Il Teatro Pavarotti di Leinì è, evidentemente, un progetto condiviso di tutta la Giunta del sindaco Gabriella Leone. Realizzato nella tettoia che costeggiava lateralmente il Palazzo Comunale, l’ex castello dei Provana, in piazza Vittorio Emanuele II, ha riqualificato un angolo abbandonato di Leinì da decenni, nel cuore storico della cittadina.
Realizzato insieme ad un primo intervento di riqualificazione della vicina torre, il teatro vuole essere un punto di partenza del rilancio culturale di Leinì dopo la parentesi buia del commissariamento prefettizio causato dalle infiltrazioni ‘ndranghetiste e proseguirà con il restauro e la trasformazione del Palazzo Comunale, ormai praticamente svuotato.

Parliamo delle motivazioni socioculturali che hanno portato alla nascita del teatro con l’assessore all’Urbanistica ed ai Lavori Pubblici, Valter Camagna, che ci riceve nei nuovi uffici di piazza 1° Maggio: “Non appena ci siamo insediati, ormai quattro anni fa, abbiamo avvertito l’esigenza del rafforzamento dell’offerta politico-culturale del territorio leinicese.
Il “solo” restauro della torre ed il dare, finalmente, dignità dopo decenni alla pertinenza del castello per noi non era sufficiente. Ma anche il creare un teatro, per così dire, fine a sé stesso aveva poco senso: esiste già il cineteatro parrocchiale che funziona egregiamente da decenni.

Leinì ha una lunga tradizione musicale di eccellenza: gli strumenti musicali Verde hanno una fama che travalica ampiamente i nostri confini comunali ed il Comune ne possiede tutta una collezione che dovrebbe essere esposta degnamente, ma i locali che attualmente la ospitano non sono adatti all’apertura al pubblico. Una nostra idea è infatti quella di realizzare un piccolo museo in alcuni locali del Palazzo Comunale restaurato.

Come Amministrazione abbiamo deciso di valorizzare la voce, intesa come bel canto. Riteniamo che sia una prospettiva lungimirante che può far scattare, lo speriamo, un senso d’identità e di riscatto sociale e comunitario: il generare un qualcosa che dia eccellenza al nome di Leinì, per far allontanare i soliti connubi tra il nome della nostra cittadina e la ‘ndrangheta”. “Dalla scelta di valorizzare la voce”, continua Camagna, “è scaturita la scelta di intitolare il nuovo teatro a Luciano Pavarotti: secondo noi, tralasciando le sterili polemiche, anche il nome è un investimento e sta già dando i suoi frutti. Si consideri poi che già alla nostra prima stagione teatrale, ospitata ancora dalla parrocchia, la media era di cento, centocinquanta spettatori a sera.

Abbiamo deciso di recuperare il nostro polo storico per ridare dignità alla città: il nostro piccolo teatro è un gioiello dotato d’impiantistica d’eccellenza, una struttura particolare e versatile a detta degli addetti ai lavori. Sta a noi come Amministrazione comunale scegliere che indirizzo culturale darci: siamo a cavallo tra l’area metropolitana e la provincia, ma ciò può essere un vantaggio.
Certamente non possiamo essere al pari di realtà più grandi come Settimo, Venaria o Moncalieri, ma con un cartellone oculato, possiamo attrarre spettatori dal Basso Canavese e dal Ciriacese, ed i numeri dei biglietti venduti lo confermano: dobbiamo e vogliamo fare qualcosa di diverso, alternando i generi e gli stili teatrali, musicali e non, proprio come piaceva anche al maestro Pavarotti”.

La genesi del teatro la spiega in chiusura l’assessore: “In realtà tutto parte nel 2006 con la Giunta Coral, ma il progetto era profondamente diverso: c’era un’idea di chiudere il porticato, ma non era ben chiaro per farne poi cosa.
Tant’è vero che il progetto è rimasto lettera morta fino al nostro arrivo. Noi invece avevamo le idee ben chiare: volevamo realizzare una sala polivalente con una spiccata identità performativa, non in alternativa alla sala parrocchiale, ma complementare. Rischiavamo la revoca dei fondi concessi se non ultimavamo tutte le procedure burocratiche entro il 31 ottobre del 2016.
E’ stata una corsa contro il tempo: in tre mesi siamo riusciti a fare tutto e bene, grazie anche al lavoro incessante dei nostri uffici ed alla serietà delle imprese. La struttura esterna è stata realizzata in sei mesi circa con un costo di 1,2 milioni di euro; mentre tutto il teatro finito ha avuto un costo complessivo di 1,8 milioni, di cui 700 mila euro erogati dalla Regione”.

Attendiamo ora il cartellone della nuova stagione teatrale di una realtà che può, e deve, essere non solo leinicese; un motivo di vanto per tutto il Basso Canavese.
Una domanda però sorge spontanea da casellesi: ma perché Caselle non può avere una realtà simile?

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