Un ginepraio inestricabile. Questa la migliore espressione per identificare la complessa situazione che emerge dall’incontro di un centinaio di genitori tenutosi al Palatenda la sera del primo giorno di ottobre.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Partiamo dal perché questo centinaio di genitori ha scelto di incontrarsi e discutere. Tutto inizia quest’estate, quando nella programmazione del rientro a scuola a settembre l’attuale Dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Caselle sceglie di richiedere al Comune una serie di interventi di edilizia leggera all’interno dei plessi scolastici, finalizzati ad adeguare gli spazi alle nuove normative anti-Covid. Il Comune realizza gli interventi richiesti entro le tempistiche.

La Dirigente esprime la volontà di ospitare tutti i ragazzi dentro agli spazi scolastici, cosa effettivamente possibile nel rispetto delle misure sanitarie, a patto di dividere alcune classi. Questa decisione viene comunicata all’interno di un Consiglio di Istituto straordinario tenutosi ad inizio settembre, cui partecipa anche la rispettiva componente genitoriale. La scelta delle classi da smembrare avviene tramite estrazione, cosa legittima dal punto vista burocratico, ma che non soddisfa per nulla i genitori di alcuni ragazzini coinvolti nello smistamento, i quali comunicano l’intenzione di inviare una lettera di protesta indirizzata alla Dirigenza, all’Assessorato ed all’Ufficio Scolastico Regionale, sottoscritta da oltre cento genitori.

Nella lettera si lamenta l’assenza di una qualunque comunicazione che preventivasse lo smistamento (e conseguentemente della consultazione delle parti coinvolte) e il disagio dei bambini nel non tornare più nella loro classe e dei genitori nel prenderli e portarli a scuola compatibilmente con i propri turni lavorativi. Entra a questo punto in gioco un altro organo, ovvero il Comitato Genitori, composto secondo la legge da tutti i rappresentanti di classe e dai rappresentanti dei genitori nel Consiglio di Istituto.

Il Comitato rivendica la sua competenza in merito e si fa promotore della gestione della problematica. La presidenza di questo Comitato convoca una riunione a cui, oltre i genitori, vengono invitate anche la Dirigente Scolastica e l’Assessora all’Istruzione del Comune di Caselle.  Il Comune si trova tuttavia ad essere poco coinvolto nella situazione (e più precisamente nell’ordine del giorno dell’incontro), in quanto i servizi dipendenti dall’ente ad oggi mancanti sono quelli di pre- e post- scuola, il servizio scuolabus e mensa, che tuttavia non possono essere fatti partire se non esistono ancora degli orari definitivi, cosa che invece dipende dalla Dirigenza Scolastica.

La Dirigenza a sua volta si trova però in difficoltà nell’elaborare questi orari, non avendo ancora a disposizione un completo organico dei docenti. Si tratta di un problema che ammorba da anni la scuola italiana, legato a intricate graduatorie ed infiniti ricorsi, che la pandemia ha reso ancora più pronunciato e la cui risoluzione non può che essere operata dal Ministero dell’Istruzione. Insomma, preso atto di tutti questi elementi, l’Assessora e il Comitato Genitori concordano un nuovo incontro più specifico giovedì 8 ottobre.

La Dirigente per parte sua si dichiara disponibile a discutere della situazione, ma all’interno del Consiglio di Istituto. Mancando i due interlocutori principali viene proposto di rinviare la riunione, cosa però non accolta della componente genitoriale promotrice della lettera di protesta, che anzi invita i giornalisti per darvi maggiore visibilità. Il Comune mette a disposizione del Comitato Genitori gli spazi del Palatenda e, dopo la misura della temperatura e l’igienizzazione delle mani di tutti i partecipanti, iniziano gli interventi. I giornalisti non vengono però fatti entrare, dato che l’invito a partecipare non è arrivato da parte del Comitato, ma solo da un gruppo di genitori non aventi ufficialmente titolo per farlo. Durante l’incontro, a cui assistiamo da fuori le transenne, emergono rapidamente le posizioni degli attori. Nella migliore tradizione italiana si arriva ad alcuni momenti di screzio e anche a qualche “vaffa” tra i genitori delle classi coinvolte promotori della lettera di protesta e la componente del Comitato Genitori del Consiglio di Istituto. Insomma, come dicevamo prima, un ginepraio.

Se alcuni problemi possono essere risolti in loco, altri sono di ordine nazionale. Queste situazioni rendono evidente il fatto che spesso, nella caotica gestione del “sistema scuola” italiano, tra ricorsi e graduatorie, presidi sceriffo e bonus di merito, ferie a luglio, scatti di anzianità, precariato e supplenze si bada poco a quell’elemento che forma l’essenza della scuola stessa: il diritto allo studio e alla continuità didattica.

 

 

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