Cent’anni fa. Era il 1921.
Gli strascichi di sofferenza e miseria lasciati dalla guerra, l’indebolimento corrispondente al forte peggioramento delle condizioni generali di vita, nei Paesi sconfitti, come sempre, erano del tutto simili in quelli cosiddetti vincitori. La grande suggestione esercitata dalla rivoluzione russa sulle classi lavoratrici innescava tentativi rivoluzionari in varie parti d’Europa. Il periodo del gran numero di sommosse popolari, violente proteste contro il carovita, negli anni 1919-1921, è stato chiamato “rivoluzione europea”, seppure fallita. In Germania, fu proprio nel 1921, quando Adolf Hitler venne eletto presidente del partito nazionalsocialista. Anche nel Regno Unito la crisi del primo dopoguerra si manifestò con particolare intensità: alle conseguenze della concorrenza economica statunitense si sommò la violenza della guerra civile irlandese, che comportò di riconoscere la nascita dello stato libero d’Irlanda. Sempre in quell’anno, la situazione nelle campagne russe, devastate dalla guerra, si rivelò in tutta la sua gravità. Alcune regioni furono colpite dalla siccità e conseguente penuria di raccolti. Masse di persone si spostarono alla ricerca di cibo. Si calcola che questo problema comportò 5 milioni di morti. Contemporaneamente una parte consistente della società statunitense sperimentava quella modernità, indotta dalla produzione su vasta scala e dai consumi di massa, che le società europee conosceranno soltanto dopo la II guerra mondiale. In Italia, passata l’euforia della vittoria, costata milioni di lutti, i problemi si aggravarono: si susseguirono moti popolari, scioperi nelle aziende più grandi e nei servizi pubblici. In politica, la sinistra non riuscì a dar vita a un fronte unitario; anzi fu proprio allora che l’ala sinistra socialista determinò una scissione, fondando il partito comunista. Il fronte delle destre e della Chiesa, alimentando la grande paura del comunismo, favorirì la rapida affermazione del fascismo, il nuovo movimento guidato da Benito Mussolini, ex socialista. Il fascismo si presentò col volto dello squadrismo, e fu con le spedizioni punitive contro la “minaccia socialista” che dovette il suo iniziale successo. Con l’acquiescenza di polizia, esercito e magistratura, i fascisti distrussero camere del lavoro, cooperative, case del popolo, sezioni di partito e costrinsero alle dimissioni le amministrazioni comunali socialiste. L’ingresso al Governo avvenne l’anno successivo all’insegna di un compromesso con la monarchia e la classe dirigente del Paese, e poi, come si sa, quel regime repressivo durò vent’anni. Il quotidiano costava 20 centesimi, quattro volte di più che nell’anteguerra. È noto che molti non sapevano leggere e forse erano molto più preoccupati per il pane, che costava 2 lire il kg, per il riso e lo zucchero che non avevano prezzo, anzi non si trovavano affatto. La produzione industriale dell’automobile era stata avviata dall’inizio del secolo, ma la classe popolare le aveva viste forse nemmeno in fotografia. Così come ora, tutti sappiamo che esistono le navicelle spaziali, ma pochissimi hanno avuto modo di vederle coi propri occhi. Sopravviveva la civiltà del cavallo, le zoccolate sul selciato e lo schiocco delle fruste erano i primi rumori della giornata. Chi possedeva un cavallo era considerato un benestante. C’è chi oggi è ossessionato dalle bollette da pagare; allora quel problema in linea di massima non esisteva, ma le difficoltà erano ben più pesanti. L’acqua si attingeva al pozzo o alla fontanella pubblica, l’energia elettrica non era ancora disponibile, tantomeno il telefono e il gas. A Caselle la ferrovia era in funzione; non vorrei sbagliarmi, ma temo che fosse abbastanza inutilizzata, come ora. Ora perché tutti hanno un mezzo proprio più pratico e veloce, allora perché il lavoro era normalmente più vicino all’abitazione e necessità di turismo o divertimento non erano conosciute. Concludo con un mio dramma familiare, ma temo molto simile ad altre situazioni. Era il 1921. Cent’anni fa. Un uomo era tornato dal fronte talmente malconcio, più che per le ferite per i patimenti: il freddo, la fame, la paura. Era tornato che si reggeva a malapena. La famiglia non ci sperava più, non aveva notizie da tempo; nelle difficoltà era stata costretta a vendere casa e terreni. La felicità di rivedere moglie e figlia e la sua amata Caselle non era stata sufficiente per rimetterlo in sesto. Cent’anni fa, era il 17 febbraio 1921, quando lasciò questo mondo. Aveva solo 44 anni. Quell’uomo era mio nonno: io lo so, ma lui non l’avrebbe mai saputo.

Ernesto Scalco
Sono nato a Caselle Torinese, il 14/08/1945. Sposato con Ida Brachet, 2 figli, 2 nipoti. Titolo di studio: Perito industriale, conseguito pr. Ist. A. Avogadro di Torino Come attività lavorativa principale per 36 anni ho svolto Analisi del processo industriale, in diverse aziende elettro- meccaniche. Dal 1980, responsabile del suddetto servizio in aziende diverse. Dal '98 pensionato. Interessi: ambiente, pace e solidarietà, diritti umani Volontariato: Dal 1990, attivista in Amnesty International; dal 2017 responsabile del gruppo locale A.I. per Ciriè e Comuni To. nord. Dal 1993, propone a "Cose nostre" la pubblicazione di articoli su temi di carattere ambientale, sociale, culturale. Dal 1997 al 2013, organizzatore e gestore dell'accoglienza temporanea di altrettanti gruppi di bimbi di "Chernobyl". Dal 2001 attivista in Emergency, sezione di Torino, membro del gruppo che si reca, su richiesta, nelle scuole.

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