucina: grazie – o meglio per colpa – di alcuni siti internet, sono diventati tutti esperti cuochi, trasformando i poveri famigliari in cavie da laboratorio, sottoponendogli intrugli di ogni genere che non mangerebbero nemmeno le galline.
Ho un collega che ha la moglie fissata per le lasagne e le insalate russe molto condite: ora pesa circa 230 kg, si è licenziato e lavora per un circo, facendo l’Uomo Balena. Riscuote molto successo.
Ma i più sfigati sono coloro che hanno dovuto piegarsi alla cucina vegana, sotto l’occhio attento e lievemente sadico delle loro mogli. Si riconoscono ovunque: pallidi, malaticci, talmente magri da sembrare incinta se mangiano un’oliva, si aggirano come fantasmi avvicinandosi ai passanti disposti a sborsare centinaia di euro di nascosto per una braciola con patatine fritte.
Poi ci sono quelli del modellismo. Complici le subdole e onnipresenti pubblicità invernali, sono completamente rincoglioniti perché passano tutto il loro tempo a costruire di tutto: dai vascelli in bottiglia al trattore d’epoca, dalla Fiat 500 alla vecchia Moto Guzzi Falcone, dagli aerei della Seconda Guerra Mondiale al corpo umano. Di solito sono separati, perché la moglie non ne poteva più di avere la casa piena di mariti e oggetti inutili e li ha sbattuti in garage con le loro cianfrusaglie.
Ultimamente si sono moltiplicati coloro che appartengono ad una categoria molto pericolosa: gli appassionati di bricolage. Fermi in attesa davanti al Brico dalle 06:00, acquistano di tutto di più, pronti a sconvolgere le proprie abitazioni con lavori assolutamente inutili e ingombranti.
Ho un conoscente che si è fatto influenzare dalla serie “Il Trono di spade”, e ha trasformato la cucina in una fucina, utilizzando il povero forno per scaldare, modellare e battere il ferro.
Sotto gli occhi esterrefatti della sua famiglia, ha già fabbricato un migliaio di spade, di asce e di scudi affermando che un domani potrebbero ritornare utili per combattere i Vichinghi che, secondo una affidabilissima fonte su internet, starebbero invadendo i boschi di Ceretta.
Un altro invece si è fatto contagiare dalla mania del riciclo, e ha riempito la casa di porcherie prese in discarica: pedane di legno, copertoni usati, vasi rotti. La moglie è furibonda anche perché la gente, equivocando, crede che si tratti di un nuovo eco centro e porta da loro la propria immondizia.
Poi c’è chi legge libri (ragazzi avete presente quei parallelepipedi formati da fogli di carta che non hanno bisogno né di ricarica né di essere condivisi con tutto il mondo?), c’è chi va a passeggiare, ci sono delle persone eccezionali che fanno volontariato nei canili e gattili e molto altro.
Poi ci siamo noi. I motociclisti. Magari un po’ spelacchiati, ma sempre motociclisti.
Il motociclista sa perfettamente che il mezzo più adatto a staccare la spina e sfuggire dai problemi quotidiani è la moto: basta un giretto nei paraggi, la sensazione di avere i capelli (o la pelata) al vento e sei rinato. Non esiste miglior toccasana.
Siamo ad Aprile. Per chi non ha un fisico da eroe, o meglio per chi come me non va in giro in inverno a meno che non si unga di grasso di foca per il freddo, è arrivato il momento del Rito Primaverile.
Vado in garage, apro la teca pressurizzata, Le tolgo la copertina e il pacemaker (il tender, ovvero il caricatore che tiene costantemente carica la batteria), e La preparo per il primo bagnetto dell’anno.
Poi sarò pronto per il primo giretto, e naturalmente dopo 4 feroci mesi di siccità, ecco scatenarsi il primo nubifragio. Non fa niente, ci si bagna. Il senso di libertà è indescrivibile.
Chi invece ha la fortuna di comprarsi la moto nuova, magari permutandola con la vecchia moglie, deve districarsi con un sacco di novità che hanno esordito al rinato Salone del motociclo di Rho, lo scorso novembre. Purtroppo per me, anche nel campo motociclistico la tecnologia è ovunque.
Intanto non esistono più il contachilometri e il contagiri con le lancette: ormai tutte le moto hanno il quadrante digitale: in pratica un piccolo tablet. Che tristezza, sembra di guidare un computer.
Hanno tolto il piacere di andare in moto: ormai sono androidi. Come ad esempio le tedesche.
Per guidare un mostro simile dovrei andare a scuola serale: impostazione di mappature per strada normale, strada sterrata, pioggia, pieno carico. Indicatore di pressione pneumatici. Sella riscaldata. Manopole riscaldate. Luci anteriori che seguono la curva. Blocco per partenza in salita. Cambio automatico. Acceleratore senza cavo. Onnipresente collegamento a internet. Spia di indicazione della vescica piena. Spia di indicazione dello stomaco vuoto. Pensate che una famosa casa italiana ha una moto con radar anteriore, così se si avvicina troppo al mezzo antistante scatta la frenata.
Collegamento dalla moto al telefono, per… dialogare. Ma quando io parlavo con la mia moto, venivo additato come mentalmente instabile. Invece ora è la moto che ci telefona. Non se ne può più.
Per fortuna ci sono poche marche che resistono e che hanno mantenuto nel listino dei modelli oggi chiamati “Modern Classic” (sigh) con le caratteristiche delle vecchie moto.
Prima tra tutti è la casa americana, poi quella inglese e persino una italiana, la Benelli, che ha un modello bellissimo e vintage denominato “Imperiale” di 400 cc., oltre alla mitica Vespa.
Comunque. Dove andremo quest’anno? Questo è un problema, sempre a causa del virus.
La vacanza, almeno per me, deve essere in totale libertà senza orari e vincoli. Dopo un anno da baracchino ovvero con orario 08.00/17.00, fatemi almeno vivere un mese come mi pare.
Tempo fa giravo tutto il giorno, e quando ero stanco cercavo un Hotel e mi fermavo. Bon.
Adesso non è più così, perché bisogna prenotare ovunque: bisogna quindi pianificare il viaggio, con le relative tappe e con gli Hotel già prenotati mesi prima. Covid permettendo. Allucinante.
Come quei tristi viaggi in autobus, dove ci si aspetta sempre tutti all’autogrill, per fare plin plin, per pranzo, per cena, per la visita guidata, per la foto di tutto il gruppo, per i primi decessi ecc…
Oltre a questo, bisogna anche aggiungere i problemucci legati all’età….non è più il caso di spararsi 500 km. In un giorno. Facciamo un esempio: mettiamo che abbia voglia di rivedere la Bretagna.
Se prima pianificavo il viaggio in due giorni, adesso sarebbe il caso di mettercene almeno quattro se non cinque. Fermo restando che devo montare le rotelle alla moto, per una migliore stabilità.
Da Torino a Saint Malo sono circa 1.200 km. Diviso quattro tappe sono 300 km/giorno. Quindi bisogna cercare e prenotare almeno tre hotel o Chambre d’hot.
E se mi viene un attacco di squaraus dopo aver pranzato con una terrificante pizza alle cozze e mi devo fermare cosa faccio? Proseguo con il secchiello verso il primo hotel dove ho prenotato?
E se invece durante il viaggio incontro un bellissimo paesino medievale e voglio fermarmi cosa faccio? Chiamo l’hotel della prenotazione e mi invento un’invasione dei No Vax Francesi che hanno bloccato le strade? E se mi capita di percorrere un tratto di statale con il limite fissato sadicamente a 30 km/h, con decine di autovelox pronti a sanzionare i motociclisti cosa faccio? Impiego 8 ore per 10 km di strada? E se vado a pranzo in un tipico locale, dove l’ultima volta che hanno pulito i tavoli è stata durante la visita di Napoleone e mi prendo il colera cosa faccio?
Posticipo la prenotazione o è meglio disdire?
No, non ci siamo… niente prenotazioni. Annullano l’essenza del viaggio, dell’avventura.
Credo comunque che per quest’anno sia meglio rimanere in Italia, abbiamo centinaia di posti belli da visitare… e poi la nostra cucina è insuperabile, come bontà, qualità e varietà.
Va bè ho capito. Prendo la Vespa: direzione Varigotti, con tappa intermedia a Calizzano, perché 150 km. in un giorno sono troppi per la mia schiena. Così compro anche i funghi secchi.
Due settimane in completo relax all’Hotel Anni Azzurri in pensione completa, gara di bocce e pinnacola tutto compreso, con biglietto omaggio per il concerto di Al Bano più una gazzosa ai Bagni Splendor e copia gratuita della Settimana Enigmistica.
E la domenica pranzo speciale: stelline, palombo bollito con carote, prugne cotte e capilèr…
Ma cosa volete di più?
E quando muoio, fatemi cromare.
Bear

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