“Il viaggio è una porta dalla la quale si esce
per entrare in una realtà inesplorata

Guy de Maupassant, scrittore, drammaturgo e poeta francese.

Ritorniamo in questo Paese dopo che con Cose Nostre aprile 2011 l’ho definito “uno dei posti più belli che ho visto” e questa volta raccontiamo un po’ della sua storia.

Ma’rib
Nella assolata e desertica provincia di Ma’rib venne costruita una grande diga lunga oltre 700 metri per raccogliere le piogge stagionali e consentire all’uomo la sopravvivenza in quest’arido territorio.

La diga fu eretta in una gola di montagna attorno al VIII secolo avanti Cristo e contribuì ad accrescere la potenza della città di Ma’rib che, abitata già da moltissimi anni, divenne capitale del regno di Saba.

La diga funzionò per oltre mille anni e poi crollò. Della diga restano oggi solo le rovine delle due chiuse. Privi di acqua dopo il crollo della diga, la maggior parte degli abitanti abbandonò la città che senza storia per 1.400 anni si ridusse a piccolo e povero villaggio.

Oggi con la recente scoperta del petrolio, nella zona è stata costruita una nuova diga a monte della vecchia, per tentare di rilanciare l’economia e ripopolare il territorio.

È nata così una nuova cittadina, la Ma’rib moderna, con un piccolo aeroporto militare ed alcuni funduq, alberghi, di buon livello.

Molti gruppi turistici infatti pernottano a Ma’rib per proseguire poi attraverso il deserto di sabbia di Ramlat as-Sab’atayn in direzione dell’Hadhramawt, il più vasto governatorato dello Yemen del sud.

Quello che rimane dell’antica Ma’rib costituisce comunque un posto affascinante, misterioso, con i suoi grattacieli di fango, con le sue piccole finestre e con le sue mura ricoperte di iscrizioni risalenti al millenario regno di Saba.

Ma pochi sono ormai gli abitanti che popolano il vecchio villaggio. Ben presto sarà probabilmente del tutto abbandonato e rapidamente vento e sabbia inghiottiranno le testimonianze di un antico e glorioso passato.

Bilqis, la donna che mise alla prova re Salomone
Del regno di Saba si sa molto poco. Probabilmente si trattava di un prospero Stato dell’Arabia sudoccidentale, odierno Yemen, denominata dai Romani Arabia felix per la sua fertilità e ricchezza grazie al monopolio commerciale di incenso e mirra dalla regione costiera meridionale.

La regina di Saba, Bilqis, è nota per l’episodio biblico della sua visita a Salomone, re d’Israele, per metterne alla prova – di persona – la proverbiale saggezza.

Secondo la Bibbia la regina di Saba, udita la fama di sapienza del re di Israele Salomone, volle metterlo alla prova con enigmi e quesiti. Partita dal suo regno con un seguito di cammelli carichi d’oro, aromi e pietre preziose, si recò a Gerusalemme, capitale del regno d’Israele. Salomone rispose in modo soddisfacente a ogni domanda, dimostrando che nessuna questione era troppo difficile per lui. Stupita, la regina ammise che la fama di Salomone non era pari neanche alla metà della sua effettiva sapienza e saggezza. Ella ammirò anche lo splendore della sua reggia e degli appartamenti dei cortigiani e della servitù, la bontà dei cibi, l’eleganza del servizio e la quantità di animali che venivano sacrificati al Signore nel tempio. Lodò il Dio di Israele che aveva posto a capo del suo popolo un re così saggio e giusto. La regina fece, quindi, dono a Salomone di centoventi talenti d’oro e di una gran quantità di aromi e pietre preziose. Salomone ricambiò i doni con ancora maggiore generosità, prima che la regina tornasse nel suo regno.

Gli storici non mettono in dubbio che questa visita sia realmente avvenuta, ma ne danno una spiegazione di natura economica: Israele intratteneva rapporti commerciali con l’Arabia meridionale e la visita servì probabilmente per concludere alcuni accordi. Nel Corano, l’episodio della visita è raccontato in modo un po’ diverso. La regina di Saba, che gli Arabi chiamavano Bilqis, era un’adoratrice del Sole, secondo la religione del suo popolo. Salomone le avrebbe mandato una lettera, tramite un’upupa, per invitarla a convertirsi all’adorazione del vero Dio. Temendo che Salomone volesse attaccare il suo regno e ridurre in miseria il suo popolo, Bilqis decise di inviargli un ricco dono. Salomone, che non voleva un guadagno materiale, ma la conversione dei Sabei, respinse il dono e invitò la regina in un palazzo che aveva il pavimento di vetro sotto il quale scorreva acqua. Quando la regina entrò, non vedendo il vetro e credendo di entrare nell’acqua, alzò le vesti. Poi si accorse dell’errore, che le fece comprendere la differenza tra l’apparenza e la realtà. Questo era l’insegnamento che voleva darle Salomone. La regina lo capì e si convertì alla vera religione.

Una successiva leggenda abissina, probabilmente dell’VIII secolo d.C. ma contenuta nel libro Kebra nagast del XIV secolo, aggiunse che Salomone e la regina di Saba, chiamata col nome di Makeda, si sposarono ed ebbero un figlio, Menelik. Da Menelik, primo re della città etiopica di Aksum, sarebbero discesi i salomonidi, cioè gli imperatori che regnarono in Etiopia a partire dal 1270.

Un accenno alla regina di Saba si trova anche nei testi di Flavio Giuseppe, storico del mondo ebraico del I secolo d.C., che la chiamò Nicaule e la indicò come sovrana di uno Stato dell’Arabia, menzionato in documenti assiri.

La regina di Saba, nominata anche nei Vangeli di Luca e Matteo, fu raffigurata in diverse opere d’arte tardoantiche e medievali, soprattutto nelle decorazioni murali delle chiese copte in Egitto e in affreschi contenuti in numerose cattedrali europee.

L’incontro con Salomone fu rappresentato da Lorenzo Ghiberti sulla Porta del Paradiso del Battistero di Firenze. Anche un film, Salomone e la regina di Saba del 1959 di King Vidor con Yul Brinner e Gina Lollobrigida, fu dedicato a questo leggendario personaggio.

A Ma’rib troviamo i resti di un palazzo che per la gente del posto è il tempio della regina di Saba e pare che le cinque colonne fossero il sostegno posteriore del trono della regina. Era un tempio sabeo devoto ad Almaqah, Dio della Luna. Poco lontano ma completamente insabbiato, è il tempio Mahran Bilquis, riportato alla luce nel 1952, quando iniziarono degli scavi. Gli archeologi ne scoprirono l’entrata e la sagoma di una grande struttura che probabilmente aveva nell’antichità un tetto piatto di bronzo; il tempio aveva la forma di un’enorme ellisse di 117 metri di larghezza.

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