Anche quest’anno, una folta delegazione casellese è salita a Traves per partecipare alla commemorazione dell’eccidio del 6 gennaio 1944, dove alla stazione ferroviaria, nazisti e brigate nere, durante un rastrellamento per rappresaglia, catturano i partigiani casellesi Carlo Cravero e Vincenzo Boschiassi (oltre a Giuseppe Pocchiola, Giulio Vottero Prina, Guido Vottero Prina e Giacomo Vottero Prina): verranno tutti fucilati verso sera, dopo ore di brutali torture. Forse, mai come quest’anno, si sente la necessità di commemorare, ma soprattutto di ricordare, il sangue versato da questi patrioti oltre settant’anni fa.

Vite spezzate che sono servite a ridarci la libertà, la democrazia, la Costituzione repubblicana: quei valori che ora sembrano, nuovamente, in pericolo in un’Italia ed in un’Europa dove tornano i venti di divisione, di razzismo, di xenofobia, di populismo…

Ancora una volta, a Traves sono giunti in tanti, sfidando il freddo, per non dimenticare: numerose sezioni dell’Anpi, numerosi gonfaloni di Comuni di zona e degli Enti superiori.
Come sempre, appassionato, ma mai sopra le righe, il discorso del sindaco Luca Baracco, che ha aperto dicendo che “oggi, forse più che mai, occorre essere vigili e attenti davanti al riacutizzarsi di tentazioni di proporre e accettare soluzioni apparentemente più veloci e più semplici ai problemi complessi che attanagliano la nostra società”. “L’educazione è il tema del quale desidero parlare quest’anno”, ha proseguito Baracco, “anche alla luce dei tanti esempi diseducativi che si stanno facendo strada ultimamente anche, purtroppo, da parte di rappresentanti delle istituzioni che mirano a sdoganare un linguaggio che ha come conseguenza quella di giustificare la violenza e la divisione”; “siamo chiamati a percorrere nuovi sentieri di resistenza, nuove forme di lotta, nuovi percorsi di impegno civico volti a educare al rispetto ed alla tolleranza”. “Possiamo declinare il termine “educazione” in tre concetti ad essa legati”, ha continuato il sindaco, “radicalità di queste persone che ci hanno preceduto e hanno saputo distinguere tra bene e male, tra giusto e ingiusto, senza tentennamenti; in questa epoca confusa, abbiamo bisogno di tornare alla radicalità di questi testimoni”; “comunicazione in un’epoca di comunicazioni di massa, siamo tentati troppo spesso di vivere in mondi virtuali. Oggi qui siamo chiamati a reimpostare le relazioni interpersonali”; “osare: siamo chiamati a osare per combattere la rassegnazione”.

6 gennaio 1944, una data che sembra lontana nel tempo, ma che è sempre, purtroppo, attuale, oggi più che mai: per il settimanale economico britannico Economist (non di certo un covo di comunisti…) l’Italia, nel 2018, è scesa dal 21° al 33° posto nella classifica globale del “Democracy Index”.
Per gli analisti dell’autorevole rivista, il nuovo governo ci ha fatto arretrare nella loro classifica di “democrazia”: l’Italia è diventata una democrazia “imperfetta”.

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