S.Faravelli

S. Faravelli

Il vento gelido ha fatto pian piano spazio ad uno splendido sole che sabato 26 settembre e domenica 27, ci ha permesso di curiosare nel cortile del castello di Pralormo tra le bancarelle di Aristopulci, dove erano in mostra oggetti più o meno preziosi, usciti da soffitte e cantine e di gustare prodotti delle aziende agricole del territorio di Pralormo: potrei raccontarvi il sapore dei formaggi accompagnati dalla “cugnà”, il profumo del tagliere di salumi o la frizzante corposità della birra artigianale di orzo e luppolo o la tentazione ( a cui ho presto ceduto) dei pistilli di zafferano e della granella di nocciole tostate! Tutto un fervore di attività e di pubblico ben …mascherato e di ragazze pronte a sanificare le tavole usate per i pic-nic. Ma la sorpresa più bella ci aspettava nell’orangerie del castello. Siamo state invitate dalla contessa Consolata Pralormo anche Giada Gaiotto ed io (vi ricordate Messer Tulipano e le vicende covid che l’hanno annullato  in aprile?) a ideare un ventaglio ad acquerello, di dimensioni reali, ispirandoci a Pralormo. Non sapevamo ancora di essere in così ottima compagnia e soprattutto che la mostra sarebbe stata così ricca ed interessante. Nelle teche erano esposti i ventagli di molti artisti che conosco personalmente e stimo moltissimo, come Stefano Faravelli, Anna Lequio,Vincenzo Gatti, Magalì de Maistre, Bruno Molinaro, Paolo Galetto, Dario Cornero, Mariarosa Gaude ed altri di cui conosco solo le opere come Mariolina Monge, Sofia Rignon, Daniela Rissone, Laura Santanera, Maria Chiara Trinchieri, Emma Viora Zavattaro, Dino Negro, Fiorenzo Naddeo, Alessandra Bruno e Mario Saroldi. Sui ventagli che dalla contessa Consolata Pralormo sono poi stati fatti stampare e ricoprire di materiale plastico, erano rappresentati fiori, uccelli, scene di caccia. paesaggi, volti. Diversi e bellissimi. Lo stupore è esploso poi davanti alle meraviglie della collezione di ventagli d’epoca, a partire dal XVIII secolo a oggi, prestata per l’occasione, dai fratelli Giuseppe e Maria Teresa Della Beffa.
Il ventaglio, ci spiega Consolata Pralormo accompagnandoci, nasce in epoca antichissima in Cina per assolvere funzioni molto pratiche: rinfrescarsi, scacciare gli insetti, ravvivare il fuoco.  Geroglifici e bassorilievi mostrano come gli antichi Egizi ne facessero uso. Le rotte commerciali lo fecero conoscere ai Romani: lo chiamarono flabellum e si diffuse durante tutto il Medioevo, sempre con struttura fissa detto rosta o ventola. Successivamente in Giappone si idearono ventagli mobili a stecche, traendo ispirazione dall’ala di pipistrello. Sarà Caterina de Medici nel 1533, sposa di Enrico di Valois, a portare in Francia la moda del ventaglio. Con questa funzione di status symbol il ventaglio divenne uno degli accessori preferiti anche da Elisabetta I d’Inghilterra, come possiamo desumere dai molti ritratti d’epoca.  Durante il periodo barocco il ventaglio si arricchì di decorazioni pittoriche; pare che anche il Canaletto ne abbia dipinti! Nel Settecento il ventaglio raggiunse infine il massimo del suo splendore. Si differenziò a seconda dell’ambito in cui veniva usato: balli a corte, cerimonie religiose, salotti. E in questo periodo il ventaglio diventò strumento di comunicazione! Che “messaggini” volavano da un angolo all’altro dei saloni e dei salotti o nelle passeggiate o a teatro! “ Sì”, “No”, “Mi piaci”, “Allontanati”, “Non posso”, “Sei crudele!”, “Ma come osi?”,”Seguimi!”,” Vorrei conoscerti!” Appoggiarlo semplicemente sulle labbra voleva dire “Vorrei un bacio”, ma se poi si muoveva il ventaglio con la mano sinistra significava ”Attenzione, ci stanno osservando!” Forse inizialmente poteva essere usato per segnalazioni durante le partite a carte, ma poi divenne davvero lo strumento di un codice amoroso, soprattutto in Epoca vittoriana  (utile fino a che il segnale restava impercettibile e ben interpretato!)
Nell’Ottocento, con la litografia e la meccanizzazione si ottennero stampe a colori  e questo permise di realizzare ventagli a prezzi più contenuti. Ecco allora i ventagli usati per la pubblicità. Belli quelli proposti nella mostra, come quello della IMEC per la pubblicità alla produzione di biancheria, con le tre gemelline  divenute poi popolarissime con Carosello, i ventagli per il “vieux cognac superieur” dei fratelli Branca, premiata durante l’esposizione generale italiana del 1898. Dopo una pausa in cui il ventaglio è sembrato retaggio di tempi passati, ultimamente c’è un gran ritorno di questo accessorio nelle sfilate di moda e non può mancare nei piccantissimi spettacoli di spogliarello “burlesque”, dove un ventaglio extra-large diventa ultimo malizioso baluardo alla nudità.
Nella mostra i ventagli vengono presentati  a seconda del soggetto: celebrativi, souvenir, animali, soirée di gala, pubblicità, oriente. E che meraviglia di materiali e di decorazioni: avorio, tela, piume, carta di riso, legno e lacche, pergamena, piume esotiche, gemme, pizzi! E perfino uno specchietto sulla prima stecca per far dare un’occhiata più che al viso incipriato, alle spalle!
Ma vorrei terminare la recensione di questa mostra davvero interessante che spero si possa riproporre a breve, magari nel prossimo Messer Tulipano 2021, con il commento di Stefano Faravelli che i lettori di Cose Nostre hanno già imparato a conoscere e stimare:
“L’idea di una mostra di ventagli è venuta a Consolata Pralormo ben prima che il virus coronato spargesse le sue mortali semenze per il mondo. Ma ora, con una pandemia in corso questa mostra assume un significato ben diverso. Perchè il ventaglio nella sua forma originaria, come ramo di foglie di mirto, d’acacia o di loto, (il rhipis dei greci), è anzitutto strumento purificatore e insegna apotropaica. Prima del sacrificio offerto agli dei in Elide si sacrificava a Zeus Apomyios, (Zeus « scaccia mosche »), il dio che protegge dalle epidemie . La mosca essendo associata alla malattia e al contagio, ( come del resto nel mondo semitico: il Belzebù della demonologia medioevale non è altro che il semitico Baal Zebub “Il Signore delle Mosche”,demone tra i più perniciosi).
Una mostra di ventagli, dunque, al castello di Pralormo. Tra i meravigliosi ventagli di una collezione storica e altri creati da artisti per l’occasione, troverete anche il mio “Le ali di Vanessa Io” che se ne è volato dalle mani di Francesca ad una teca del castello.
Che il battito d’ali di questa farfalla-ventaglio scacci, come dice la bella canzone di Frescobaldi, “i venti di crudeltà”.

Invito alla cultura, ancora una volta. E allora ascolto, sorpresa e grata, la canzone di Girolamo Frescobaldi:”Se l’aura spira vezzosa”. Nel tempo di internet si può.

Naz

 

 Naz

P.Galetto

G.Gaiotto,D.Cornero, M.De Maistre

Celebrativi

Pubblicitari

Souvenir

 

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