Lunedì 15 ottobre sono ufficialmente partite a Torino, ed area metropolitana, le misure anti-smog, in ritardo di una settimana rispetto al resto della Pianura Padana perché, all’ultimo, si è deciso di apporre alcune modifiche rispetto al testo concordato. Ma anche dopo averle apportate queste modifiche, l’ordinanza base su cui modulare quella città per città è arrivata solo dopo: sintomo di idee poco chiare e che non tutto era stato effettivamente concordato in maniera “tranquilla” e lineare.
E’ inutile nascondere che gli stessi dubbi che assalgono noi cittadini li hanno anche molti amministratori: ha senso questo blocco in queste proporzioni? Con i mezzi pubblici scadenti che abbiamo, come ci  si arriva al lavoro soprattutto se si risiede fuori Torino o se si lavora fuori Torino? Con quali soldi poter cambiare un mezzo non in linea con le limitazioni?

Ma riassumiamo velocemente i principali divieti in vigore da lunedì scorso.
I mezzi Euro 0 (auto, furgoni; trasporto persone e merci) sono bloccati tutto l’anno, tutto il giorno, festivi compresi, con qualsiasi alimentazione (quindi anche gpl e metano); per i ciclomotori e le moto Euro 0, stop fino al 31 marzo 2019, tutti i giorni, festivi compresi, per tutto il giorno. Auto e furgoni diesel Euro 1 e 2, sia per trasporto persone, sia per trasporto merci, blocco tutto l’anno, dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 19. Diesel Euro 3, la categoria penalizzata più vasta per numero di mezzi, stop dal 15 ottobre fino al 31 marzo 2019, dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 19. Per la categoria diesel Euro 3 esistono delle deroghe. Dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 8,30 e dalle 14 alle 16 (ed il sabato e la domenica dalle 15 alle 17, quando il blocco si modificherà per le misure d’emergenza), potranno circolare i veicoli categorie N1, N2, N3, ossia quelli destinati al trasporto merci aventi massa fino 3,5 tonnellate (N1), da 3,5 a 12 (N2), oltre le 12 tonnellate (N3). Medesime deroghe sono previste per i mezzi degli operatori mercatali. Potranno invece circolare, senza vincoli di orario, cinque categorie di veicoli: ibridi o elettrici; guidati da persone di età superiore ai 70 anni; utilizzati per il rifornimento di medicinali; che rispondono a chiamate di reperibilità e di artigiani addetti alla manutenzione ed assistenza per interventi urgenti; di categoria M1 utilizzati da agenti di commercio. Stiamo parlando di quasi 400 mila mezzi bloccati a Torino ed altri 31 Comuni dell’area metropolitana. Ma il debutto è avvenuto ancora nel caos, perché le ultime modifiche volute da Regione e Città Metropolitana, che consentirà ai mezzi commerciali di circolare nelle “finestre” non previste inizialmente, non sono state recepite da ben 21 Comuni, in quanto i rispettivi sindaci avevano già predisposto e firmato le ordinanze. Quasi 400 mila veicoli dicevamo: quasi 180 mila Euro 0 saranno fermi, punto e basta; poi ci sono oltre 16  mila diesel Euro 1 e circa 56 mila diesel Euro 2. La parte del leone, in negativo, la fanno i diesel Euro 3, e qui scattano le polemiche: oltre 140 mila mezzi, relativamente nuovi. Oltre a queste misure, per così dire, strutturali, che rimarranno in vigore fino al 31 marzo 2019, sono previste delle misure ulteriori di emergenza.
Tre i livelli previsti, quasi a mo’ di semaforo. Con il livello arancione, che scatterà dopo 4 giorni consecutivi con il Pm10 oltre i 50 microgrammi per metro cubo: blocco dalle 8 alle 19 per i diesel Euro 4 per trasporto persone per i diesel Euro 3 per trasporto merci; per i diesel Euro 4 trasporto merci, blocco dalle 8,30 alle 14 e dalle 16 alle 19 nei giorni feriali, dalle 8,30 alle 15 e dalle 17 alle 19 il sabato e nei festivi. Dopo 10 giorni consecutivi di sforamento dei livelli sopracitati, scatta il semaforo rosso, il che significa che ai divieti aggiuntivi previsti dal livello arancione si aggiungono: i veicoli diesel Euro 5 e benzina Euro 1 per trasporto persone e i veicoli commerciali diesel Euro 5/V e benzina Euro 1. Dopo 20 giorni consecutivi di sforamento, scatta il livello viola, il che vuol dire che i blocchi si applicheranno dalle 7 alle 20, fermo restando sempre le deroghe per settantenni, per artigiani in emergenza/reperibilità; mentre mercatali e veicoli commerciali in genere avranno le finestre dalla 8 alle 8,30 e dalle 14 alle 16 nei feriali, finestra pomeridiana che diventa 15-17 il sabato ed i festivi.

Riassumendo, quasi 400 mila veicoli fermi e un dilemma: servirà davvero a ridurre lo smog in maniera consistente,  o sono solo le solite misure demagogiche? Perché è indubbio che le auto inquinano, ma perché non si pensa a misure più strutturali ed imponenti?
A rimetterci è sempre il cittadino che sarà costretto a cambiare automezzo (ma con quali soldi?), mentre i governi non incentivano il diffondersi di mezzi elettrici. Perché tanto anche gpl e metano inquinano, e lo testimoniano i primi blocchi ai mezzi più obsoleti, e questo demonizzare i diesel fa sorridere amaramente.
Ancora più amaro diventa il sorriso quanto in tv si vede la pubblicità del principale gruppo automobilistico nostrano che per il mese di ottobre vende le proprie auto diesel ad un prezzo inferiore al pari modello benzina. Qualcosa non torna. Ma come, il diesel è il diavolo e nel giro di pochi anni verrà tolto dalla faccia della Terra e viene proposto con fare ammiccante? Mah!
Un’ultima considerazione da proprietario di un autoveicolo: perché diamine devo pagare per intero Rc auto e bollo se poi, per legge, devo tenere il suddetto veicolo fermo in garage, a lungo, senza poterlo utilizzare a mio piacimento?

Abbiamo chiesto di illustrarci il loro punto di vista ai rappresentanti delle tre Amministrazioni Comunali di Borgaro, Caselle e Mappano. Cominciamo dal sindaco di Borgaro, Claudio Gambino: “Partiamo dal presupposto che il blocco va fatto per limitare l’inquinamento. Detto questo, trovo positivo che l’assemblea dei sindaci metropolitani ha recepito la necessità degli artigiani di dover comunque lavorare, predisponendo dunque delle finestre. Rimane però il problema degli altri lavoratori, alle prese con un trasporto pubblico che di certo non è efficiente. Siamo ovviamente favorevoli al blocco, ma dove sono gli aiuti per le piccole imprese ed i lavoratori? Incentivi per cambiare i mezzi ci sono, ma non sono di certo sufficienti. La qualità dell’aria è preoccupante: nella Pianura Padana abbiamo i livelli di smog tra i più alti d’Europa, ma anche per motivi di tipo orografici e geografici. A ciò ci aggiunga che le merci continuano ad essere trasportate, essenzialmente, su gomma. E’ necessario fare qualcosa, ma credo che il blocco delle auto da solo non basti: ci vanno misure strutturali, bisogna spostare le merci su rotaia, avere un trasporto pubblico efficiente, altrimenti risolveremo ben poco”. Proseguiamo con il primo cittadino di Caselle, Luca Baracco: “Sinceramente, abbiamo cercato di tenere Caselle fuori dal gruppo di oltre trenta Comuni che aderiscono al blocco anti-smog. Perché? Per la particolarità del nostro territorio: che senso ha bloccare o limitare le auto quando siamo a due passi dall’Aeroporto Pertini? Abbiamo gli aerei che decollano e atterrano, oltre a tutti i mezzi che in aeroporto si recano… Attueremo il blocco, per carità, ma perché siamo obbligati: è un’ordinanza che, sul nostro territorio, non sarà efficace per nulla. Blocchiamo i residenti, mentre sulla loro testa gli aerei vanno e vengono e sul raccordo le auto, giustamente, circolano: mi sa di beffa. Siamo piuttosto perplessi sull’efficacia di questo strumento: ne abbiamo parlato con la Città Metropolitana, ma non ci hanno ascoltato. Sarà un blocco inefficace e inutile sul nostro territorio. Oltretutto l’ordinanza modificata è arrivata tardi e abbiamo dovuto fare le corse per adattarla alla nostra realtà e pubblicarla”. Concludiamo con Sergio Cretier, presidente del Consiglio Comunale mappanese con delega all’Ambiente: “Ovvio che, in linea di massima, bisogna sempre porre la salute dei cittadini al primo posto e ci mancherebbe. Bisogna però non penalizzare le attività produttive, già colpite dalla crisi che non termina. Siamo favorevoli come Amministrazione, ma servono misure più strutturali e complesse e bisogna incentivare, a livello statale naturalmente, l’utilizzo di veicoli a basso consumo ed a basso inquinamento, oltre a migliorare un trasporto pubblico che è deficitario, soprattutto per chi risiede fuori Torino, ma anche per chi abitando a Torino deve andare a lavorare fuori capoluogo”.

Quindi anche i nostri amministratori sono convinti che l’ordinanza anti-smog non sia, da sola, sufficiente, ma servano misure, decisamente, più strutturali per tentare di invertire una spirale pericolosa e che sta diventando fuori controllo.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here