« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere», così recita la legge  211 del 20 luglio 2000.

È giusto ricordare per non dimenticare. Troppe volte viene sottovalutato l’odio e la distruzione che pervade la nostra società al giorno d’oggi.

Negli ultimi mesi sono tanti gli episodi che sono accaduti a livello nazionale ed internazionale. Iniziando dal blitz di Forza Nuova davanti alla redazione di Repubblica, a Roma, per passare all’occupazione del centro migranti a Como.

Oppure il marito e moglie di Casella, (non Caselle) che assieme ad una dozzina di esponenti di Rsi Fiamma Nazionale, ha fatto incursione nella chiesa del paese dove poco prima il parroco aveva impedito alla donna di appendere all’interno di un locale della chiesa un foulard di Fiamma Nazionale in occasione del compleanno di un “camerata”. Alle rimostranze del parroco è seguita l’incursione in chiesa del manipolo di neofascisti che hanno urlato “Viva il Duce” facendo il saluto romano.

Non possiamo dimenticare che a Settembre  a Nichelino, a pochi chilometri da noi, alcuni esponenti di ultradestra hanno provato a interrompere l’esecuzione di “Bella Ciao” cantata dal Coromoro, gruppo musicale delle Valli di Lanzo composto da 3 italiani e 7 ragazzi africani di età compresa tra i 20 e i 30 anni, provenienti da Mali, Senegal, Gambia, Nigeria e Costa d’Avorio. Quattro di loro hanno ottenuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari e 2 sono richiedenti asilo.

Inoltre, a livello internazionale, il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha confermato la volontà di trasferire l’ambasciata da Tel Aviv, a Gerusalemme. Cosa che sta creando un po’ di fermento internazionale. Bisogna considerare che gli ebrei considerano Gerusalemme la loro capitale da oltre tremila anni, per ragioni religiose e politiche. Dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme e la successiva dispersione del popolo ebraico, per il giudaismo il ritorno a Gerusalemme è rimasto un punto fermo. La Città Santa è l’antica capitale del Regno di Israele del re David e poi del Regno ebraico degli Asmonei. I palestinesi, che costituiscono circa un terzo della popolazione della città, rivendicano Gerusalemme come la capitale dello Stato a cui aspirano. Gerusalemme per loro rappresenta una dimensione religiosa essenziale con la Spianata delle Moschee, nella città Vecchia, da dove il profeta Maometto venne assunto in cielo: è il terzo luogo santo per i musulmani.

È importante ricordare per non dimenticare.

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