Circa un anno fa avevamo dato una notizia che faceva ben sperare. Il Governo aveva reintrodotto la possibilità per i contribuenti di destinare alle associazioni culturali una quota pari al due per mille della propria IRPEF. Ottima notizia, finalmente un segnale di attenzione al settore della cultura popolare, un aiuto concreto a promuovere la formazione musicale ecc. ecc. Ci avevamo creduto.

“Inattesa doccia fredda” la definisce il Sole 24 Ore. La nuova Legge di Bilancio non ha più confermato questo istituto per il 2022: le Milleproroghe ne hanno persa una. Nei modelli di dichiarazione dei redditi 2021 già usciti (730/2022 ma anche CU 2022), la possibilità di scelta è stata oscurata. Chiaramente non è stata invece abrogata la scelta del due per mille per i partiti politici visto che anche i più riottosi si sono ormai convinti che i soldi servono (ma basta là!).

Ci sentiamo presi in giro. Non abbiamo ancora visto l’incasso del 2021 (sicuramente magro) che già questo “fiume di denaro” viene girato altrove.

E, con i pasticci amministrativi della trasmigrazione al nuovo cacofonico RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore), rischiamo di non riuscire ad entrare neanche nel cinque per mille.

E poi, cinque per mille? Dobbiamo veramente mettere in concorrenza le nostre associazioni con organizzazioni eroiche che stanno aiutando la gente in Ucraina, Siria e tanti altri posti di dolore? O che assistono chi è in difficoltà tra noi? Temo di non avere dubbi.

Classe 1958, ex dirigente di azienda, torinese di nascita, ho una famiglia che unisce Sud e Nord, Italia ed Europa. Mi sono diplomato al liceo classico ed ho conseguito la laurea in Economia a Torino. In azienda mi sono occupato di controllo di gestione, amministrazione, personale. Ho lavorato oltre 15 anni in paesi esteri dirigendo piccole filiali del gruppo al quale ho dedicato tutta la mia carriera. Ho così avuto l’opportunità di avvicinarmi a lingue straniere e scoprire culture antichissime; ho provato a capire la gente di altri paesi vivendoci un po’ insieme ed ho imparato che quello che ci divide sono solo i preconcetti ma anche, troppo spesso, il peso della Storia. Una volta in pensione mi sono dedicato da una parte al volontariato, utilizzando le mie competenze a beneficio del terzo settore, dall’altro ho ripreso la passione per la musica che mi aveva sempre accompagnato, in verità senza grandi risultati. All’età della pensione ho iniziato a studiare e praticare uno strumento a fiato che mi ha permesso di introdurmi nel meraviglioso mondo delle bande musicali piemontesi. Per Cose Nostre scrivo della Filarmonica Cerettese ed in generale di temi relativi all’associazionismo musicale popolare.

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