“La paura è un’emozione primaria, comune sia al genere umano sia al genere animale” diceva il Galimberti.
Partendo dal presupposto che la paura non è un sentimento di sciocchi o deboli, entra in scena il filo conduttore dei nostri pensieri: se siamo ottimisti cercheremo di superarla, se il sentimento dominante è il pessimismo ci metteremo in disparte, trascorreremo il tempo ad una finestra virtuale limitandoci ad osservare e spesso subire azioni altrui.
La paura è il sentimento dominante del nostro tempo: la paura dei genitori per i figli; la paura dei giovani di crescere e l’incertezza del futuro; la paura di perdere il lavoro o di non trovarlo; la paura di vivere in un quartiere, paese, città, nazione che non garantiscono la sicurezza personale per sé e per i propri cari; la paura di non trovare un amico, un compagno, un amante, uno sposo; la paura di ritrovarsi senza radici e senza storia; la paura della miseria e della povertà; la paura della solitudine e dell’abbandono; la paura delle malattie, della non autosufficienza e della morte; la paura della criminalità e della violenza; la paura del terrorismo e del fanatismo religioso; la paura del diverso e dello straniero; la paura dell’immigrato; la paura del futuro, la paura di non avere un futuro. In breve, ogni nostra azione può generare paura, situazioni in cui il personale e il privato si intrecciano inesorabilmente con il sociale, il pubblico, il comunitario e il politico.
Davanti al fenomeno delle paure è inevitabile chiamare in causa le responsabilità della politica. E chiedersi perché la politica sia incapace di governare le paure. La risposta forse va cercata, anche se non solo, in quel processo epocale che ha indotto le classi dirigenti mondiali ad accettare, a volte supinamente, la globalizzazione con tutti i suoi corollari, a partire dal trasferimento della responsabilità della sicurezza dallo Stato all’individuo. Prove tangibili di questo trasferimento sono l’esplosione (anche in Italia) del possesso di armi per difesa personale, come la diffusione di polizie private e di polizze assicurative per i reati contro il patrimonio e le persone. In un mondo così concepito è evidente che l’uomo e la donna sono destinati alla solitudine, irrimediabilmente soli nella società dell’io che rifiuta il noi. Ma l’uomo solo non può che alimentare le proprie paure.
La paura, anticamera della solitudine, ci rende sospettosi, timorosi all’eccesso soprattutto nei confronti di ciò che non conosciamo e del diverso. A differenza del curioso, chi ha paura rifiuta a priori tutto ciò che è nuovo, una sorta di autodifesa generata dall’insicurezza e dall’ignoranza intesa come non conoscenza e spesso mancanza di voglia di saperne di più. Possono essere sentimenti fomentati ad hoc, le paure sono sentimenti palpabili e di facile governabilità, si possono altrettanto facilmente alimentare e successivamente pilotare, particolarmente radicate in persone vulnerabili e già provate da vicende personali di disagio e sofferenza. Personalmente aborro tali atteggiamenti, chi ci guida, per facoltà elettiva, dovrebbe darci gli strumenti, in primis la comprensione dei problemi, per affrontare situazioni di difficoltà cui non siamo abituati e proprio per questo bisognosi di supporto, dovrebbe avere spiegazioni di logica e di sostenimento soprattutto quando si tratta di situazioni di emergenza. É un sentimento che tutti conosciamo, ancor prima che su noi stessi, ci preoccupa per gli altri, per tutte le situazioni sopra esposte, ma proprio in quanto tale dobbiamo superarla, gli ostacoli sono ovunque, soprattutto in tempi come questi laddove l’unico prossimo, per molti, è se stesso, dove l’etica e il buon senso sono soverchiati da egoismo e qualunquismo, dove la parola condivisione può nascondere malcelato opportunismo. La vera forza sta invece nel non cadere nella trappola al contrario: non rinunciare ai propri valori anche se a discapito di facili risultati o successi, la convinzione che anche nella melma più viscida si celano piccoli tesori.
“L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura, non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza”, Giovanni Falcone

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