Due anni di assenza dovuti alla pandemia, in cui anche le tradizioni hanno dovuto cedere il passo. Ma il nostro Don Raffaele questa volta non ha voluto rinunciare alla prima uscita del nuovo anno.
Sant’Antonio Abate è stato uno dei fondatori del monachesimo dei primi cristiani, visse in Egitto tra il 251 ed il 356 e fondò parecchie comunità anacoretiche nei deserti. La sua biografia dice che sia morto a 105 anni, sarà forse grazie alla vita sana condotta all’aria aperta.
ÐÈ uno dei santi più amati dagli agricoltori, lo si vuole protettore degli animali domestici ed agricoli e dedito alla cura di malattie e piaghe. L’iconografia popolare lo ritrae sempre in compagnia di un porcellino, con il cui grasso si leniva il “fuoco di Sant’Antonio”, e talvolta di un gallo o un asino. Una antica preghiera recita così: “Voi che otteneste da Dio la speciale virtù di liberare l’aria, la terra, il fuoco e gli animali da ogni morbo e da ogni malefica influenza…”; nulla di più adatto al momento che stiamo vivendo.
Al tiepido sole del mattino, sul sagrato della Parrocchia, la Filarmonica ha fornito accompagnamento musicale “in forma statica” (come da DPCM!) intonando i tradizionali inni religiosi al transito della processione. Dopo di che si è trasferita nella piazza di fronte, intitolata proprio agli agricoltori, dove il Don ha benedetto i poderosi trattori moderni e qualche mezzo d’epoca tirato a lucido. Una benedizione particolare anche ai cavalli della scuola di equitazione di Ceretta. Un paio di marce ben suonate dalla banda e poi tutti a casa: la cerimonia è stata breve ma ben riuscita. L’abbiamo detto ormai troppe volte, ma fa lo stesso, speriamo che il ritorno a queste piccole cose che abbiamo nel cuore sia il segnale giusto di una nuova normalità.

Classe 1958, ex dirigente di azienda, torinese di nascita, ho una famiglia che unisce Sud e Nord, Italia ed Europa. Mi sono diplomato al liceo classico ed ho conseguito la laurea in Economia a Torino. In azienda mi sono occupato di controllo di gestione, amministrazione, personale. Ho lavorato oltre 15 anni in paesi esteri dirigendo piccole filiali del gruppo al quale ho dedicato tutta la mia carriera. Ho così avuto l’opportunità di avvicinarmi a lingue straniere e scoprire culture antichissime; ho provato a capire la gente di altri paesi vivendoci un po’ insieme ed ho imparato che quello che ci divide sono solo i preconcetti ma anche, troppo spesso, il peso della Storia. Una volta in pensione mi sono dedicato da una parte al volontariato, utilizzando le mie competenze a beneficio del terzo settore, dall’altro ho ripreso la passione per la musica che mi aveva sempre accompagnato, in verità senza grandi risultati. All’età della pensione ho iniziato a studiare e praticare uno strumento a fiato che mi ha permesso di introdurmi nel meraviglioso mondo delle bande musicali piemontesi. Per Cose Nostre scrivo della Filarmonica Cerettese ed in generale di temi relativi all’associazionismo musicale popolare.

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