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venerdì, Giugno 14, 2024

    Paga oraria, 5 euro

    Chi è che guadagna 5 euro all’ora per le proprie prestazioni lavorative? Andiamo con ordine. Recentemente, durante una rimpatriata al mio paese, ho conosciuto una donna – per rispetto della privacy chiameremo Anna – che guadagna 5 euro all’ora. Anna è una donna di 40 anni ancora single. È sarta provetta, specializzata soprattutto nella moda balneare. Attività questa molto diffusa nell’area della costiera sorrentina. Molte sono le donne coinvolte in questa attività, spesso a domicilio e con paghe da fame. Anna invece lavora in una sartoria organizzata. Per una giornata di lavoro di otto ore percepisce 40 euro. Fanno 5 euro all’ora. Una retribuzione da strozzinaggio. Eppure ufficialmente percepisce 10 euro all’ora. Sicuramente una buonissima paga. Dove sta l’inghippo? La risposta è più semplice di come si pensi. Anna è regolarmente assunta con un contratto che rispetta le disposizioni di legge ma solo per….4 ore al giorno. Se pensate che questa sia un’eccezione vi sbagliate. Questi escamotage sono più diffusi di quando ci si immagini. Solo al Sud? No, ovunque. Per rendersi conto della gravità del quadro dei rapporti tra una larga fetta di lavoratori e lavoratrici e i loro datori di lavoro sarebbe opportuno usare il termine appropriato: schiavismo. Basta seguire attentamente la cronaca oppure andare a rileggere, o leggere, il bel saggio scritto da Valentina Furlanetto dal titolo “ Noi schiavisti, come siamo diventati complici dello sfruttamento di massa” pubblicato da Laterza nel 2021. Saggio che abbiamo recensito su queste pagine qualche anno fa. Non c’è settore che sfugge a questo indegno sfruttamento. La domanda conseguenziale è: perché? Perché lo sfruttamento è diventato pratica così diffusa? Non solo tra uomini e donne immigrati e spesso privi di documenti, ma anche tra molti cittadini italiani legalmente inseriti nella struttura dello Stato. La causa è la crisi economica e industriale? Certo ma non è sufficiente per giustificare un fenomeno di tale portata. Deve esserci una causa che ha determinato il ribaltamento dei rapporti di forza. Questo è il nocciolo del problema. Qualche tempo fa allo storico Alessandro Barbero è stata posta una domanda incentrata sul problema su esposto: perché lo sfruttamento è diventato pratica così diffusa e non si riesce ad arginare? La sua risposta si può riassumere in questi termini: in una società le forze più importanti sono quelle che detengono il potere economico. Sono loro che decidono e scelgono. Questo potere è contrastato dalle forze organizzate cui fanno riferimenti i lavoratori ( partiti di sinistra e sindacati). In questo quadro i ceti economici e industriali hanno tutto l’interesse a discutere con i rappresentanti dei lavoratori e trovare accordi soddisfacenti per tutti. In una situazione di corretti rapporti tra gli attori della vita economica e politica, non solo viene garantita dignità ai lavoratori, ma si può migliorare anche l’organizzazione del lavoro producendo di più e meglio. A livello italiano la sparizione del P.C.I., ed il conseguente indebolimento del sindacato ha disarticolato il rapporto di forze a favore del capitalismo. Che ne ha approfittato perché convinto di aver vinto. Purtroppo le forze politiche che sono nate da quel processo non sono state e non sono all’altezza della sfida. Bisogna dire le cose come stanno: il P.D. è sostanzialmente un partito progressista dilaniato dalle correnti che non può certo essere definito di sinistra nel significato vero del termine. Il P.D. non è assolutamente in grado di porsi a capo di un movimento che faccia del riscatto delle classi subalterne la sua bandiera. Appena possibile dovremo analizzare il significato di due parole cruciali: sinistra e politica. La sinistra correttamente intesa è inesistente, divisa in un pulviscolo di partitini con percentuali da prefisso telefonico e dogmatica. Accanto a questa causa principale esistono altre concause importanti come l’instabilità del quadro internazionale, il caro energia ecc. Temi che riprenderemo. Tuttavia lo sbilanciamento dei rapporti di forza tra i diversi attori della vita del paese è del conseguente indebolimento delle forze che rappresentano i lavoratori vanno considerate uno dei fattori che hanno inciso di più. Questa è la sfida che abbiamo davanti. Ci si riuscirà? Difficile dirlo. L’instabilità del quadro geopolitico internazionale e l’indebolimento dei più importanti ceti sociali ed economici stanno favorendo l’ascesa di forze sovraniste contrarie a processi inclusivi. In sostanza, il cane che si morde la coda.

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