Dopo tanti anni d’attesa, alla fine il Comune di Caselle si è stufato di attendere e non ricevere risposte consone dai Ministeri, dell’Economia e dell’Interno, e si è deciso a fargli causa…
Di cosa stiamo parlando? Della quota spettante ai Comuni aeroportuali dei diritti d’imbarco: il famoso “euro a passeggero imbarcato” che si cita spesso per semplificare la faccenda. Ma che, evidentemente, è una faccenda intricata, visto il punto cui si è dovuti arrivare.
Ovviamente, il Comune di Caselle non è impazzito improvvisamente e si è giunti ad intentare causa allo Stato dopo anni di svariati tentativi di recuperare quanto dovuto e previsto da una norma, ma che è sempre stato erogato con il contagocce. E in questa battaglia Caselle non è sola, ma si porta dietro metà ANCAI (Associazione Nazionale Comuni Aeroportuali Italiani. Un’associazione nata nel 1996, su impulso dei sindaci come strumento di tutela degli interessi dei cittadini, delle attività economiche territoriali e delle risorse ambientali nella loro interazione con gli aeroporti di riferimento).

Sindaco – Baracco Luca

Ne abbiamo parlato con il sindaco Luca Baracco: “Per giungere al punto di far causa, una cosa folle, a due Ministeri (e quindi allo Stato) vuol dire che non vedevamo più altra maniera per tentare di recuperare quanto ci è dovuto. Ho detto folle perché, naturalmente, le possibilità di vincere contro lo Stato sono quasi nulle, anche quando a fargli causa sono altri Enti. Ho parlato di Enti al plurale perché siamo 18 Comuni aeroportuali, su 36 aderenti all’ANCAI, uniti nella stessa causa; probabilmente si aggiungerà anche il Comune di Genova, mentre quello di Napoli si è mosso in maniera autonoma con una causa a sé. Naturalmente, dopo anni senza risposte da Roma, ci siamo mossi prima con una diffida legale, rimasta anch’essa senza risposta. A quel punto ci siamo decisi ad aprire un contenzioso legale per tentare di recuperare il saldo dei diritti d’imbarco aeroportuali per il periodo 2005-2015”. Perché parla di saldo? “Perché finora abbiamo ricevuto, mediamente, acconti pari a meno della metà di quanto ci spetterebbe, almeno secondo i nostri calcoli”, risponde Baracco. “Parlando di Caselle, a noi sarebbe spettata una cifra, relativa al decennio sopracitato pari a circa 1,5 milioni di euro: circa 150 mila euro l’anno. Sa quanto ci viene versato ogni anno? Una somma che va dagli 80 mila ai 100 mila euro, quando va bene. Stiamo parlando di calcoli complessi, per cui l’euro a passeggero è proprio solo un modo di dire semplicistico. Ci siamo rivolti, tramite uno studio legale, al Tribunale Ordinario di Roma, Seconda Sezione Civile, che però se ne è praticamente lavato le mani, emettendo una sentenza in cui scrive che c’è “un difetto di giurisdizione per essere la cognizione sulla controversia devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo”. In pratica ci demanda al TAR ed al Consiglio di Stato, ma secondo noi Comuni ricorrenti non è così e, d’accordo con lo studio legale che ci rappresenta, nei giorni scorsi abbiamo presentato ricorso in appello. La prima udienza sarà però solo a gennaio 2019”.
Esiste poi, parlando sempre di aeroporti, la questione dell’IRESA (Imposta Regionale sulle Emissioni Sonore degli Aeromobili Civili), ma anch’essa è ferma al palo… Come si evince dal nome stesso dell’imposta, la sua definizione, regolamentazione ed applicazione è stata demandata alle Regioni, ma solo nel Lazio sono stati fatti passi concreti (con la L.R. n.2 del 2013), come conferma il sindaco Baracco: “Sì solo nella Regione Lazio è stata approvata una legge ad hoc, ma i colleghi mi dicono che la si sta applicando molto poco. Da noi in Piemonte, in Consiglio Regionale la situazione è di stallo da anni purtroppo”.

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