caselle_layout_luglio17_marco.inddNuova legislatura. Due consigli comunali alle spalle. Un discorso programmatico nel primo consiglio che ha ricalcato il programma elettorale con l’indicazione di tante buone intenzioni ed un secondo consiglio dove, parlando di bilancio, abbiamo scoperto che pur in presenza di notevoli disponibilità economiche, non sono allocate risorse proprio in quelle iniziative che si sono propagandate per raccogliere voti. Ma, assume il sindaco, per fine anno tutto verrà sistemato indicando quali saranno le iniziative e le opere che verranno messe in cantiere. Vedremo.

La sensazione però, dopo due consigli, è che più che un’Amministrazione ci sia un “uomo solo al comando”. Certo il sindaco è preparato ed in grado di rispondere alle varie questioni che possono mettere in difficoltà gli assessori.

Ma proprio da questa solitudine emerge la mancanza di una visione condivisa e complessiva della città nonostante nel discorso di insediamento si fosse detto a chiare lettere che “la politica è uno strumento a servizio della convivenza sociale che ha bisogno di una continua umanizzazione per passare da una politica di potere ad una politica di servizio…”.

Solitudine dicevamo, a cominciare dalla questione ‘Mappano Comune’ della quale il solo sindaco sembra conoscere le difficoltà. I Casellesi hanno voluto ‘Mappano Comune’ a differenza dei cittadini di altri come Borgaro e Settimo che si sono opposti con ricorsi vari.

Avvenuto l’insediamento, dunque, il problema non riguarda altri, ma noi in prima battuta che lo abbiamo voluto. Voluto a dispetto di tutti gli enti superiori che in ogni modo l’hanno di fatto (magari non a parole) contrastato consentendolo a costo zero e cioè rendendolo praticamente impossibile. Ma ora il problema va affrontato e risolto subito. Prima che la situazione diventi per i Mappanesi un peso insopportabile.

L’altro dato che è emerso evidente all’esito dei due consigli comunali è la mancanza di un ordine di priorità nelle cose da affrontare. Non si capisce che cosa si debba fare per prima e che cosa possa essere rimandata a tempi migliori, con il rischio che tutto venga … “rimandato a tempi migliori”.

Manca una visione unitaria della città, un senso alla missione futura del nostro paese. Un paese dormitorio perché il centro si sposta nelle aree ATA? Un paese di accoglienza turistica? Un paese di produzione agricola di nicchia? Un paese di servizi tecnologici? Un paese di primo servizio per chi sbarca e non vuole andare a Torino, pur avendone necessità?

A vedere il programma del sindaco, la visione è confusa. Lo specchio è la viabilità. Isola pedonale sì, isola pedonale no; sensi unici che cambiano nel volgere di una sera senza spiegazioni o motivazioni comprensibili. Cantieri che dovrebbero concludere i lavori in pieno centro in pochi giorni e che invece durano mesi anche qui senza nessuno che spieghi la ragione (magari anche logica e necessaria) di un allungamento di tempi che certo non agevola chi in centro vive e commercia.

Manca un dibattito, manca un concorso di idee, e per questo manca una visione, nonostante che a parole il sindaco in Consiglio abbia detto che “lavoreremo anteponendo l’analisi e la programmazione all’azione”.

E dire che sempre su questo terreno il sindaco aveva ricordato di volere “una opposizione attenta, propositiva, di controllo e di stimolo per la maggioranza stessa. Lavorare insieme per la città: auspico che questo sia il modo di intendere il nostro compito; questo non significa rinunciare alla dialettica e alla diversità dei ruoli.” Tutto vero, caro sindaco, ma per alimentare tali nobili idee occorre anche ascoltare e accogliere i suggerimenti senza preoccuparsi da quale parte politica arrivino. Solo così non si scoraggia la dialettica e la diversità dei ruoli.

Ed infatti, dopo aver come gruppo consiliare suggerito di rinviare la composizione delle commissioni ad un momento successivo all’approvazione dello statuto e di un regolamento di consiglio fondamentali e necessariamente antecedenti rispetto alla composizione ed alla attivitá delle commissioni, come se niente fosse, si è proceduto alla votazione.

Che senso ha infatti formare subito tante commissioni quando ancora c’è da fare uno statuto della città, ed un regolamento di consiglio che consenta a questo organo di funzionare prevedendo un presidente diverso dal sindaco proprio per rimarcare l’autonomia e l’importanza che è necessario attribuirgli perché al suo interno ci sia un confronto vero.

Ma perché il consiglio diventi il luogo dove si discutono i problemi della città (e magari anche quelli che vanno oltre la nostra città visto che su palazzo Mosca campeggiano striscioni che meritano di essere ogni tanto aggiornati alla luce degli eventi che si susseguono come ad esempio ‘la verità su Giulio Regeni’) occorre convocarlo in ore in cui chi vuole lo possa seguire, chi deve partecipare possa farlo senza dover chiedere permessi di lavoro e le convocazioni devono essere numerose se c’è lavoro consiliare.

Insomma c’è molto da fare. Soprattutto per ‘ricominciare’, occorre prima dare ordine ai pensieri e mettere in fila le cose da fare subito e quelle che possono aspettare. E da fare subito prima che una tegola vera colpisca qualcuno e faccia danni seri, c’è da vedere in carne e ossa l’amministratore delegato di Sagat in un nostro consiglio comunale aperto perché è lui il nostro vicino di casa più importante e, consentitemi, anche ingombrante.

Per chiedergli intanto delle tegole e di quale sarà il suo impegno per evitare incidenti alle persone che abitano a Caselle e chiedergli inoltre alcune spiegazioni sulla gestione dei voli e sulle numerosissime partenze e di aerei in direzione di Caselle.

Chiedergli perché Sagat non si è mai spesa perché la nostra ferrovia che entra all’interno dell’aeroporto venga subito anzi, prima di subito, collegata con il sistema ferroviario torinese e nazionale. Qual è la ragione, uali le motivazioni di tanto disinteresse per la nostra amata ferrovia? E magari stabilire insieme una strategia con Venaria, Ciriè, Lanzo ed i comuni della Valle per spingere sull’acceleratore un’opera che servirebbe non solo all’aeroporto ma a tutti i cittadini dell’intera zona. E soprattutto, forse, anche a quelli di Torino che vedrebbero diminuito il traffico veicolare.

Discutere, mettere insieme le idee, solo ed esclusivamente per migliorare la qualità delle decisioni. Senza presunzione. Nel solo interesse del servizio alla comunità casellese da troppo tempo trascurata in favore dello studio e della pianificazione delle aree Ata.

Attività che pure va portata avanti ma senza obliterare l’impegno e la realizzazione di opere per il nostro antico e amato borgo che non vorremmo vedere ‘selvaggio’ ma pulito, ordinato e ristrutturato.

Luigi Chiappero
Consigliere di “Ricominciamo per Caselle”

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