“Legamondo”,  un aiuto concreto per il Burkina Fasu

Le due vite di Guido Barilla: insegnante delle nostre scuole, volontario per l’ Africa

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Molti sono stati recentemente i discorsi fatti e uditi sulla pandemia di COVID-19 in Europa, in America e in Cina ma, poco o nulla, abbiamo saputo sull’Africa, già di per sé particolarmente vulnerabile. Infatti, la precarietà di misure igieniche, la scarsità di strutture mediche, la presenza di malattie virali (circa 9,4 milioni di africani sono HIV positivi), l’alimentazione (bambini affetti da malnutrizione cronica sono circa 60 milioni) sono tutti fattori che fanno pensare a possibili conseguenze aggravanti della pandemia.

Tuttavia, in contro tendenza con le aspettative, i casi di coronavirus confermati in Africa oggi, secondo l’Oms, sono quasi 118mila, che, in un continente che conta oltre un miliardo di persone, è veramente molto poco. Di questi, 48mila sono guariti dall’infezione, mentre più di 3mila persone hanno perso la vita per complicanze (Pubblicato il 27/05/2020 da ADN Kronos).

Ma in questi dati, c’è anche la possibilità che l’epidemia non venga precisamente descritta, poiché molti casi potrebbero non essere riconosciuti come tali, o perché paucisintomatici o perché non sottoposti a test specifici. Insomma, se non ce l’abbiamo noi tutti i tamponi necessari, figuriamoci loro…

Comunque sia, sono poche le vie di salvezza per un continente che conta ancora molto sugli aiuti umanitari. Ed è proprio una delle nostre realtà locali, a porgere aiuto all’Africa in questo momento così difficile. Stiamo parlando di Legamondo, un’organizzazione che da anni è impegnata in progetti per il Burkina Faso, e che si è resa promotrice di un importante progetto dal titolo “Protezione globale”.

Guido Barilla, insegnante presso la scuola primaria di I.C.Caselle, è il presidente di Legamondo Onlus di San Maurizio Canavese,  l’abbiamo raggiunto con alcune domande per sapere di cosa si tratta.

  • Guido, l’Africa è martoriata da molte malattie a causa della carenza d’acqua e dalla mancanza di igiene e poi ci sono le infezioni come l’Ebola, l’HIV, la malaria e da qualche mese anche lì, il coronavirus... Come sta reagendo il Burkina Faso a quest’ultima calamità sanitaria e soprattutto cos’è “protezione globale” a cui state  lavorando? –

“Questo è un progetto che nasce per sopperire ad un’urgenza nell’immediato.  il Covid, non è un problema “nostro” o un problema “loro, ma coinvolge la comunità mondiale e come tale, ci siamo sentiti di andare nella direzione del doppio aiuto, in Italia, ma anche e soprattutto in Burkina Faso, un paese molto povero dove il Covid sta colpendo in maniera anche dura e dove purtroppo la sanità è praticamente inesistente. “

  • Quindi c’è necessità di un intervento molto forte, molto attento proprio perché mancano le basi…-

Sì, in tutto il paese esistono due soli centri diagnostici dove è possibile fare i tamponi, uno in capitale Ouaga e l’altro a Bobo-Dioulasso verso la costa d’Avorio, inoltre con il terrorismo internazionale che ha tutto l’interesse a distruggere i sistemi sanitari locali, il problema della diagnostica e della cura a volte è un miraggio. E poi, solo chi non è mai stato in Africa può pensare che anche a queste latitudini si possano seguire anche solo alcune delle indicazioni fornite a livello internazionale contro la diffusione del coronavirus. Impossibile lavarsi così spesso le mani laddove l’acqua non c’è neanche per bere, complicate le misure di lockdown in una regione del mondo in cui ampie fasce della popolazione vivono in abitazioni precarie con la necessità di guadagnarsi da vivere alla giornata. “

  • Quindi vi siete concentrati su due problemi urgenti: contrastare il dilagare del contagio e recuperare dalla strada la gioventù a rischio di criminalità. Ce ne può parlare? –

“Il progetto in realtà è molto semplice nella sua immediatezza. In collaborazione con i nostri referenti locali, abbiamo individuato un progetto di recupero dei ragazzi di strada che in Africa è un problema molto forte.

Ragazzi che non hanno famiglia, che arrivano dalle campagne in cerca di fortuna e poi rimangono impigliati nelle reti del disagio sociale. Questi ragazzi sono stati avviati ad una formazione professionale per confezionare mascherine e camici artigianali con i tessuti locali, dispositivi che verranno poi immessi sul mercato e il ricavato li aiuterà a sostenersi, proseguendo la formazione diventeranno dei veri sarti professionisti. “

  • Questo progetto si inserisce in un contesto più ampio a donne e bambini del BF e del Madagascar, vero? –

“Donne e bambini sono un po’ il nostro canale di lavoro. Negli anni abbiamo creato formazione professionale per le donne, che spesso vivono in situazioni ovviamente di sottomissione, soprattutto nelle realtà rurali. Per capire se c’è da mandare a scuola un figlio o una figlia, la scelta è assolutamente indirizzata verso il bambino, negli anni noi abbiamo cercato di far sì che le bambine potessero andare a scuola. Il nostro ultimo progetto verte su borse di studio per le ragazze della primaria che possono poi andare al liceo. Ragazze, sottolineo: non che non vogliamo finanziare i ragazzi, però cerchiamo di dare una spinta alle donne. “

  • Come è nato questo legame della vostra associazione con questi territori? –

“L’associazione è nata inseguito a un viaggio effettuato nel 1993 con Raffaella, mia moglie, per conoscere questo bimbo che si sosteneva a distanza. All’epoca eravamo ancora fidanzati e da lì è nato questo amore per l’Africa. L’anno successivo abbiamo fondato questa associazione e la collaborazione con il centro adozioni a distanza, col tempo siamo arrivati a sviluppare dei veri e propri progetti nostri. “

  • È la vostra missione di vita, è il mal d’Africa che è diventato un immenso amore. Quante volte riesce ad andare in Burkina e cosa riporta a casa? –

“Torniamo almeno una volta l’anno compatibilmente con esigenze lavorative. Andiamo per seguire i progetti. I progetti vanno avanti solo se ci sono i fondi.  Devo dire che però la provvidenza ci ha sempre aiutato, ogni idea che abbiamo lanciato siamo sempre riusciti a realizzarla, anche quelle più fantasiose e coraggiose.

Cosa mi regala ogni viaggio? La gioia di vivere. Dico sempre che è ossigeno per l’anno successivo. Quando vedo i bambini che sorridono e chiedono una caramella o giocano semplicemente con palle fatte di stracci, donne sempre allegre che affrontano le avversità in modo positivo, questo mi dà energia per relativizzare i problemi dell’Italia. Noi a volte ci facciamo prendere dalle cose insignificanti… se non andiamo in vacanza, se non abbiamo tre cellulari e due macchine.

Negli anni ho capito quali sono i valori importanti della vita; l’Africa mi ha regalato questo e me lo regala continuamente, quando me lo dimentico, basta mettere piede in Burkina.”

  • Guido, come possiamo contribuire anche noi al vostro progetto? –

“Si può accedere dalla pagina di Facebook  Legamondo o al sito www.legamondo.org e si trovano tutti i riferimenti per sostenere la piattaforma o i riferimenti bancari per poterci aiutare.

Ma anche soltanto per avere informazioni lasciate un messaggio e noi saremo felicissimi di inviarvi tutto quello che facciamo e che faremo nei prossimi mesi. “

Enrica Munì

 

 

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