Dopo aver visto il paese di San Maurizio come si presentava nel 1700, lo vediamo questo mese come si presentava nel secolo successivo, così come descritto dai due principali libri che descrivevano con minuzia il territorio del paese a noi così vicino.
Più volte su queste pagine sono state riportate le interessanti notizie che gli scrittori ottocenteschi davano nelle loro varie guide, statistiche o dizionari, a cominciare dall’importante “Dizionario geografico statistico commerciale degli Stati di S.M. il re di Sardegna”, compilato da Goffredo Casalis e pubblicato nel corso di vent’anni, dal 1833 al 1856.
Goffredo Casalis nacque a Saluzzo il 9 luglio 1781; entrato giovanissimo in seminario, fu ordinato sacerdote nella sua città natale, laureandosi successivamente presso la facoltà di “belle lettere” all’università di Torino. Entrato a far parte della “Regia Deputazione sopra gli studi di Storia patria” (istituita nel 1830 da re Carlo Alberto, con il compito di raccogliere, custodire e divulgare gli studi storici relativi ai paesi e territori degli stati italiani, ndr), iniziò una lunga opera di raccolta di informazioni su ogni singolo comune o villaggio dello stato sabaudo, dando vita a questa importante opera in ventotto volumi in cui vennero descritti minuziosamente, soprattutto nella loro storia, tutti i paesi del regno. Questa immane opera lo impegnò per tutta la vita, e malgrado non avesse mai goduto di ottima salute, riuscì a portare a termine l’impresa un anno prima della sua morte, avvenuta il 10 marzo 1856.
L’altra importante opera presa in esame, è quella scritta da Antonino Bertolotti (Lombardore 16 marzo 1834 – Mantova 22 maggio 1893), che dal 1867 al 1878 pubblicò in otto volumi la sua importante opera dal titolo “Passeggiate nel Canavese”, che descrisse tutti i paesi canavesani.
Entrambe le opere approfondiscono in modo particolare la storia dei paesi, sulla base di loro personali e minuziose ricerche d’archivio che spesso riportano documenti ormai dispersi. Questo, e non solo, rende le due opere particolarmente importanti per la storia locale, tanto che ancora oggi sono considerate la base di partenza per chi vuole addentrarsi nelle ricerche storiche dei nostri paesi.
Tralasciando le ricche notizie storiche, qui di seguito vengono riportate solo le notizie principali per cercare di dare un’immagine di San Maurizio, come si presentava nel XIX secolo, che vide un progressivo aumento delle attività industriali.
È interessante notare come entrambi gli autori già nell’Ottocento rilevavano l’importanza storico-artistica sia della vecchia parrocchiale, che di diversi palazzi signorili del territorio sanmauriziese. La presenza di varie ville storiche, dalle pregevoli caratteristiche storiche-architettoniche, erano e sono una particolarità ancora oggi evidente di San Maurizio, e sicuramente questi complessi, così poco conosciuti, insieme all’antica parrocchiale e al suo notevole ciclo di affreschi dei Serra, meriterebbero una maggior valorizzazione, e sicuramente ne riparleremo in modo più approfondito su queste pagine.

S. Maurizio (S. Mauritii Taurinorum)
Comune nel mandamento di Ciriè, provincia diocesi e divisione di Torino. dipende dal senato di Piemonte, dall’intendenza generale, prefettura e ipoteche di Torino, ufficio insinuazione e posta di Ciriè.
Giace sulla destra del Bendola, a maestrale di Torino, in distanza di sette miglia da questa capitale, e ha una superficie di ettari 1.751, in piano con naturale declivio verso levante e mezzodì.
Non essendovi alcun sito paludoso, non si ha “l’incommodo” di cattive esalazioni, e vi si gode anzi di un’aria salubre. Per la posizione del comune, non va esso soggetto che ben di rado ai danni della grandine (osservazione confermata dal Bertolotti, ndr).

Abitanti
Gli abitanti sono di costituzione robusta anziché no, di mente aperta, e di buona indole: quelli tra loro che si applicano agli studi, sogliono farvi eccellente riuscita ( il Bertolotti invece aggiunse che gli abitanti in generale erano dediti all’agricoltura in complesso mediocri non molto intraprendenti, ndr). Nel 1861 aveva 3.425 abitanti, di cui maschi 1.682, femmine 1.743.
Non vi regnano pa

rticolari malattie, e ciò forse è dovuto all’amena posizione del paese, riparato dai venti di settentrione dalla collina della Vauda, e a ponente dalle montagne di Lanzo. Si usano tuttora gli antichi pesi, e le antiche misure del Piemonte.
Nel 1867 il paese fu tristemente colpito dal colera, ma l’amministrazione comunale, il clero ed i curanti locali si prestarono con molto zelo in tale calamità e ne ebbero encomi.
Fu dal 1834 in poi che S. Maurizio diventò famoso per le esercitazioni militari tenute regolarmente sulla Vauda.

Nuclei abitati
La forma del centro principale è quasi quadrata, le vie sono spaziose e rettilinee, originando tanti quartieri con rigagnoli copiosi nel mezzo, e presenta un aspetto molto simpatico e signorile. Anticamente questo borgo era cinto di fossati e di mura, e lo munivano otto torri, le quali sono in parte rovinate: due di esse servono di porte, una detta la porta di Ciriè, e l’altra di Torino.
Fuori della porta di Torino vi è un borgo detto Pagliarino, dove anticamente si battevano le biade, mentre fuori della porta di Ciriè ve ne è un altro che si chiama il borgo di S. Giorgio.
Gli sono unite due “villate”, di cui una si chiama Malanghero, e l’altra Ceretta; quella del Malanghero è sotto il titolo di S. Grato, l’altra consacrata al Nome Santissimo di Maria, entrambe ufficiate nei giorni festivi da un sacerdote stipendiato dagli abitanti stessi delle frazioni.
Il Bertolotti nel 1878 riporta che il Malanghero aveva 839 abitanti, mentre la seconda, composta di cascine sparse, ne contava 1.076 abitanti.

Vita cittadina
Il Casalis riportava che “nel giorno dopo la festa di N.S. del Rosario (7 ottobre) vi si tiene una fiera principalmente per il commercio del bestiame” (successivamente le fiere diventeranno due come scrive il Bertolotti, una al 4 aprile e l’altra al 4 ottobre). Nel giovedì di ogni settimana si tiene un mercato di commestibili, e di cereali (a metà ‘700 ricordo che non si faceva né mercato né fiere).
Prima della costruzione della ferrovia (1869) ogni giorno vi era un velocifero da Torino a Lanzo, mattina e sera, che a San Maurizio effettuava il cambio dei cavalli. In seguito un servizio di omnibus, in coincidenza con la ferrovia, conduceva a Valperga, Cuorgnè e nell’estate a Pont, e comunque si trovano facilmente veicoli a nolo nello stabilimento Beltrami, che è concessionario del suddetto servizio.
Vi sono alberghi e caffè assai ben tenuti; dei primi quello dei fratelli Beltramo primeggia, dei secondi quello detto del Centro.
Esistono una Società degli operai ed altra filarmonica nella frazione Ceretta.
L’ufficio della Posta nel 1864 aveva impostato 65.376 corrispondenze e 2.413 vaglia del valore complessivo di L. 63.081, e si fanno e ricevono tre dispacci al giorno.
Nelle scuole comunali s’insegna con maestri stipendiati dal Comune sino alla quinta classe inclusa. Vi sono sette classi, due maschili ed una femminile nel centro principale, una maschile ed altra femminile per ciascuna frazione. La media giornaliera degli scolari d’ambo i sessi è di 350, con una grande diminuzione nell’estate (impegnati nei lavori agricoli di famiglia).
L’Asilo infantile sorse nel 1860 su finanziamento di privati, dei quali va accennato il barone Franchetti, ed è frequentato giornalmente da un centinaio di bambini “allevati” dalle Suore di Carità.

Ospedale e sanità
La Congregazione di Carità soccorre in media 200 poveri in ogni anno con sussidi, cure mediche e medicinali, e ha annesso un Ospedale capace di 20 letti, impiantato nel 1726 grazie alla filantropia del capitano Giuseppe Pastoris. È pure amministrato dalla Congregazione un ospizio attiguo all’ospedale, per dare alloggio gratuito ai poveri, fondato da Tagna Michele nel 1784 che donò la casa.
Risiede nel paese un medico chirurgo coadiuvato da un flebotomo. Vi sono due farmacie ed una casa di sanità aperta nel 1870 e diretta dal cav. dottor Turina per tutte le malattie chirurgiche ed altre, che ha annesso uno stabilimento di bagni semplici e medicali. Si fa coadiuvare da altro medico chirurgo; giardini, boschetti, musica, letture geniali, giochi di società, rendono questo stabilimento assai gradevole e frequentato.

Agricoltura
Il territorio giace in pianura con naturale declivio verso levante e mezzodì, e il terreno è si ghiaioso, ma per la facilità d’irrigazione produce abbondanti cereali, legumi, patate, fieno e legname. Vi prosperano anche le viti, anche se i vini per altro riescono di mediocre qualità, perché il terreno ove si coltivano le viti è piano e troppo irrigato.
I noci ed il gelso prosperano e buoni sono anche i pascoli permettendo di mantenere numeroso bestiame; buona anche la coltivazione dei “filugelli” (bachi da seta, ndr) che danno anche un considerevole raccolto di bozzoli.
Due bealere, derivate dalla Stura, servono sia all’irrigazione che all’industria, delle quali la più grande nei periodi di pioggia abbondante talvolta trabocca nella via maestra.

Chiese
La chiesa parrocchiale posta nel mezzo del borgo, sotto il titolo di S. Maurizio, è propria della comunità e di due locali confraternite, di cui una dicesi di Santa Croce, e l’altra del Corpus Domini. La nomina del pievano spetta di presente alla casa Doria, e nel maggio 1868 ne prese possesso il teologo Carlo Mino di Torino.
Questa chiesa venne realizzata nell’anno 1550, quando la Comunità decise di realizzarne una nel recinto del borgo per maggior comodo della popolazione in quanto la vecchia era posta fuori le mura.
Ampliata nel 1568, venne riedificata nel 1622 e successivamente ampliata e dipinta nel 1872 dal cavaliere Morgari; attiguo alla parrocchiale c’è il campanile dell’altezza di venti trabucchi (il trabucco equivaleva a m 3,086, ndr), che fu edificato nel 1764 a cura del pievano Don Giuseppe Bo, su disegno del fratello Ludovico Bo, misuratore generale delle Regie fabbriche (dell’antica chiesa parrocchiale posta fuori le mura e ormai non più utilizzata se non per poche funzioni, entrambi gli scrittori ne rilevano l’importanza artistica).
L’antica chiesa parrocchiale dedicata anche a san Maurizio, di cui s’ignora l’epoca della sua fondazione, contiene begli affreschi, stimati per la loro vetustà.

Venne restaurata ed ingrandita nel 1724 per le cure del sopraccennato pievano Don Giuseppe Bo (il Bertolotti precisa che in questa chiesa a tre navate, si scorgono tracce di gotico, anche se i restauri fatti nel 1720 e 1800 hanno fatto scomparire l’antica architettura).

Convento
Fuori della porta detta di Torino si vede il convento dei Padri Minori Osservanti Riformati di S. Francesco, fondato il 6 giugno 1620 da pii benefattori, tra i quali specialmente si distinse un Maurizio Ravicchio di nobile casato Brianzonese, e secondo alcuni parente di Francesco Rapaccioli tesoriere del sommo pontefice Urbano VIII.
Nel 1802 il convento, sotto il titolo di Madonna delle Grazie e che aveva 14 persone, venne incamerato dal Governo francese e non risorse più (oggi è sede del Presidio Ospedaliero Fatebenefratelli, ndr).

Palazzi

Il Casalis cita la presenza di alcuni bei palazzi con annessi giardini, ma è il Bertolotti che li mette in particolare evidenza, iniziando a descrivere il palazzo del conte Viarana di Monasterolo: “Disegnato dall’architetto Barberis, che contiene molti quadri degni di esamina, alcuni della scuola di Rubens su rame. Ha annesso un ampio giardino all’inglese, ed ebbe l’onore nel 1833 di ospitare Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II e suo fratello nel tempo delle esercitazioni al campo militare.


La Barella, villa spettante alle nobili famiglie di S. Albano, è vasta ed amenissima (ora inglobata nell’ex SAIAG), mentre il palazzo Pastoris (nel centro del paese) offrì sovente alloggio ad ufficiali superiori.
Nella frazione Malanghero, fra un gruppo di bei alberi, in mezzo ad uno spianato vasto e coltivato a grandi aiuole, sorge la villa del cav. Arcozzi Masino (la cascina Nuova); bellissimo è il giardino, ricco di piante pregievoli e solcato da un rivo.
La Favorita del barone Franchetti nella frazione Ceretta è di recente costruzione molto elegante con grandiose scuderie, mentre la villa del cav. Luigi Bertalozone presenta un parco dell’estensione di 94 ettari con moltissimi alberi ultra secolari.
Quella del cav. Asinari appartenne già al celebre incisore Porporati (cacina Porporata), e nel giardino dei fratelli Crosa si vedono alberi annosissimi e curiosi.

Manifatture
Nell’Ottocento le attività industriali di San Maurizio iniziarono a svilupparsi velocemente, tanto che da un paese essenzialmente agricolo alla metà del secolo vi sono già presenti quattro filatoi che danno lavoro a 240 operai: “Il più grandioso spetta ai banchieri fratelli Ceriana e lavora organzini, l’altro dei fratelli Clara si occupa solamente di trame, altri due sono minori. Esiste anche una filatura con setificio dei signori Trossarelli e Beneitone, che impiega 64 fornelletti, occupando da 60 a 100 operai (a metà Settecento vi erano cinque filature, ma non esistevano ancora i filatoi dove il filo grezzo veniva trasformarlo nel filato finale, di cui l’organzino era quello di migliore qualità, ndr).
Una concia di pelli del prof. cav. Arnaudon esiste nella frazione Ceretta (conosciuta ora come la Pollona, ndr), sul canale del Malanghero, con un motore idraulico che ha una forza di 30 cavalli. Questo costituisce uno stabilimento di molta importanza ed è tenuto con massima cura; dà lavoro ad un centinaio di operai, stretti in associazione di mutuo soccorso, i quali lavorano in ogni settimana circa 3.000 pelli.
Sul territorio esiste ancora una fabbrica di carta da pacchi (nella frazione Ceretta, ndr), quattro seghe, una fucina per arnesi rurali e due mulini da granaglie.

 

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