La vecchia pista ciclopedonale lungo la Stura andrebbe ripristinata perché, nonostante il pessimo stato e le interruzioni dovute all’erosione del torrente, esistono degli utilizzatori quotidiani e se tornasse allo stato originario gli utilizzatori aumenterebbero ulteriormente.
Questo il punto di vista del Comitato Borgata Francia e Zona Caldano che, insieme ad altri avventori del percorso, ci hanno accompagnato in “perlustrazione” lungo il tragitto che è un po’ un percorso della memoria, visto che com’era la pista vent’anni fa, bisogna proprio immaginarsela, almeno per chi come il sottoscritto non l’ha vista allora. “Questo percorso era davvero bellissimo”, esordiscono i nostri accompagnatori (tra cui il presidente del comitato, Giuseppe Spina), “e lo è ancora oggi, seppur invasa dai rovi e dall’immondizia abbandonata da chi viene a fare pic-nic e grigliate nei weekend, abusivamente e senza rispetto per la natura.
Si può arrivare fino al Port dij Gaj e da lì ci si potrebbe congiungere con la pista realizzata verso Borgaro o verso la Reggia di Venaria. Oppure, andando nell’altra direzione si può arrivare a Ceretta (questa “destinazione” sarà oggetto di una seconda “tappa” del nostro piccolo “viaggio” con il comitato; ndr).

Era una pista bella, ampia, per larghi tratti all’ombra di grandi alberi e aveva più punti d’accesso dalle varie vie che arrivano dal centro di Caselle verso la Stura.
Il declino è cominciato dopo la disastrosa alluvione del 2000 che ha eroso, tra i tanti danni, anche un bel tratto di percorso, di fatto interrompendolo. E in tutti questi anni, la forza dell’acqua e l’incuria dell’uomo hanno portato via diversi tratti. Se si fosse fatta manutenzione, la pista sarebbe in ottimo stato, invece non si è fatto quasi nulla e gli utilizzatori si sono ricavati dei percorsi alternativi; ma pian piano la natura si è rimangiato quasi tutto e i nuovi casellesi quasi non ne conoscono l’esistenza”.
“Secondo noi”, proseguono le nostre guide, “con un modico investimento e con una leggera deviazione si potrebbe farla tornare allo splendore di vent’anni fa. E con un po’ di pubblicità, chi frequenta la Corona Verde si allungherebbe fino a qui. Non capiamo perché debba essere prioritaria la realizzazione della nuova pista che dalle future aree ATA giunge in centro paese passando lungo le strade trafficate; invece questa pista è in mezzo al verde ed è molto più frequentata di quanto si pensi…
Questo percorso è nato seguendo le stradine di servizio utilizzata dalla ditta Brillada quando gestiva la pulizia della sponda della Stura tra Caselle e Borgaro e le possiamo garantire che c’era molta più manutenzione e cura allora in tutta la zona, non solo sulla pista”.

“Chiediamo a questa Amministrazione Comunale di investire una piccola cifra per far tornare agibile a chiunque questo percorso in mezzo alla natura”, si avviano alla conclusione i nostri accompagnatori, “e che, dopo aver rimesso in sesto l’area pic-nic e posizionato dei blocchi di cemento per evitare l’intrusione delle auto ovunque, di ripristinare le due sbarre -una di fianco all’area pic-nic e l’altra vicina alla torre dell’acquedotto- di chiusura delle stradine danneggiate per far sì che le auto vengano bloccate all’ingresso.
La zona è stracolma di rifiuti abbandonati da chi viene a fare pic-nic e crediamo costi decisamente di meno ripristinare le sbarre che far pulire periodicamente, a carico dei contribuenti, l’area da quello che lasciano questi incivili.
Con l’assessore Isabella abbiamo un dialogo proficuo, come Comitato, e siamo perciò sicuri che queste problematiche si risolveranno prima o poi”.

 

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