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venerdì, Luglio 12, 2024

    Il lavoro di influencer e lo stress

    Chiudo l’anno con un articolo dedicato al lavoro dell’influencer, sempre più ambito, specie tra i giovani, ma che può avere conseguenze negative sulla salute psicologica.

    Per chi di voi è meno aggiornato, l’influencer è un personaggio popolare sui social, come Facebook, Instagram e tanti altri. Egli è molto seguito dai follower, che sarebbero i suoi fan, e grazie alla sua popolarità influenza le scelte ed il comportamento del suo pubblico. Da qui deriva il suo nome: influencer. Spesso gli influencer collaborano con delle aziende perché la loro immagine guida il comportamento negli acquisti dei follower. Il follower invece è un utente che si è iscritto su un social network e si è registrato sulla pagina dell’influencer per visualizzarne le pubblicazioni, come foto, video, pensieri…

    Essere influencer permette di essere popolari. Per essere influencer tendenzialmente si è giovani e si rappresenta l’idea di successo.

    Questo lavoro viene definito come facile, ma iniziano in tutto il mondo a comparire le prime confessioni su come invece esso sia stressante. Alcuni personaggi interrompono bruscamente la loro programmazione, o iniziano a pubblicare video dai toni meno spensierati. Anche in questo ambito cominciano a comparire parole quali “oppressione”, “demotivazione”, “insoddisfazione”.

    Essere un influencer è molto simile ad essere imprenditori. Infatti gli introiti economici che deriveranno dall’attività dipendono dalla quantità di clienti, in questo caso chiamati “follower”, che si riescono ad attirare. La differenza, rispetto alla classica impresa, è che tutto avviene molto velocemente. Essere “virali” significa in pochissimo tempo, si parla di una manciata di ore, ricevere un alto numero di visualizzazioni. Questo da vita a emozioni che cambiano velocemente: ci si può sentire all’apice del successo nel primo pomeriggio per poi arrivare all’ora di cena alla sensazione di fallimento. Questo non avviene invece nella classica impresa, dove il successo oppure l’insuccesso sono determinati grazie al lavoro duro e costante di tanti anni.

    C’è forte pressione ad essere sempre più accattivanti e stimolanti, a distinguersi dalla massa di tutti i canali che nascono ogni giorno, tutti con lo stesso obiettivo: catturare il maggior numero di follower. Si può anche sperimentare un forte senso di ingiustizia, perché nel mondo di internet ci si può sentire non premiati per le proprie produzioni, specie se si iniziano a fare i confronti con gli altri. Il rapporto con la cerchia dei follower è fonte di gratificazione quando si è all’apice del successo, ma nel mondo dei social si rischia di essere facilmente sostituiti da un influencer più intrigante e questo è fonte di frustrazione. Nel web c’è un’evoluzione veloce, cosa qualche giorno prima andava di moda, qualche giorno dopo è già diventato vecchio. Oppure, è la piattaforma su cui si lavora a passare di moda, come è successo a Facebook, che dopo anni di successo indiscusso è stato superato da Instagram, che poi è stato superato da TikTok… Passare da una piattaforma ad un’altra non è sempre agevole. Come se non bastasse, si può anche essere vittime degli hater, gli odiatori, ovvero i critici del mondo social. Le loro critiche possono arrivare ad ondate e senza tatto e non tutti riescono a tollerarle, rischiando di danneggiare la propria autostima. Bisogna infatti ricordare, a proposito di autostima, che i social sono importanti mezzi di comunicazione, ma soprattutto per comunicare su di sé. Ci si concentra sulla propria individualità, che viene però costruita per piacere agli altri e adeguarsi alle aspettative dei fan: non è un’identità reale. Nel lungo termine può diventare difficile continuare ad interpretare questa parte. Un attore che interpreta una parte in un film, quando finiscono le riprese può tornare ad essere sé stesso, ma un influencer deve essere sempre online, per non essere dimenticato. Col tempo, è davvero complicato sostenere tutto ciò ed essere abbastanza forti da tollerare pure le critiche spietate, magari da parte di anonimi che navigano sul web.

    In questo tipo di lavoro, si può rimanere sulla cresta dell’onda per breve tempo, per poi sparire se non si hanno avuto il tempo oppure la capacità di pensare a nuovi progetti.

    I più abili riescono a creare un’impresa, ad assumere collaboratori che possano aiutare nei continui aggiornamenti, che sono essenziali per il successo. Chi però non riesce ad arrivare a questa fase è a rischio di sviluppare un disagio psicologico: il continuo confronto con chi ce l’ha fatta può diventare intollerabile.

    Immaginiamo quindi in una situazione di questo tipo, caratterizzata da grandi fluttuazioni sia emotive ma anche economiche e difficoltà a progettare il futuro, quanto sia facile essere vittime dello stress, oppure della sindrome del burnt out (esaurimento) che fino a qualche anno fa sembrava colpire principalmente le professioni in ambito sanitario.

    Per maggiori informazioni: www.psicoborgaro.it

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