Riprendiamo il racconto di questa meravigliosa eredità lasciataci dai nostri antenati. Il mese scorso ho raccontato alcuni dei monumenti più importanti voluti dall’imperatore Settimio Severo che nacque in questi luoghi, ma non è stato il solo a farla diventare Magna. In quell’epoca ricordo che Leptis era tra i maggiori porti dell’Africa per i traffici con Roma, e questo permise ad alcuni commercianti di arricchirsi enormemente. Tra questi vennero coinvolti alcuni mecenati che finanziarono opere pubbliche di una certa importanza: come ad esempio un benefattore di nome Iddibal, che patrocinò la costruzione di un tempio dedicato a Cibele, dea della natura. Un altro benefattore, Annibal Rufus, per emulare Augusto, fece costruire il macellum, mercato di carne e di pesce e parte del teatro. Nel 35 d.C. Suphunibal, figlia di Annibale Ruso, fece edificare un tempio dedicato a Cerere, dea tutelare dei raccolti. Iddibal Cafada Emilio eresse il calcidico, un edificio destinato a mercato di stoffe.

Il complesso delle terme
Come in ogni città romana che si rispetti, anche a Leptis non potevano mancare le terme che, avendo raggiunto i 100.000 abitanti, dovevano essere di dimensioni importanti.
L’edificio fu costruito sotto Adriano agli inizi del II sec. d.C. e presero il suo nome. Il complesso fu inaugurato nel 127 d.C., in seguito restaurato e modificato sotto Commodo che vi aggiunse i bagni di vapore.
Gli ambienti principali erano: natatio, frigidarium e calidarium, con gli ambienti minori disposti ai lati e la palestra, un ampio spazio aperto circondato da portici in posizione antistante, forse per rispettare edifici e strade preesistenti.
Dalla palestra si accede alla natatio, un vasto ambiente con il pavimento rivestito da marmi e mosaici in cui si trova una piscina all’aperto circondata da colonne su tre lati e fiancheggiata da quattro stanzette che dovevano fungere da spogliatoi e da piccoli magazzini con le forniture per la manutenzione. Di seguito si apre il frigidarium, con le vasche di acqua fredda, in una sala di 30 metri per 15, pavimentata in marmo.
Otto massicce colonne in marmo cipollino alte quasi 9 metri sorreggono il soffitto a volta, un tempo ornato con mosaici di colore blu e turchese.
Numerose statue di divinità e simboli romani circondavano i bacini, come del resto nelle altre sale delle terme. Al centro della sala c’è la base di una statua con dedica a Settimio Severo.
Il calidarium, per il bagno caldo, coperto a volta con due grandi vasche sui lati corti e tre sotto le arcate a sud, collegava alle quattro sale dei tepidarium, adibito al bagno tiepido, disposte ai lati della piscina. I forni per il calore si trovavano all’esterno dell’edificio.


Il teatro
Il secondo dell’Africa per dimensioni, dopo quello di Sabratha,  fu costruito sul sito di una precedente necropoli punica. Il teatro di Leptis fu eretto nel I secolo d.C., come mostrano le iscrizioni celebrative apposte da ricchi cittadini di Leptis con i finanziamenti di un ricco benefattore, Annibal Rufus.
Più tardi, un altro nobile della città dedicò il porticato, posto tra il teatro e il mercato, con un tempio a Cesare Augusto e Livia, come segno di lealtà verso la casa imperiale. È stato uno dei primi teatri in muratura dell’impero romano.
Aveva il palcoscenico in marmo e il frontescena, ancora visibile, a facciata monumentale, con tre nicchioni semicircolari e un triplice ordine di colonne. Si trovavano numerose sculture che raffiguravano divinità, imperatori e cittadini illustri, di cui due superstiti sono ancora nella loro posizione originaria: la statua di Bacco, ornata da viti e foglie, e quella di Eracle, con la testa ricoperta da una pelle di leone.
La cavea originaria del teatro era stata scavata nella roccia nel 90 d.C.; i gradini riservati ai seggi dei notabili della città furono ricavati subito sopra l’orchestra, separati da quelli del pubblico pagante da una massiccia balaustra di pietra. In cima alla cavea si trovavano alcuni tempietti e un porticato con fusti di colonna in prezioso marmo cipollino.

Il porto
Era il principale porto della regione, detto in antico degli Emporia, venne trasformato sotto Settimio Severo che vi eresse un faro alto più di 35 metri. Secondo le fonti antiche era simile al più rinomato faro di Alessandria, del quale restano solo le fondamenta. Delle installazioni portuali si conservano il molo orientale, i magazzini, le rovine di una torre di osservazione e una parte delle banchine utilizzate per il carico delle merci. Nei pressi del porto troviamo i resti del tempio dedicato a Giove Dolicheno, con la sua scalinata. Paradossalmente il tentativo di ingrandire e migliorare il porto fu la causa del suo declino, gli ingegneri romani sbagliarono i calcoli volendo ampliare il porto naturale con il risultato che il bacino si insabbiò poco a poco.


L’anfiteatro
Posto nei pressi di Leptis Magna, l’anfiteatro venne costruito durante il principato dell’imperatore Nerone approfittando della cavità di una vecchia cava di pietra. Poiché la pietra sottostante è assolutamente identica a quella dell’anfiteatro, l’ipotesi della vecchia cava sembra attendibile.
L’asse maggiore dell’ellisse misura 100 metri di lunghezza, mentre quello minore 80 metri, e poteva ospitare oltre 15.000 persone con l’arena che misura 57 per 47 metri e oggi è per gran parte coperta con lastre di pietra che una volta erano sui sedili. Tra queste pietre vi è un altare di Nemesi, la dea del destino, la divinità preferita negli anfiteatri, dove il destino imperscrutabile decideva ogni giorno la vita e la morte dei combattenti dell’arena. Anch’esso nacque per un fenomeno di mecenatismo, cioè donato da una potente famiglia del luogo alla popolazione per immortalare il proprio nome e guadagnarne la gloria.
Un’iscrizione informa che l’anfiteatro fu edificato da Marcus Pompeius Silvanus Staberius Flavinus d’Africa, nel terzo anno del suo officio, e che Quintus Cassius Gratus era il suo vice. Il monumento, terminato nel 56 d.C. era dedicato all’imperatore Nerone.
I primi gradini erano riservati alla élite e dalle iscrizioni possiamo dedurre che preferivano il lato sud-est, dove erano esposti a un dolce venticello.


Trovo doveroso ricordare la figura di Omar Al Mahjub, instancabile ricercatore appassionato della e nella sua Leptis, che ebbi come guida in numerose visite a questo sito.

Giovanni Cravero meglio conosciuto come Vanni, nato nel 1952 a Caselle di professione Agente di Commercio da sempre e da sempre con la grande passione di andare in giro ovunque sia possibile. Ho cominciato a muovermi all’età di 17 anni e senza soste questo mi ha portato a vedere ad oggi oltre 80 Paesi in tutti i 5 continenti, oltre 800 località e oltre 200 Siti Unesco, che come mi dice Trip Advisor rappresentano oltre il 60% della Terra.

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