Il terzo lockdown mi ha regalato un’altra esperienza che mi ha arricchita molto e che, di conseguenza, amo condividere. Su Facebook, il 15 marzo, è nato su iniziativa di Marcella Pralormo, direttrice della Pinacoteca Agnelli, il gruppo “Tutti gli alberi a Torino” e ha raccolto nel segno dell’amore per gli alberi ben 276 torinesi. Ci chiedeva di osservare e disegnare gli alberi vicino a casa. Erano anni che mi incantavo a osservare la struttura degli alberi in inverno, quindi mi è sembrato un invito-compito perfetto per un incontro ravvicinato con questi esseri che potrebbero raccontare la storia della nostra città, il clima che ha attraversato e che lottano ogni attimo per regalarci aria pulita, ombra, ristoro, cibo. Con gli alberi ognuno di noi potrebbe ricostruire anche la propria storia: per me, il primo albero di riferimento, abbracciato e chiamato per nome, è stato il grande pioppo che cresceva all’ingresso della casa del Sedime in cui ho abitato fino ai sette anni. Dietro casa c’era poi l’albero gigantesco da cui Nino con una lunghissima canna spiccava gonfi fichi neri per noi bambini e più giù, verso il limite territoriale concesso alle scorribande estive, l’albero di carrubo, di cui raccoglievo i grossi baccelli scuri per succhiare la gelatina asprigna. A Borgaro, ricordo la lunga fila di salici che portava da casa mia, ancora in mezzo ai prati prima della colata cementizia, al paese. Avevo imparato ad amare anche il ciliegio che compare in piena fioritura nella mia foto di sposa. È stata la mia suocera Clara a contagiarmi con la passione per fiori, alberi e funghi. Portati in piena terra gli alberelli bonsai che coltivava da anni in città costretti in vaso, dopo un momento di smarrimento, hanno cominciato a crescere e ho amato con lei il tasso, il noce, l’ulivo, il faggio. Nei boschi ho cercato roveri, pioppi tremuli, olmi e castagni per sorprendere porcini e reali. L’invito di Marcella Pralormo, a cui ho risposto con una quarantina di acquerelli, è arrivato nel momento giusto, ma non ero preparata alla straordinaria ricchezza arborea della città. Grazie all’osservazione più attenta ho scoperto e disegnato l’acero americano, il liriodendro, il bagolaro, l’albero di Giuda, vari tipi di ginepro e di salice. Man mano che i mesi trascorrevano ecco arrivare, sui rami nudi, foglie, gemme e poi fiori mai visti prima, come i “tulipani” del liriodendro. Incredibile e bellissimo, ma non ero ancora convinta a parlarne nel mio angolo, finché non mi è capitato di leggere su Civico News un articolo di Mauro Bonino che parlava di “Forestopia”, un progetto interessante nato da un gruppo di privati con lo scopo di arricchire e abbellire ulteriormente Torino con alberi, piante e fiori . Ne riporto uno stralcio: “Il progetto Forestopia nasce dalla necessità, sempre più impellente, di rimettere la natura al centro della nostra vita. Secondo il botanico, accademico e saggista Stefano Mancuso, al Pianeta servono mille miliardi di alberi in più, mentre in Italia se ne possono piantare fino a sei miliardi. Gli alberi immagazzinano anidride carbonica che aiutano a mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici, filtrano l’aria e riducono l’inquinamento acustico. Rendono più belle le città e forniscono habitat, cibo e protezione per molte piante e animali, contribuendo a mantenere e aumentare la biodiversità. Generano turismo, creano posti di lavoro e incoraggiano stili di vita attivi e sani. Prevengono le malattie e creano luoghi dove gli abitanti possono socializzare e riappropriarsi dei propri spazi./…/In un secondo momento, quando questa prima fase di Foresta diffusa avrà preso piede, l’obiettivo di Forestopia sarà ancora più ambizioso: creare una vera e propria “Food Forest”, la prima foresta edibile della città. Un luogo accessibile a tutti dove coltivare e raccogliere fiori e frutti, organizzare incontri su orticoltura e alimentazione o, semplicemente, camminare nel verde per godersi momenti di pura libertà.”


Ho chiesto a Stefano Bosco ((boscostefano.press@gmail.com  – Ufficio Stampa Associazione Società Orticola Piemonte – tel.338 9321089)  se il progetto Forestopia verrà esteso anche ai paesi della cintura e purtroppo mi ha risposto che per ora riguarda Torino, ma io credo che ormai abbiamo capito tutti l’importanza del nostro patrimonio verde e chissà che anche nella realtà casellese, in cui il Comune mi risulta che avesse sognato un albero per ogni bambino nato, parta un’iniziativa simile.
Sono tornata a Caselle in questi giorni, per “riconoscere” gli alberi di viale Bona e del Prato della Fiera che nei dieci anni di insegnamento avevo amato con disattenzione: sono tigli e platani. Ora ci sono anche molti di quegli alberi eleganti e inconsueti che ho conosciuto nel parco della Tesoriera e della Pellerina. Bello.
Se insegnassi ancora avrei una ricchezza di conoscenze in più da affidare ai miei alunni. Le buone intenzioni c’erano già nei lontani Anni Settanta, quando nelle singolari feste di fine anno in riva alla Stura, invitavo esperti della WWF per una passeggiata ecologica per il riconoscimento di alberi, animali e fiori.
Quasi quasi tornerei indietro e insegnerei loro soprattutto ad abbracciare gli alberi! Torna utile in un tempo di abbracci negati, sentire la solida e calda rugosità del loro corpo, respirare vita.

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