Quasi sicuramente sulle pagine di Cose Nostre si è già parlato di questa meta turistica a 50 km da Caselle: il lago di Sirio. Il cammino dei cinque laghi di Ivrea è una delle esperienze escursionistiche più piacevoli: sull’arco della Serra troviamo i laghi Sirio, San Michele, Pistono, Cascinette e Nero, tutti di origine glaciale, formati dal ritiro del ghiacciaio Balteo. Tra i laghi sono rimaste zone di vecchie torbiere che hanno dato origine alle cosiddette “terre ballerine”, dove sembra di camminare su un tappeto elastico. Il lago Sirio è il più grande dei cinque ed è l’unico ad essere alimentato da una sorgente, quindi le sue acque sono piuttosto pulite. Negli ultimi anni si sono creati punti di ristoro, aree per pic nic e balneazione; in acqua non ci sono imbarcazioni a motore;  insomma è sicuramente una bella meta di passeggiate e di vacanze anche per i casellesi. Adesso potrebbe esserci un motivo in più per fare una passeggiata sul lungolago di Sirio: un libro di racconti di piacevolissima lettura che la scrittrice eporediese Giuse Lazzari ambienta proprio qui. Giuse è una scrittrice di origine friulana, laureata in Lettere, che abita ad Ivrea da quando si è sposata, ha fatto l’antiquaria per molti anni, ma si è sempre dedicata con passione alla scrittura, tanto che è stata chiamata a guidare  un corso di scrittura creativa all’Unitre di Ivrea. Finalista al Premio Calvino e vincitrice del premio internazionale “Terza età creativa” ha scritto molti racconti e quattro romanzi che vi consiglio di leggere: Il grido della catalpa ed. Passigli; In viaggio con Tolstoj ed.Robin; Di là dall’acqua ed. Robin e Il silenzio dell’elleboro ed.Campanotto. Ora, in questo imprevedibile periodo di clausura, Giuse Lazzari ci offre una serie di racconti che hanno come motivo comune la visione di una luce accecante sul lago: la speranza di un cambiamento o la certezza di un evento positivo. Il libro stampato presso le edizioni Campanotto si intitola “Qualcosa di luminoso”. Mi racconta Giuse che nel 2010 e poi anche  nel 2018 c’era stata una ventata di notizie di avvistamenti UFO, di proteste per una scorribanda di aerei da caccia nei cieli del Canavese e l’idea di inserire la presenza di un oggetto misterioso, di una luce accecante che prima sta ferma sul lago e poi a velocità supersonica sparisce, è germogliata allora. “Storie da raccontare ce ne sono sempre, basta saper osservare, ascoltare.- mi spiega Giuse carezzando e indicandomi ad esempio il suo cagnolino Jmmy che è finito sulle pagine di cronaca per aver salvato suo marito dall’attacco dei cinghiali.

 

Camminando sul lungolago come noi ora, capiterà di incontrare forse alcuni dei suoi personaggi: un tizio con “la faccia tonda, rossa sulle guance, segnata qua e là da qualche morso di zanzara” potrebbe essere il vigile Luigi; potremo incontrare Luisa che sogna rapimenti e inconfessabili…piacevoli torture erotiche, o le sorelle Baudin che scendono a braccetto dalla loro villa rosa,  battibeccando come il solito. Lungo l’anello di tre km che circonda la superficie lacustre ci sarà di sicuro un ragazzino curioso con lo skateboard che si ferma sul pontile a guardare un pescatore alle prese con trote, cavedani e persici. Esattamente come il ragazzino protagonista del primo racconto! Guarderemo con più attenzione i giardini cercando di scoprire quello di Antonio che si affaccia sul lago, pieno di piante esotiche, agavi e lillà: è andato a vivere lì per sfuggire ai pettegolezzi omofobi;  riconosceremo la villa rosa e la casa del capitano che lasciata la città ricomincia la sua vita lì, nella casa dei genitori, a picco sul lago. Con un po’ di fortuna potremo imbatterci, come Ofelia, proprio in lui, “nell’uomo alto, leggermente claudicante, con una massa di capelli brizzolati…e il suo panama bianco”! Tutti i protagonisti del libro hanno vite che si intrecciano, legando i racconti in un unico affresco, ma soprattutto nel momento in cui si accorgono di “qualcosa di luminoso” all’orizzonte, proprio sul lago, sentono che qualcosa di nuovo sta per entrare nella loro vita.  Perfino Antonio riesce a vedere in quella scia luminosa una speranza che supera il lutto, la perdita:” Possibile che si potessero superare le tempeste non dimenticandole, ma accettandole? Un passetto alla volta, un passetto al giorno” , si disse rientrando in casa.
Giuse lascia al lettore il piacere di sognare il futuro dei suoi personaggi; pian piano attraverso i vari racconti costruiamo la realtà di un paese adagiato sulla riva, semplice e limpido  solo in apparenza perché come l’acqua del lago se si scende nel profondo, è torbida, ha pensieri nascosti e spesso inconfessabili. Tutti hanno bisogno di sperare in qualcosa di nuovo e diverso e se non sarà un oggetto luminoso come un UFO a fare da segnale, ci saranno altri segni. Anche per noi lettori. Basta saperli cogliere. Forse il libro stesso sarà un segno.
Grazie, Giuse Lazzari.

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