Claudio Santacroce era nato nel febbraio 1949, aveva perciò 69 anni. Da parte di madre, Elsa Chiantor, era originario della Polpresa di Viù. Si laureò Dottore in Agraria nel 1977 con una tesi su L’industria casearia nelle Valli di Lanzo, specchio di quello che sarebbe stato il suo interesse di studio per l’intera vita. Un interesse che abbiamo condiviso appassionatamente, da quando Santacroce entrò a far parte della Società Storica delle Valli di Lanzo, nel 1992, a seguito della pubblicazione del suo studio su La strada carreggiabile Lanzo-Viù. Fui io a far da tramite tra Santacroce e l’allora presidente del nostro sodalizio, Aldo Audisio, e a proporre la sua nomina a Socio Onorario, e due anni dopo a Socio Ordinario. Di lì prese avvio una collaborazione serrata. Santacroce, sotto la mia presidenza, entrò a far parte del Consiglio Direttivo, prima come consigliere e segretario, poi per molto tempo come vicepresidente, carica che lasciò solo pochi anni fa per motivi familiari.

Nella sua stagione di storico delle Valli di Lanzo, e non solo, scrisse molto. Inizialmente su pubblicazioni locali poi dedicandosi a ricerche più complesse che confluirono in libri poderosi, che resteranno a testimoniare la sua ampia cultura del nostro territorio. La bibliografia parla per lui e trasmette i suoi molteplici e variegati interessi.

Claudio Santacroce aveva le Valli di Lanzo nel cuore. E nella sua mente vi era un’infusione vasta e armonica di saperi e di competenze. A questo univa curiosità, disponibilità, entusiasmo e impegno. Era un riferimento, poiché era la memoria delle Valli.

Per me Claudio è stato un appoggio. Non sono mancati confronti franchi, ma non è mai venuta meno la sua presenza e il suo ruolo di incentivatore e sostenitore per nuovi studi, nuove mostre, nuove iniziative. Ci univa la voglia di fare, produrre, realizzare belle cose. Appassionati di bibliografia, sognavamo e progettavamo insieme. Era un gran “complice” editoriale. Una simbiosi tuttora attiva, poiché stiamo lavorando fianco a fianco per un nuovo libro su Lemie che presenteremo l’estate prossima.

Claudio ora si fermerà a Viù. È quasi inverno, e il suono di quella tromba che sillaba la canzone di De Andrè “Inverno” è struggente.

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.
 

Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un’altra estate.

Bruno Maria Guglielmotto-Ravet

 
Elis Calegari
Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre ( quando si dice il caso…) del 1952. Ha contribuito a fondare Cose Nostre, firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato anche collaboratore di presdtigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis”, seguendo per più di un decennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”. Attualmente è anche direttore responsabile di “0/15 Tennis Magazine”.

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