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lunedì, Giugno 17, 2024

    Un “Letto rosa” negli ospedali del Canavese

    Per proteggere le donne dalla violenza

    La conferenza stampa di apertura degli eventi legati alla Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne e l’inaugurazione della mostra Profumo di Vita, ha visto la partecipazione dell’Asl TO4 che da tempo è particolarmente sensibile alla tematica della violenza contro le donne e contro i minori.

    Il professor Brac del Prevert in rappresentanza della pediatria e il prof. Bosco dell’ostetricia hanno parlato a favore di eventi come questo che creano l’occasione per ribadire le conseguenze di un fenomeno sempre più preoccupante che non esclude affatto il nostro territorio.

    Lo ricordiamo che la ASL TO4 (Ciriè, Lanzo, Chivasso, Ivrea)  da anni ha scelto di dotarsi delle strutture necessarie per fronteggiare l’emergenza della violenza di genere, istituendo équipe multidisciplinari che coprono interventi in tutto il suo territorio (“Gyne” di Ciriè e Lanzo, “Ametista” di Chivasso e “Donne oltre” di Ivrea). A fianco al già noto protocollo regionale denominato codice rosa che altro non è che l’attivazione, nella massima riservatezza, di una corsia di attenzione preferenziale per le donne vittime di maltrattamenti e violenza, c’è il Letto rosa, la possibilità, quando si rende necessario un ricovero in forma anonima ed in totale sicurezza per il tempo necessario, che le autorità competenti prendano in carico il caso di donne che subiscono episodi di maltrattamento e di violenza.

    Questo percorso è il risultato di un lungo lavoro organizzativo e frutto di un gruppo di lavoro multidisciplinare altamente specializzato, che finalmente vede riconoscere questa priorità come uno degli indirizzi politici dell’azienda.
    Rossana Bazzano, assistente sociale presso l’ospedale di Lanzo e referente dell’équipe Gyne ci parla di circa 80 passaggi al DEA all’anno. Nel 2017 i Letti Rosa sono stati 17, di questi nella maggior parte dei casi si tratta di donne con figli minori. “Questo è solo la punta di un iceberg – afferma – perché solo il 7% di donne che subiscono violenza trovano il coraggio di denunciare. All’interno di una situazione così critica occorre intervenire immediatamente: poiché così come ci dicono le statistiche e il ciclo della violenza, la donna può in tempi molto rapidi avere ripensamenti dettati dalla paura e dai sensi di colpa. Il ciclo della violenza dura dalle due alle ventiquattr’ore bisogna coglierla in quel momento”.

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