Una nuova strage: Christchurch, Nuova Zelanda, agli antipodi rispetto a noi, nel vero senso della parola. Uno Stato che pensiamo sia tranquillo, e che prima di quella maledetta mattina, tutto sommato lo era. Lasciamo perdere le passate stragi dei maori, popolo autoctono da parte degli invasori britannici, rimaniamo all’oggi. La Nuova Zelanda è un Paese affascinante, dal clima tutto sommato simile al nostro, un posto che visiterei di corsa. Ma lasciamo perdere il romanticismo e veniamo alla fredda e cruda cronaca. Il 15 marzo era un venerdì, giorno sacro per i musulmani, presenti anche, ovviamente, in questo Paese lontano a seguito delle ondate migratorie. Un suprematista bianco, Brenton Tarrant, 28 anni, australiano, mette in atto il suo folle gesto: con tanto di diretta Facebook, sale sulla sua auto, alle 13,45, ed arriva all’ingresso della moschea Al Noor della città, scende, entra dal retro e comincia a sparare all’impazzata con un’arma automatica, lasciando a terra 42 corpi. Risale, si reca nel sobborgo di Linwood ed entra in una seconda moschea: 7 i morti. Un massacro, senza guardare in faccia niente e nessuno: donne, bambini, vecchi. Poco prima della strage, Tarrant aveva postato sui social un manifesto di ben 87 pagine, contro gli immigrati e i musulmani. Pare che il folle cittadino australiano abbia scelto di colpire in Nuova Zelanda, e non a casa sua, per dimostrare che anche le parti più remote del pianeta non sono esenti dall’“immigrazione di massa”. Dice di aver agito da solo e di aver agito per vendetta proprio contro questa “invasione” di immigrati. Nel lungo testo postato cita i suoi modelli di riferimento, alcuni riportati anche sulle armi utilizzate per la strage: l’autore della strage di Utoya, Andres Breivick, e quello dell’attacco agli  stranieri a Macerata, Luca Traini, più tutta una serie di condottieri del passato antimusulmani, fino alle Crociate. Pare che intendesse colpire un’altra moschea, quella di Dunedin, ma di avere scelto poi Christchurch perché certo di trovare più “invasori”. Chi mastica un po’ di inglese, non avrà avuto difficoltà a tradurre il nome della città: “Christ” è Cristo, “church” significa chiesa, davvero una beffa. Prima di essere bloccato, sarebbe stato intenzionato a recarsi in una terza moschea. Per la premier neozelandese Jacinda Ardern si è trattato di “un atto di violenza senza precedenti” e di “uno dei giorni più bui della Nuova Zelanda”. Il primo provvedimento che la premier ha intenzione di prendere è quello di cambiare la legge sulle armi, troppo libertaria. Ma la società neozelandese, sotto shock, ha reagito in maniera solidale con la comunità musulmana, a differenza di una parte della comunità del web e dei social network, quei cosiddetti “leoni da tastiera” che, in diversi casi, hanno inneggiato a Tarrant come ad un nuovo eroe: “giustizia è fatta” secondo qualche demente. Ma quale giustizia: la vendetta chiama vendetta, l’odio chiama odio!

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