Leggo Cose Nostre Online e scopro diversi articoli, piacevolissimi, su Amarcord nostalgici, dai Bolds dell’amico Gianni Mantovani al libro su Caselle di ieri di Salvatore Diglio, e la mente, birichina, inizia a rotolare lungo la china dei ricordi, giù giù, in un inarrestabile rewind che mi riporta a cinquant’anni fa…

Lennon cantava Imagine, Cinesi e Statunitensi facevano politica sui tavoli da ping pong, Morrison entrava nel mito dei “non morti” e Giovanni Leone veniva eletto sesto Presidente della Repubblica italiana…

Era il 1971.

A quattordici anni lottavo con il latino e la matematica al liceo e gran parte del tempo libero lo trascorrevo, come tanti miei coetanei, all’oratorio.

Erano gli anni delle due parrocchie, San Giovanni e Santa Maria e soprattutto dei due parroci, don Benente e don Miniotti: quasi quasi una disfida alla Peppone e don Camillo, non fosse che al posto del baffuto sindaco comunista vi era un secondo ‘don’ a fare da controvoce al primo.

Anni strani, mitici, come sempre per chi li visse, anni del post Sessantotto con alle porte la crisi in Medio Oriente… l’austerity… il terrorismo…

Ma a Caselle, per noi giovani, il tempo scorreva tra le note di Azzurro, in assolati pomeriggi tra la polvere del campetto da calcio di Santa Maria…

Quelle domeniche da solo
In un cortile, a passeggiar
Ora mi annoio più di allora
Neanche un prete per chiacchierar

Due calci al pallone, una sfida a ping pong, un torneo a calcio balilla… poi qualcosa cambiò.

Arrivarono ragazzi e ragazze più “vecchi”, qualcuno suonava la chitarra, qualcuno leggeva Erich Fromm, qualcuno raccontava delle sue esperienze nella comunità  di Taizé… facevano le “riunioni”, organizzavano la messa cantata, immaginavano il domani…
Stava cambiando il piccolo mondo giovanile di Caselle.

Giorgio 1, Enrico, Marina, Giorgio 2, Dario e Angela erano i fondatori del nuovo Gruppo parrocchiale che presto si arricchì di decine di giovani tra i 14 e i 20 anni. Era nato il Gruppo 71!

Ci si riuniva al sabato pomeriggio in parrocchia e con la presenza del Don o del Vicario si affrontavano alcune tematiche relative alle letture della domenica successiva, si definivano questioni inerenti al Gruppo e si concludeva la riunione con la confessione comunitaria… quanti patemi nel raccontare noi stessi alla platea!
Infine si stabiliva chi tra noi avrebbe commentato le letture prima della predica del Don… per quasi tutti era una specie di iniziazione, un salto mortale senza rete tra le braccia della Comunità parrocchiale.

Alla sera, poi, tutti a casa di Angela o di Nadia per le prove dei canti del giorno dopo: la mitica messa cantata delle otto e trenta!

Sempre di domenica, nel primo pomeriggio, si andava al Vecchio Baulino a “trovare i vecchietti” per trascorrere con loro un’oretta tra le note di “Maria Giuana” e “L’uva fogarina” frammiste a pezzi da hit da Battisti a De Andrè…

A seguire, tempo permettendo, come cantava ancora Celentano…

Una festa sui prati
Una bella compagnia
Panini, vino, un sacco di risate
E luminosi sguardi di ragazze innamorate

Jeans a zampa di elefante, camicette aderenti, capelli lunghi ( a quel tempo rigorosamente presenti…), minigonne e scarpe da tennis ( Superga)… una chitarra, sogni e… una vita più infinita dell’universo.

Si partiva per la montagna assaltando le carrozze della vecchia Ciriè-Lanzo, si organizzavano le feste da ballo nei garage smanettando sul giradischi, si partiva in trasferta a Mappano per la disfida a ping pong con la squadra della parrocchia locale, si organizzavano campeggi… nascevano amicizie, ci si innamorava… si cresceva insieme, con la velocità della luce.

Furono anni di scelte, dubbi, crisi, gioie e tormenti, ma anche e soprattutto di impegno civile.

In quei giorni nacque l’idea del primo Campo di Lavoro per raccogliere i fondi per un rene artificiale da donare all’Ospedale di Ciriè e a quel primo impegno, che coinvolse decine e decine di ragazzi e ragazze casellesi, ne seguirono tanti altri.
Al tempo non c’era la raccolta differenziata e in quei “campi” raccogliemmo tonnellate di ferro, carta, stoffa e vetro da riempire i cortili dei due oratori e non solo.
Fu un volano di energie positive.

Ai campi seguirono i Settembre della solidarietà; in particolare rivolti a persone anziane, sole e bisognose, che spesso vivevano in condizioni precarie tra le mura malandate di fatiscenti alloggi del centro storico. Si riassettavano le stanze, si pulivano i mobili, si sistemavano magagne edili e, soprattutto, si ritinteggiavano gli alloggi utilizzando quell’ultimo mese estivo prima dell’inizio della scuola.
Forse non erano capolavori di decorazione, ma  il decoro e la pulizia erano assicurati.

Così scorreva il tempo a Caselle in quei primi anni Settanta.

Fu un’ esperienza relativamente breve ma intensa. Soprattutto furono momenti di condivisione, partecipazione e di formazione personale.
Qualcuno li rimpiangerà con nostalgia, qualcuno con il semplice piacere del ricordo…qualcuno li avrà ovviamente dimenticati, ma quella stagione rimarrà una scheggia di storia casellese, un tratto, pur brevissimo, del cammino di una comunità.

Imagine there’s no heaven
It’s easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today… 

Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace… 

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