Come ogni anno, il 6 gennaio, la Caselle antifascista è chiamata a partecipare alla manifestazione organizzata dall’Anpi a Traves, nei pressi della stazione ferroviaria della Torino-Ceres.
Il perché è presto detto. Nella mattinata del 6 gennaio 1944, un distaccamento partigiano attaccò due camion di SS tedesche, causando alcune vittime, e perdendo il giovane Francesco Menna.
Alcune ore dopo militi delle Brigate Nere, affiancati da nazisti, arrivarono alla stazione, compirono un rastrellamento e catturarono Giacomo Vottero Prina, i suoi figli Guido e Giulio, Giuseppe Pocchiola, Felice Lanfranco ed i nostri concittadini Carlo Cravero e Vincenzo Boschiassi, questi ultimi appena scesi dal treno per partecipare ad una riunione, probabilmente traditi da una delazione.

Proprio per commemorare questo sacrificio, la Città di Caselle (ma anche tutti i Comuni di zona fino a Venaria) partecipa da sempre a questa manifestazione sempre molto sentita.
Dopo la messa nella chiesa parrocchiale, i partecipanti si sono ritrovati in frazione Rozello per recarsi in corteo fino alla stazione ed al monumento situato poco distante. Qui, dopo i saluti del sindaco di Traves, Osvaldo Cagliero, e prima dell’orazione ufficiale dell’onorevole Anna Rossomando, si è tenuto, come da tradizione, il discorso del sindaco di Caselle, Luca Baracco, sempre molto sentito e quindi mai banale o di circostanza.
Il nostro primo cittadino ha posto l’accento su di un “quasi ossimoro”, come l’ha definito lui stesso: la concretezza degli ideali di queste persone che si sono sacrificate, fino all’estremo, pur di non rinunciare a ciò in cui credevano. Baracco  ha ricordato come la concretezza degli ideali sia alla base della nostra Carta Costituzionale, che quest’anno compie 70 anni; una concretezza richiamata anche dal nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso di fine anno.

Il primo cittadino ci ha ricordato, ancora una volta, come le conquiste (libertà, democrazia, uguaglianza, la stessa Carta) che questi martiri hanno pagato col sangue non sono scontate e per sempre: basta rammentare i fatti accaduti nelle ultime settimane a Como e Roma, con un passato che sembra riemergere a minare le nostre certezze.
Ideali e certezze che vanno difesi in prima persona, senza aspettare che lo facciano altri per noi, perché potrebbe essere troppo tardi, o perlomeno, troppo comodo: ognuno di noi deve fare la propria, più o meno piccola, parte.

Prossimo appuntamento, la commemorazione dell’eccidio del 1° febbraio 1945 al Prato Fiera (che si terrà sabato 3 febbraio).

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