Impossibile non notarla. Soprattutto con il bel tempo e i primi tepori primaverili.
Marittella metteva il suo desco da lavoro sul marciapiede di via Raffaelli, davanti alla sua stanza che fungeva da laboratorio, un luogo buio e umido. Meglio stare all’aria aperta a respirare aria pura e riscaldata dal sole. Inoltre i passanti le avrebbero fatto compagnia.
Marittella era una donna che inventava e realizzava manufatti di vario tipo che poi metteva in vendita.
Aveva un nome che suonava altisonante: Maria Gentile Delfino. Un nome che occhieggiava ad inesistenti quarti di nobiltà. Si era inventata questo lavoro per contribuire al bilancio familiare, visti i magri guadagni di suo marito che di nome faceva Pasquale Piacenti e che era venditore ambulante di frutta e verdura. Pasquale d’estate diventava venditore di angurie e meloni. Li vendeva anche a fette, belle fresche. Allestiva la sua postazione nella vicina piazza Marconi. Metteva le angurie nella fontana posta al centro della piazza dove l’acqua, che scorreva continuamente, rendeva le angurie ancor più invitanti. Disponeva le fette su un tavolo decorate con dipinti di angurie e frutta: era un angolo suggestivo. Per vivere però ci andava ben altro.
Nonostante fosse quasi priva di istruzione, Marittella era ingegnosa e dotata di talento naturale. Realizzava ninnoli curiosi e anche piccoli giocattoli come: fischietti di carta che quando fischiavi si srotolavano, bandiere, aquiloni, bomboniere, bamboline e tante altre cose, o palline di stoffa imbottite con segatura cui applicava un elastico. I ragazzi giocavano con queste palline alla guerra.
Stava sul marciapiede dal mattino alla sera a lavorare. Il suo volto era sempre sorridente e salutava tutti i passanti i quali, a loro volta, rispondevano al saluto e spesso si fermavano a scambiare quattro chiacchiere.
Del resto in via Raffaelli, come capita in tutti i piccoli centri e contrade, si conoscevano tutti. Marittella con il suo banchetto da lavoro era un’istituzione e punto di riferimento.
Ovviamente d’inverno si lavorava all’interno del laboratorio. Accendeva il braciere con la carbonella, che veniva acquistata dai fornai, e assieme ai figli lavorava, riscaldati dal tepore della brace. Il braciere, in quei tempi, era il sistema di riscaldamento più diffuso.
Ma ai primi raggi di sole primaverili ecco che il desco veniva subito spostato all’esterno e diventava una sorta di palcoscenico dove l’unica attrice era Marittella che sfoggiava le sue abilità. I ragazzi e le ragazze si fermavano ad osservarla e ammirarla imbambolati. Le veloci e magiche mani di Marittella che, con semplici gesti inventava e realizzava ninnoli che, ai loro occhi, apparivano come usciti dal cilindro di un mago. Capitava che di pomeriggio le donne che abitavano nei paraggi, dopo aver terminato i lavori di casa, andassero a sedersi presso il banchetto di Marittela a sferruzzare in sua compagnia e a chiacchierare.
Il suo desco era sempre ingombro dei più diversi attrezzi: forbici, martelli, “suglie”, pennelli, aghi, seghetti, colla, colori e tanti altri attrezzi e materiali. Tutte cose che manovrava con consumata abilità e maestria. Ogni tipo di materiale era utile per realizzare manufatti: stoffe, carta crespa, sugheri, tubicini. Riciclava anche materiali di scarto. Un’attività green ante litteram, come si dice in questi problematici tempi. Il suo laboratorio, che fungeva anche da magazzino, assomigliava ad un suggestivo bazar.
Il meglio di sé Marittella lo dava in prossimità della Pasqua. Le cose da preparare erano molte e bisognava partire per tempo. Realizzava bandierine multicolori che i fornai utilizzavano per decorare le forme di pane tradizionale della Pasqua. Pani dalle forme suggestive arricchite e decorate da uova intere. Le bandiere venivano usata anche dai macellai.
C’erano da preparare le uova pasquali decorate e colorate. Allora sul desco compariva uno scodellino metallico per sciogliere la cera a caldo. Marittella con un bastoncino, su cui aveva fissato uno spillo, tracciava velocemente segni sulla superficie dell’uovo intingendo lo spillo nella cera fusa In tal modo realizzava scritte augurali e disegni floreali o geometrici che la fantasia le dettava.
Successivamente le uova venivano messe a cuocere in acqua colorata di rosso. Successivamente, dopo averle lucidate a perfezione, le uova erano pronte per essere vendute.
Mica la cosa era finita qui. C’era il suo cavallo di battaglia: le palme augurali che preparava in occasione della Domenica delle Palme.
Si trattava di alberelli composti da fiori costituiti da confetti montati su fili di ferro, questi venivano rivestiti di carta crespa e riuniti in cespi a formare composizioni a forma di alberelli.
Il risultato era bello e suggestivo.
Questi manufatti venivano acquistati perlopiù da giovani uomini che li regalavano alle fidanzate. La Domenica delle Palme i fidanzati portavano queste palme con loro in chiesa per farle benedire. Era un vero spettacolo vedere tutte queste palme alzate per ricevere la benedizione.
Era una vera corsa per accaparrarsi le palme. Bisognava prenotarle per tempo. Non bastavano mai. Arrivavano da ogni dove per acquistare le palme di Marittella.
La nostra donna non si limitava solo a questo tipo di attività. In certi periodi dell’anno diventava venditrice di cibo di strada. Attività molto diffusa e praticata da molti. Ed ecco che nei periodi giusti diventava venditrice, assieme agli altri venditori, di: caldarroste, castagne bollite, pannocchie bollite o arrostite, fichi d’india, fave fresche. D’estate, c’erano pure i venditori di granite al limone di insuperabile freschezza e bontà, friggitorie ambulanti che proponevano: frittelle di vario tipo, panzerotti e polenta fritta.
Queste attività, dettate dalla necessità, riempivano le strade di colore e vita vivace e allegra. In molti casi, più che per arrotondare, questi guadagni costituivano l’unica fonte di reddito
Il ricordo di Marittella, nonostante i molti anni passati dalla sua scomparsa, è ancora vivo e presente nella memoria di molti. Tant’è che tuttora si dice di una persona abile nei lavori manuali: “Sei bravo come Marittella.”
Marittella era una donna, come tanti in tutto il mondo, geniale e talentuosa. Chissà quante Marittelle, uomini e donne, ci sono stati nella storia. Uomini e donne umili ma geniali che hanno costruito un patrimonio che ha reso più bella e vera la nostra vita.
Probabilmente senza costoro non ci sarebbe stata neanche la grande arte: hanno portato e messo in opera i mattoni di base dell’arte.

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