Caselle Futura ridotto WebDisse un vecchio saggio casellese: “…e quando vedrete muovere le fioriere di via Torino, capirete che finalmente sarà giunto il tempo di una qualche amenità”.

Non tutti capirono subito il criptico messaggio, ma fu ben presto chiaro: ogni volta che c’è una fiera, un mercatino o una manifestazione, le fioriere di via Torino iniziano a fare dei movimenti. Si spostano. Ingombrano.

Si era iniziato con le fioriere cubo marroni giganti, per poi passare a queste rosa che oltretutto sono rimaste incolte per diversi mesi. Qualcuno in amministrazione ha dei gusti davvero particolari (per così dire) in fatto di arredo urbano. Fatto sta che gli operai comunali quando si avvicina una festa iniziano a sudare freddo. Me li immagino: “Di nuovo ‘ste fioriere da spostare e poi da rimettere a posto. Mi spendo mezzo stipendio in fisioterapia!”

Fatto sta che anche quest’anno quella che fu la festa di Caselle, ormai rinominata Costina party, si è conclusa. Ognuno muoverà i propri elogi e critiche, ma quello che è mancato davvero è stata la tradizione. Me lo hanno fatto notare in molti. Non dico che si dovrebbe tornare a rompere le pignatte davanti all’Albero Fiorito, ma ricordare il nostro passato potrebbe essere un buon mezzo per creare quel senso di comunità che nonostante le varie associazioni si è perso negli ultimi anni. Nonostante gli statuti approvati in cui si afferma costantemente di essere “apolitici”, la quasi totalità delle associazioni ha infatti uno sfondo politico più o meno evidente, e questo rovina un po’ il senso di inclusione che una festa di paese dovrebbe avere. Anche perché il colore politico è sempre lo stesso.

Ad esempio io preferisco il clima che si respira nelle borgate, alla Madonnina o a sant’Anna, le cui feste sono sempre di elevata qualità, pur nel loro piccolo.

Evidentemente Caselle capoluogo patisce un po’ il fatto di dover accontentare tutte le associazioni, secondo le richieste che di volta in volta vengono fatte. E si sa, organizzare manifestazioni ha i suoi costi. Ad esempio, per una manifestazione di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, tenutasi a novembre scorso, sono stati spesi duemila euro di giandujotti (fonte: albo pretorio comunale). 750 scatole. Un bancale. Per premiare coloro i quali avevano fatto la passeggiata non competitiva per le vie di Caselle. E quando poi dicono che i soldi per altre cose, magari più sentite, non ci sono, giustamente i cittadini nel loro piccolo si incavolano. O forse no, nel caso avessero approfittato della dolcezza dei giandujotti.

Inauguriamo questo mese la rubrica “Quelli che aspettano da anni le aree ATA”: l’ultima riga degli articoli sarà dedicata al progetto, ormai in piedi da due decenni, con lo stato di avanzamento.

Quelli che aspettano da anni le aree ATA: Settembre 2018 –  Ancora nulla.

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