Nel 1965 Augusto Cavallari Murat – studioso al quale si deve un primo censimento sulle opere d’arti presenti “Lungo la Stura di Lanzo” – pubblica sulla copertina di uno dei Bollettini SPABA l’immagine di una Vergine con Bambino attribuita a Giacomo Jaquerio: viso e mani affilate, sguardo severo e un Bambino che fissa immobile lo spettatore.

Devono trascorrere dieci anni e più prima che si parli in modo diffuso del Maestro di Sant’Antonio di Ranverso, al servizio di corti anche al di là delle Alpi; infatti, l’acquisto da parte dei Musei Civici torinesi di due tavole presenti nella romana collezione Nunes, il loro restauro, danno il via a una serie di interventi di critica  tendenti a raggruppare il percorso dei pittori che si sono inseriti – nel secolo XV – sulla scia jaqueriana.

Ne scaturisce una grandiosa esposizione (1979), le cui schede critiche rivelano anche gli affreschi presenti al Forno di Lemie, nella cappella dedicata a San Giulio.

La piccola chiesa era in pessime condizioni (anche di stabilità), per cui un primo intervento architettonico deliberato dal Comune e il successivo interesse dell’allora Soprintendente alle Gallerie Franco Mazzini, conducono al restauro degli affreschi affidato al laboratorio Nicola di Aramengo. Scomparse le parti ridipinte (anche con pittura a olio), ecco ritrovata la bella immagine della Vergine con Bambino tanto simile all’analogo affresco presente a Rivalta torinese (S. Corona e Vittore), del beato Amedeo – immagine ascetica – dei committenti fratelli Goffi, della relativa epigrafe recante la data 5 (o 10) agosto 1486.

Gli affreschi del Forno di Lemie sono salvi, però necessitano in anni recenti di un nuovo restauro, cui segue la pubblicazione “Presenze pittoriche rinascimentali nelle valli di Lanzo” – Cicli di affreschi a Lemie (C. Bertolotto – G.G. Massara) promossa dalla Società Storica delle Valli di Lanzo – 2015.

Proprio il saggio di Bertolotto presente in questa pubblicazione, porta un’inedita luce sulle figure di San Michele Arcangelo e del San Giorgio rivestite entrambe di armatura; e su queste armature ecco comparire le “marche”, ovvero “le firme degli armaioli che le avevano realizzate”.

Nelle valli di Lanzo – da Lemie a Groscavallo, in particolare nel secolo XV – esistono miniere di vari metalli, fra i quali l’argento; sul capo della principessa liberata dal San Giorgio vi era una corona argentea.

La cultura quattrocentesca non si esaurisce però allo scadere del secolo; le valli montane conservano e rielaborano tradizioni pittoriche sino al secolo XVI inoltrato, ignorando quanto accade in città importanti quali Firenze o Venezia aperte a tutte le novità giunte dal Nord Europa o appena attraversato il mare.

Al 1541 risale l’affresco presente nel santuario di Santa Cristina (Cantoira), mentre nel 1546 viene affrescata – ancora a Lemie – la Confraternita del SS Nome di Gesù: cappella oggi incorporata in un edificio religioso; nel corso degli ultimi accorti restauri viene scoperta l’immagine di San Bernardo di Mentone che tiene incatenato il demonio. Fra le scene ispirate alla Vita della Vergine, spiccano la parata di confratelli e consorelle in supplice atteggiamento, la Natività, l’Adorazione dei Magi, (singolari le finestrelle alle quali s’affacciano i pastori oppure il bue e l’asinello), la commossa Pietà: accanto, un grandioso brano di architettura desunto certo dalla memoria di una lontana e importante città. (1)

Il Quattrocento è il secolo dei maestri itineranti, dalla valle Roya alle montane valli del cuneese; ebbene, anche Oldrado Perini – frescante attivo ad Ala di Stura (1588) come a Ceres e Corio – si firma “de Novalicio”, “de Novalesia”, “de Noval. ” e giunge nelle valli di Lanzo forse attraverso quel Colle del Lis che lega la bassa valle di Susa con le nostre valli: di qui transitano vari metalli, specie l’acciaio contrassegnato da una marca commerciale, destinata a Torino o Lione.

Poiché trattando gli affreschi di Rocca viene considerata una significativa scultura policroma, ci piace citare anche il San Bernardo conservato oggi al museo Civico “Arnaldo Tazzetti” di Usseglio; bella scultura proveniente da una cappella di Malciaussia riferibile all’ultimo quarto del secolo XV.

L’interesse per gli affreschi del ‘400 nel Canavese, nel Ciriacese, nelle valli di Lanzo e del Malone non s’è certo spento: nuovi studi hanno consentito di scoprire dipinti murali a Torre Canavese, Avigliana (San Bartolomeo), Saint Vincent, Valperga e Cantoira (antica chiesa parrocchiale), le cui scene sacre sono probabilmente analoghe ad alcuni affreschi dell’ Oratorio del Gesù di Lemie; quest’ ultimo ciclo di Cantoira è stato considerato criticamente da Claudio Bertolotto che lo proporrà nell’intervento odierno.

Infine, il 7 aprile scorso si sono compiuti dei percorsi “fra arte, storia e fede” in molte località: fra queste Corio (Oldrado Perini) e Rocca Canavese i cui Evangelisti e Dottori della Chiesa sono stati, in primis, studiati e salvaguardati da M. Luisa Tibone.

Gian Giorgio Massara

1)  Sia gli affreschi del Forno quanto quelli a Lemie sono stati fotografati da Secondo Pia nel 1902.

Lemie, Cappella di San Giulio, gli affreschi prima e dopo il restauro.

 

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