La rivista “Smens”, patrimonio della Biblioteca Reale

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                                      Schialvino e Verna con Enrica Pagella

Il posto perfetto per “ Smens” ( che sarebbe semi, sementi in piemontese), la rivista nata nel 1997 con l’associazione Nuova Xilografia e pubblicata semestralmente fino al 2003: la Biblioteca Reale di Torino, voluta da Carlo Alberto di Savoia-Carignano nel 1831 e progettata da Pelagio Pelagi. Dopo un percorso espositivo che ha visto gli undici numeri della prestigiosa rivista ideata da Gianfranco Schialvino e Gianni Verna respirare l’aura antica di tutte le migliori biblioteche storiche italiane ed europee, eccoli celebrare l’ingresso, come donazione, nelle vetrine della Biblioteca, accanto a tabellari e incunaboli di inestimabile valore. Il 12 gennaio 2023, all’inaugurazione della mostra dedicata a “Smens”, oltre alla direttrice della Biblioteca Giuseppina Mussari ed Enrica Pagella direttrice dei Musei Reali, c’erano due dei giornalisti, Bruno Quaranta e Alberto Sinigaglia, che hanno contribuito non poco negli Anni Novanta a creare attorno al progetto dei due xilografi un cenacolo di scrittori che hanno impreziosito con i loro scritti le pagine della rivista: Nico Orengo, Guido Ceronetti, Mario Luzi, Mario Rigoni Stern, Norman Mailer, Gianfranco Ravasi, Mario Baudino, Federico Zeri, Lorenzo Mondo, Ellemire Zolla, Vittorio Sgarbi e altri ancora.  Esattamente come succedeva con i primi libri a partire dalla scoperta dei caratteri mobili del 1455, c’erano due passaggi di stampa: uno per le xilografie e uno per i testi con i caratteri in piombo pazientemente composti “…e controllati perché non vi fosse neppure un refuso”- sottolinea Schialvino durante la presentazione e ringrazia ancora, presente tra il pubblico, Enrico Tallone, uno dei preziosi tipografi che aiutò affinché il prodotto fosse all’altezza dei sogni di bellezza e perfezione che tormentavano quel gruppo di appassionati cultori dell’immagine e della parola. Tra gli incisori che contribuirono con le loro opere troviamo nomi come Barry Moser, Leonard Baskin, Ugo Nespolo, Salvo, Giacomo Soffiantino, Mimmo Paladino, Francesco Casorati, Jean Marcel Bertrand, Roy Wood, Suzanne Reid, Piero Ruggeri  oltre agli ideatori naturalmente!
Mi aveva regalato il primo numero di “Smens” l’artista casellese Domenico Musci, quando per la prima prova di stampa xilografica di Giada Gaiotto ci aveva accompagnate nel Canavese, ad Alice, “dal miglior xilografo italiano”, per l’appunto Gianfranco Schialvino. In realtà ora conosciamo bene anche Gianni Verna a cui l’amico Schialvino, in xilografico indissolubile binomio, scherzosamente porge la corona.
Di cosa sia esattamente una xilografia ha parlato appunto Gianni Verna, con una presentazione così animata e teatrale (d’altra parte è anche autore di commedie in piemontese) da sciogliere un po’ l’aura seriosa dell’inaugurazione e dell’ambiente! Ci ha raccontato di quando, scovata nello studio di un amico un “legno” inciso da Nicola Galante (uno dei “Sei di Torino” che ha dato lustro anche alla xilografia),
l’hanno chiesta in prestito per riuscire a stamparne una copia da inserire in “Smens”, o quando a Firenze avevano trovato un “legno” del futurista Fortunato Depero a far da spessore sotto il torchio e anche lì ne avevano stampata velocemente una copia prima di rimetterlo al suo umile posto…come a dire che una volta inciso e usato per la stampa non serve più! E a questo punto Verna, agitando le mani operose, parla della matrice xilografica della “Bagna cauda” di Ceronetti che brontola, ergendosi a rappresentante sindacale delle compagne trascurate fino al ruolo di ”spessore”.
“Si usano legni diversi – risponde Verna a una mia domanda – a seconda del tipo di lavoro. A volte trovi casualmente legni perfetti, belli lisci; pensate che tempo fa all’Ikea si trovavano dei piccoli taglieri di legno utilissimi alla nostra tecnica! Per i lavori fini si può usare perfino il plexiglass da incidere col bulino, ma in genere si usano sgorbie per scavare il legno e si porta via tutto ciò che non verrà stampato. Si inchiostra la matrice lignea (con colori a base di olio e nerofumo) e vi si appoggia la carta. Se ci sono più colori  vuol dire che si è incisa una matrice per ogni colore oppure si è intervenuti con l’acquerello.” Avevo già parlato su Cose Nostre dei due xilografi nell’aprile del 2018, quando avevano presentato alla Villa della Regina le grandi xilografie degli animali incontrati da Pinocchio. Ora vi invito a passare alla Biblioteca Reale per ammirare da vicino, accanto ai tesori qui custoditi, le pagine di “Smens”, un capolavoro che speriamo continui con altri numeri (secondo indiscrezioni sono pronti disegni, tavole già incise, bozze di stampa non solo per il 12° dedicato all’Amore, ma anche per il 13° dedicato alla Morte). Accompagna la mostra un bel catalogo ricco di interventi interessantissimi sulla storia del libro e della xilografia e se qualcuno volesse approfondire maggiormente, nell’ottobre 2020 è uscito “Storia della xilografia in Italia” di Gianfranco Schialvino che racconta il XX secolo attraverso l’opera di oltre 500 artisti, illustrando la loro attività e donandoci preziose informazioni sul loro percorso artistico. Sono inoltre in programma tre incontri dedicati alla tecnica della xilografia: il 13 gennaio, il 10 febbraio e il 10 marzo alle ore 16. Durante il primo incontro del 13 gennaio scorso, mentre Verna faceva toccare con mano legni incisi, tabellari e prove di stampa, sono state parecchie le divertenti confessioni di Schialvino: ha rivelato ad esempio, che alla base della sua scelta di avvicinarsi alla xilografia piuttosto che all’acquaforte c’è stata una riflessione di marketing: troppi artisti si dedicavano alla calcografia, pochissimi alla xilografia, quindi c’erano buone possibilità di emergere. Consiglio utilissimo, anche oggi, per i giovani artisti appassionati di grafica! E quando si è parlato di supporti, ancora una volta ho ascoltato con orgoglio che la carta usata da Gutemberg per la prima Bibbia è stata identificata, grazie alla filigrana con testa bovina, come  proveniente dalle cartiere di Caselle. Per i 300 esemplari della rivista “Smens” è stata usata l’ottima carta di cotone della Magnani di Pescia e sono disponibili ancora alcuni esemplari!
Mi piace riportare in chiusura le parole di Bruno Quaranta:- “Smens”, la mente, la semente, il dovere (e il piacere) di coltivarsi, di dissodare, di innaffiare, di potare, di estirpare la zizzania. È “Smens”, un cenacolo lievitato intorno a un torchio a braccia.” Una nuova meraviglia per la wunderkammer di Carlo Alberto a disposizione di tutti noi.
Naz

Biblioteca Reale- Piazza Castello 191, Torino
“Smens, la Xilografia” in Rivista  fino al 25 marzo
lu-ve ore 9-18,30
sabato  ore 9- 13,30

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