Egregio Direttore, in quest’epoca tutti ci siamo accorti di quanto il cosiddetto ‘spazio vitale’ attorno a noi sia estremamente importante. Capita spesso, però, di incontrare delle difficoltà più o meno marcate nell’atto di proteggere questo spazio, gesto che ribattezziamo da mesi “mantenere il distanziamento sociale”, quando si tratta di fare una bella passeggiata per le vie della nostra città. Ça va sans dire, citare il cambiamento di abitudini dettate dai nostri tempi è solamente un pretesto per parlare di un argomento che sarebbe egualmente valido in periodi “normali”. Quando parlo di passeggiata, parlo di essa in tutte le sue declinazioni: a piedi, accompagnati da un amico a quattro zampe (o a due gambe), a bordo di (o dietro ad) una sedia a rotelle, alla guida di un passeggino, ecc… e quando parlo di vie della nostra città, parlo specificatamente dei marciapiedi delle vie di Caselle. Quando una siepe verdeggiante e rigogliosa invade massicciamente territori importanti di un marciapiede, le proporzioni di esso cambiano e iniziano le difficoltà tirate in ballo nelle prime righe di questo articolo. Perché là dove prima le dimensioni standard di un marciapiede consentivano a due persone di marciare anche con una certa distanza l’una dall’altra, o a un genitore di guidare agilmente un passeggino, ora c’è spazio a malapena per una persona. Quella che doveva essere una semplice camminata si rivela qualcosa di più complesso e da non prendere sotto gamba. Un passeggiatore d’alto grado e con una certa esperienza, saprebbe guidare – letteralmente – passo passo una matricola alle prime armi lungo tragitti tortuosi ma sicuri che, al fine di evitare sia le infide siepi che gli altri pedoni, prevedono nell’ordine: repentini sali e scendi dalla banchina di turno, coraggiosi attraversamenti stradali, dribbling di lampioni, griglie di scarico malconce e feci di animali e, in caso di pioggia, cauti guadi in corrispondenza degli scivoli dei marciapiedi stessi, caratterizzati da acque limpide e cristalline pari a quelle del fiume Mekong durante il periodo dei monsoni.
In questo articolo vorrei rivolgermi alla cittadinanza; invitarmi ed invitarvi a non chiederci cosa può fare il nostro Comune per noi, ma chiederci cosa possiamo fare noi per il nostro Comune (spero che John Fitzgerald Kennedy mi possa perdonare questa parafrasi della sua famosa citazione che, però, si adatta perfettamente al contesto).
Cari possessori di siepi verdeggianti e rigogliose, ma un po’ invadenti, conoscete meglio di me gli strumenti adatti a prendersene cura ed i periodi giusti per la potatura (anche se in alcuni casi, viste certe selve selvagge, non si direbbe). Siate artefici del cambiamento e date un taglio a questo piccolo problema per qualcuno, ma grande per tanti. Basta ricordarsi di rispettare le giuste dimensioni e le giuste proporzioni.

Marco Matta

Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre ( quando si dice il caso…) del 1952. Ha contribuito a fondare Cose Nostre, firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato anche collaboratore di presdtigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis”, seguendo per più di un decennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”. Attualmente è anche direttore responsabile di “0/15 Tennis Magazine”.

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