“Se sono libero è perché continuo a correre”, Jimi Hendrix.

Questo mese raccontiamo di un viaggio fatto in Laos nel 2006 in compagnia di mia madre Piera, mio fratello Stefano, mia cognata Sandra e un gruppo di amici.
Quando si dice khmer la mente corre subito alla Cambogia e ai templi di Angkor (Cose Nostre marzo 2011), forse uno dei luoghi più belli al mondo. Tuttavia, molto meno note, le vestigia dell’impero khmer sono anche in Laos, tra cui quelle situate nella provincia di Paksè, nell’estremo meridione laotiano, proprio presso il confine con la Cambogia.
Questa parte di Laos è stata al centro di una storia turbolenta, da cui un’eredità molto variegata in molti campi. Le prime notizie della regione risalgono a fonti cinesi e parlano dei regni di Funan e di Chenla. Tra il X ed il XIII secolo Champasak fece parte dell’impero khmer. La storia laotiana, o perlomeno della sua parte più a sud, era quindi molto legata a quella cambogiana, ma poi il Laos prese una sua strada autonoma quando, nel 1354, l’area cadde sotto il dominio del regno di Fa Ngum, a cui seguì quello di Lan Xang, considerato il precursore del Laos come lo intendiamo oggi.

Wat Phou Champasak
Sulla riva occidentale del fiume Mekong a sud di Pakse si trovano le rovine di un antico tempio Khmer chiamato Wat Phou. Il tempio e gli insediamenti associati sono iscritti dal 2001 nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Wat Phou, che si traduce in “tempio di montagna”, fu costruito tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo, il che lo rende più antico del monumento più noto di Angkor, Angkor Wat, costruito durante la prima metà del XII secolo. Nel corso dei secoli successivi al tempio furono aggiunte strutture fino al XIV secolo, quando l’impero di Angkor andò in declino.
Il Wat Phou era un tempio dedicato a Shiva, uno degli dei della Trimurti indù. Nel XIII secolo fu trasformato in un monastero buddista e ancora oggi il tempio è un luogo di culto per i buddisti locali.
A parte il Wat Phou stesso, il sito è costituito dalla montagna Phu Kao e dai resti di due antiche città chiamate Lingapura e Shrestrapura, di cui rimane pochissimo. La più antica è Shrestrapura del V secolo, costruita sulle rive del fiume a circa 6 chilometri dal tempio. Nel XII secolo i Khmer costruirono Lingapura, che significa “La città dei lingas”. Il linga, simbolo fallico, è la rappresentazione del dio indù Shiva.
Il Wat Phou si trova alla base del monte Phu Kao, affacciato sulle pianure verso il fiume Mekong. Nell’antica epoca Khmer la montagna era chiamata Lingaparvata a causa della formazione di una pietra sulla sommità che assomiglia a un linga. A causa del linga naturale in cima alla montagna di Phu Kao, i Khmer consideravano sacra la montagna e l’acqua della sorgente che proveniva da essa.
Le varie strutture del tempio sono costruite su sette terrazze, allineate su un asse dalla riva del fiume Mekong verso la montagna. Partendo dall’argine del fiume si trovano due grandi baray, una lunga passerella processionale, due palazzi ed infine il santuario principale. I baray sono enormi serbatoi d’acqua che simboleggiano gli oceani che circondano il Monte Meru, il centro della mitologia indù, ma che servono anche per l’approvvigionamento dell’acqua.
A metà della passerella si trovano i resti di due palazzi, l’Ho Thao a sud e l’Ho Nang a nord. Sebbene chiamati palazzi, la loro funzione non è nota con certezza. Si ritiene che gli edifici dell’XI secolo siano stati utilizzati durante le cerimonie indù. Gli architravi e i frontoni dei due grandi edifici sono adornati con intricati intagli di divinità come Shiva e la sua consorte Parvati su Nandi, il toro sacro.
Tra i palazzi e il santuario principale ci sono i resti di diverse strutture, tra cui sei piccole torri in mattoni che contenevano un linga sulla quarta terrazza e un guardiano Dvarapala sulla seconda terrazza.  La terrazza più alta che misura 60 per 60 metri contiene il santuario principale dedicato a Shiva, e offre una splendida vista sulla pianura, sul passaggio pedonale e sulle ampie baray.
Il santuario principale custodiva il linga; Il flusso d’acqua dalla sorgente di montagna veniva incanalato verso il santuario principale e la sua acqua santa bagnava costantemente il linga. Oggi il santuario contiene un grande Buddha seduto con tre immagini di Buddha più piccole tutte vestite con abiti color zafferano.
L’edificio è adornato con sculture di Devatas, Apsaras, guardiani di Dvarapala e Kalas, un mostro solitamente raffigurato senza mascella inferiore. I suoi architravi e frontoni sono adornati con varie sculture tra cui Vishnu su Garuda, Krishna che uccide Kansa, Indra in sella all’elefante a tre teste Airavata, Krishna che sconfigge Naga Kaliya, e storie del Ramayana, uno dei più grandi poemi epici dell’induismo, come il rapimento di Sita. Vicino al santuario principale ci sono una piccola biblioteca, due grandi massi scolpiti per assomigliare a un elefante e un coccodrillo e una roccia con una scultura della Trimurti indù delle tre divinità Brahma, Vishnu e Shiva.

Tra Laos e Cambogia: le 4000 isole
Le 4000 isole, Si Pha Don, sono una delle mete più amate dai turisti diretti in Laos. Situata nella parte meridionale del Paese, al confine con la Cambogia, quest’area è caratterizzata da un complesso di isole, di varie dimensioni, adagiate sul Mekong. Qui il fiume scorre in uno dei tratti forse più selvaggi del suo intero tragitto, immerso tra la folta vegetazione ricca di flora e fauna. Altra caratteristica delle 4000 isole è il loro cambiare di numero a seconda della stagione, dato che durante il periodo delle piogge il Mekong ne sommerge quasi la metà. Tuttavia le principali, come Don Det, Don Khone oppure Don Khong, non vivono questo fenomeno ed ospitano villaggi, strade e strutture per i turisti, facendone un vero e proprio paradiso.
Sulle 4000 isole non c’è molto da fare ma molto da vedere. Il modo migliore per vivere questo posto davvero bello è affittare una bicicletta ed esplorare il territorio. Si scoprono i resti della prima ferrovia del Laos, costruita dai francesi per unire le isole Don Khon e Don Det, oppure le impetuose cascate di Khone Phapheng, per superare le quali proprio la ferrovia venne costruita. Le cascate presenti nei dintorni sono numerose, generalmente più simili a delle rapide. Altra grande attrazione sono i delfini di fiume del Mekong, sebbene questi animali siano sempre meno numerosi.
Come detto le 4000 isole si trovano sul confine tra Laos e Cambogia, il che le rende una tappa perfetta se si viaggia tra questi due Paesi.

Giovanni Cravero meglio conosciuto come Vanni, nato nel 1952 a Caselle di professione Agente di Commercio da sempre e da sempre con la grande passione di andare in giro ovunque sia possibile. Ho cominciato a muovermi all’età di 17 anni e senza soste questo mi ha portato a vedere ad oggi oltre 80 Paesi in tutti i 5 continenti, oltre 800 località e oltre 200 Siti Unesco, che come mi dice Trip Advisor rappresentano oltre il 60% della Terra.

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