Cahiers De Doleance, Gamera, 2011

Non sono mai stato un feticista della musica. Non ho mai avuto bisogno di un supporto fisico fra le mani per poterla apprezzare. Non sono fra quanti affermano che dopo il vinile la musica ha smesso di avere un senso e neppure credo che piangerò quando, fra non molto, il cd andrà in pensione. Però devo ammettere che un cd cartonato e ben confezionato come questo, con la bella copertina di Lorenzo Asselli, mi fa avere qualche ripensamento. E inoltre a riprendere in mano Gamera, a 10 anni dalla sua pubblicazione, viene parecchia nostalgia per un’epoca che ormai sembra preistorica. Un’epoca in cui la scena musicale della provincia era tutto un fermento di gruppi e artisti ed eventi e collaborazioni; in cui i concerti erano affollati da un pubblico partecipe e in cui c’erano luoghi in cui girava cultura e si faceva aggregazione, quella buona. Una scena locale che in realtà agonizzava già ben prima che venisse il Covid a dare il colpo di grazia.
Nel 2011, quando li conobbi, la prima cosa che mi colpì di questa band fu indubbiamente il nome, una citazione colta che rimanda alla Francia del 1789. In quell’anno fatidico, Luigi XVI, nel tentativo disperato di salvare il potere dal tracollo, convoca gli Stati Generali; in quell’occasione i deputati raccolgono sui Cahiers De Doleance, i “quaderni delle lamentele”, le critiche al sistema statale suggerite dalla popolazione. A questo evento storico si ispirarono i tre musicisti ciriacesi per dare un nome alla loro band: “Un nome che simbolicamente rappresenta il diritto di poter dire la nostra anche nel senso più prettamente musicale.”
I Cahiers erano una formazione strumentale composta da Ivan Nirta alla chitarra, Luca Pellegrino alla batteria e Davide Onida al basso, nata nel 2010 da un’evoluzione dei Sun-Tzu, un duo con all’attivo il mini Ep “Scarecrows and Architects”. Difficile catalogare il sound dei Cahiers, in cui rock e jazz convivono con influenze post hardcore, noise e metal. Ma non mancano incursioni in territori più meditativi e desertici e in atmosfere ispirate dalle colonne sonore dei film western, horror e di fantascienza.
Gamera. 11 tracce originali e un remake della colonna sonora del film “La cosa” di John Carpenter. Un disco autoprodotto, registrato nello studio della band. E anche il titolo dell’album è un omaggio alla fantascienza d’annata: Gamera è infatti il mostro giapponese, simile a una gigantesca tartaruga, nemico di Godzilla e protagonista di una serie di film degli anni Sessanta. “Cercavamo un titolo breve”, raccontarono i Cahiers in un’intervista che raccolsi in quegli anni, “e anche la copertina un po’ fumettistica è un omaggio allo stile dell’horror e della fantascienza degli anni 50/60. Il riferimento al cinema e agli stili da noi preferiti è ben udibile in alcuni brani, soprattutto in John Carpenter, un omaggio al grande regista e al suo cinema in bilico tra sci-fi e horror, senza dimenticare la sua cura per la composizione delle colonne sonore.
Il brano John Carpenter venne utilizzato nel 2018 come colonna sonora del Pilone perduto nel bosco, nell’ambito del progetto di Arte Sacra Contemporanea Pilun. Sul pilone in oggetto, che si trova nel mezzo di un bosco vicino al torrente Stura, in prossimità del sentiero della Corona Verde, è applicato un codice qr, che rimanda al brano dei Cahiers, facendo diventare, di fatto, l’edicola votiva un oggetto musicale.

Le coordinate del pilone, per chi avesse voglia di dilettarsi in una specie di gara di orienteering attraverso i sentieri che costeggiano la Stura, sono N45,2192453, E7,5689826.
L’album Pilun Ham, che contiene tutte le musiche originali composte e realizzate da diversi musicisti per “Pilun – progetto di arte sacra contemporanea” si può trovare su Bandcamp, all’indirizzo https://pilun.bandcamp.com/album/pilun-ham
L’intero album Gamera può invece essere ascoltato in streaming nello spazio dei Cahiers all’indirizzo
http://cahiers.bandcamp.com/

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