FOTO FILIPPO RUBIN / LVF

Nonostante sia passato qualche mese credo che alcuni si ricorderanno ancora della vicenda di Lara Lugli.
Riassumiamola per sommi capi. Lara era una cestista in un’importante società sportiva del nord Italia. Circa due anni fa rimase incinta. A seguito di ciò, la società risolse il contratto licenziandola. In seguito a un aborto spontaneo Lara perse il figlio. Lei chiese alla società di corrisponderle l’ultima mensilità in cui aveva regolarmente lavorato.
La dirigenza del club decise di chiedere i danni alla Lugli denunciandola: rimanendo incinta li aveva, secondo la società, danneggiati.
La vicenda, tanto tempo dopo, finì su tutti i giornali.
Su questa vicenda si è espresso lo scrittore Stefano Massini con un suo duro e incisivo monologo.
Massini, tra l’altro, si chiede: “ Come mai a Lara hanno espresso solidarietà solo le donne, gli uomini dove sono? Forse questa battaglia riguarda solo le donne e non pure noi? Non posso tacere. Se tacessi sarei omertoso e io non voglio esserlo. Questa battaglia sulla parità dei diritti riguarda tutti perché è battaglia di civiltà.”
Questo in sintesi il pensiero dello scrittore. Pensiero che faccio mio: no, non possiamo né tacere, né far finta che non ci riguarda. Ci riguarda, perché non sono più tollerabili questi soprusi e questa violenza omicida contro le donne che ogni anno provoca decine di vittime, a causa della gelosia, da parte di uomini che ritengono di essere stati traditi e considerano le compagne di loro proprietà. Non è più accettabile che le donne siano costrette a firmare fogli di dimissioni in bianco che provocheranno il loro licenziamento se dovessero rimanere incinte.
Aspettare un bimbo dovrebbe essere un momento di gioia immensa, ma diventa una tragedia per il datore di lavoro e conseguentemente, pone le donne in uno stato di ansia e prostrazione pensando al pericolo di perdere il lavoro.
Queste battaglie riguardano tutti noi poiché sono vicende che hanno al centro una determinata concezione della società. Una concezione che prevede uguaglianza di diritti per tutti a prescindere dal sesso, etnia o altro.
C’è una domanda che non possiamo eludere: perché la donna, nella storia, è sempre stata considerata inferiore dai maschi e impura dalle religioni ? Questa concezione ha sempre escluso le donne da ruoli in cui avrebbero potuto portare un contributo originale e costruttivo. Perché? A questa domanda sono state date risposte di vario tipo: è più debole fisicamente, il ciclo mensile la rende impura, la sua bellezza la rende tentatrice… E si potrebbe continuare. Ritengo tutte queste risposte pretestuose e insufficienti.
A mio avviso il motivo vero potrebbe essere la sua capacità generativa che le assegna un ruolo decisivo nella società. L’emarginazione della donna è frutto di una precisa concezione del potere del maschio, dei maschi non degli uomini. Potere finalizzato al controllo della società in tutti i suoi aspetti. Questa concezione prevede che bisogna escludere tutti gli elementi che non sono coerenti con questa ideologia: nessuna donna dichiarerà mai una guerra in cui il figlio che ha generato potrebbe morire.
Le religioni e certi valori, come il concetto di patria, hanno sempre fornito al potere maschile sostegno e motivazioni ideologiche per rendere accettabili ancestrali concezioni del potere. La donna viene esclusa da certi ruoli semplicemente perché donna: inaccettabile.
Accanto a queste battaglie ce ne sono altre non meno importanti, come lo ius soli, da portare avanti.
Possiamo anche rinunciare, ma allora, come dice Massini, saremo conniventi e omertosi. Perché civiltà, libertà e uguaglianza sono sinonimi.

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