Ed alla fine il paziente Comitato di Borgata Francia e Zona Caldano ha perso la pazienza.
Dall’11 aprile scorso attendevano una qualche risposta e, soprattutto, un qualche intervento per cercare di risolvere la situazione di degrado e pericolo inerente gli argini della Stura, ma non hanno avuto nessun segno di nessun tipo e, perciò, si sono decisi a scrivere una lettera avente per oggetto “sollecito di riscontro in merito alla richiesta d’intervento sul fiume Stura di Lanzo (…) e contestuale comunicazione del rischio per cose e persone alla Magistratura”.
Ed i destinatari, diretti o per conoscenza, sono molti: oltre alla Procura della Repubblica, gli assessori regionali Valmaggia (Ambiente e Protezione Civile) e Balocco (Opere Pubbliche e Difesa del Suolo), l’AIPO, il sindaco di Caselle Luca Baracco, i colleghi di Ciriè Devietti e di San Maurizio Biavati, i principali capigruppo in Regione.
Nella missiva firmata dal presidente del Comitato, Giuseppe Spina, e dal suo vice, Michele Coletti, ricordano quanto richiesto nella loro precedente lettera dell’aprile scorso, ricordando il sopralluogo effettuato da due tecnici della Regione il 25 gennaio di quest’anno, seguito da quello dei tecnici dell’AIPO quattro giorni dopo.
In entrambe le occasioni il Comitato ha evidenziato ai tecnici le criticità della riva sinistra della Stura, quella in territorio casellese, “l’unica abitata e con case a meno di 50 metri dall’alveo”, sottolineano.
Ricordano poi che “tanto in occasione dell’alluvione del 1994, quanto in quello del 2000, il fiume ha causato l’erosione (e non il semplice allagamento) di terreni agricoli per centinaia di metri, la distruzione di due civili abitazioni e di un’attività commerciale (una trattoria), nonché l’evacuazione dell’intera borgata”.
Precisano poi che “l’alveo del fiume è intasato da depositi di materiale alluvionale e da tronchi d’albero” e che nel centro dell’alveo stesso “si sono formate delle isole, sulle quali cresce abbondante vegetazione” e che “tali isole deviano la corrente del fiume sulla sponda sinistra”.
Il Comitato rammenta poi come “le sponde del fiume – costituite di una barriera di massi costruita in occasione dell’ultima alluvione del 2000 – sono in pessimo stato di manutenzione (…) ed  i frangiflutti volti a rallentare la furia delle acque sono disgregati in più punti, se non completamente distrutti”.
Chiudono poi il riepilogo della situazione citando il fatto che “una porzione di terreno spondale è già stata erosa dalle correnti nella stagione invernale di quest’anno a circa 100 metri dalle abitazioni”.
Vista l’imminente stagione autunnale, gli scriventi si chiedono come mai non si sia provveduto, perlomeno, a ricostruire il pennello frangiflutti. E come mai non sia giunta nessuna risposta di nessun tipo al Comitato.
“I cittadini della borgata non sono più disposti ad accettare l’assordante silenzio delle istituzioni”, proseguono nella lettera, “soprattutto non sono più disposti ad accettare il silenzio delle istituzioni locali”.
Concludono poi richiedendo “un sollecito, preciso ed esauriente riscontro alla presente” e reiterando le richieste di manutenzione degli esistenti ripari spondali e la pulizia dell’alveo”, richiedendo infine “l’avvio della procedura per lo stanziamento di fondi per gli opportuni interventi straordinari”.

Cose Nostre continuerà a seguire, naturalmente, i problemi di Borgata Francia, rimanendo in attesa anch’essa di risposte di qualsiasi tipo da parte delle istituzioni.

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