Anche chi sa poco o nulla di Wolfgang Amadeus Mozart, sa per lo  meno che è stato un bambino prodigio; il bambino prodigio più prodigioso (mi scuso per il bisticcio) di tutta la storia della musica.

Gran parte dei suoi spostamenti per l’Europa, avvenuti durante l’infanzia, sono diventati un mito; basti dire che la prima tournée risale a quando il piccolo aveva all’incirca sei anni e la sorella undici. Leopold Mozart, il padre, originario di Augusta ed eccellente violinista dell’orchestra del Principe Arcivescovo di Salisburgo, aveva sposato una ragazza di Sankt Gilgen, Anna Maria Pertl. Della loro numerosa nidiata solo due bambini superarono l’infanzia, Anna Maria (“Nannerl”) e  Wolfgang Amadeus (“Wolferl”).

Fin da quand’era in culla Wolferl mostrò d’avere una propensione incredibile, quasi mostruosa, per la musica, e Leopold, buon insegnante e pedagogista, ebbe il merito di saper coltivare ed accrescere queste sue capacità. Quando il filosofo Friedrich Melchior Grimm lo ascoltò piccolissimo suonare il cembalo, disse: “Per la prima volta nella mia vita ho assistito a un miracolo.” Leopold ritenne che fosse suo dovere partecipare al mondo un tale miracolo.

La prima “uscita” da Salisburgo fu a Vienna, dove il minuscolo pianista affascinò la corte dell’imperatrice Maria Teresa (la stessa imperatrice volle metterlo alla prova  facendolo suonare con la tastiera coperta da un panno, e restò basita dall’abilità del piccolo) e dove fra i fan si distinse la sua coetanea Maria Antonietta, futura regina di Francia (dopo una gran scivolata sul pavimento troppo lucido, Wolferl fu aiutato a rialzarsi proprio da lei, ricevendone baci e sorrisi). Dopo questi successi il padre Leopold organizzò una serie di viaggi per l’Europa, utili a mettere in contatto il figlio con le varie scuole musicali, oltre che a ottenere il miglioramento economico della famiglia.

Negli anni 1763-65 furono toccate tutte le grandi città, Monaco di Baviera, Magonza, Francoforte, Coblenza, Colonia, Bruxelles, ed infine Parigi. Il piccolo esecutore, sostenuto dalla sorella Nannerl non meno brava di lui, lasciava dovunque stupefatti conoscitori ed amatori. Suonava il cembalo, ma anche il violino e l’organo, e già aveva iniziato a comporre; sempre allegro, sempre divertito, come se fosse un gioco. A Versailles una sventagliata di concerti sbalordì la Pompadour e l’intera corte francese, e lo stesso accadde per le sue prime composizioni (le K6-7-8-9). Poi fu la volta di Londra, città dove la famiglia Mozart sostò per oltre un anno. Ogni salotto ospitava i concerti di Wolferl e Nannerl, ogni famiglia nobile se li contendeva, lo stesso re Giorgio ne andava pazzo. Ancor oggi a Chelsea una targa in Ebury Street ricorda che il fanciullo compose lì la sua prima sinfonia (K16). Il rapporto di amicizia con Johann Christian Bach fu di immensa utilità per il suo futuro compositivo, e quando tornò sul Continente passando per I’Aja, i Paesi Bassi, le Fiandre, fu un viaggio trionfale.

Ma al “palmarès” di Wolferl ancora mancava l’Italia, che fu oggetto di tre viaggi dal 1769 al 1773. Tutte le città importanti furono toccate, Milano Bologna Firenze Roma Napoli… Dal Teatro Regio Ducale di Milano l’ormai tredici-quattordicenne Wolferl ottenne la scrittura per due opere, “Mitridate Re di Ponto” (1770) e “Lucio Silla” (1772). “Viva il maestrino!” si gridava dovunque, entusiasti. A Bologna avvenne l’incontro coll’eruditissimo padre G.B. Martini; da lui prese lezioni di contrappunto, dopo di che fu ammesso all’antica e prestigiosa Accademia Filarmonica bolognese. A Roma il papa lo fece nobile, cioè cavaliere dell’ordine dello Speron d’Oro. Un episodio assai noto avvenne nella Cappella Sistina con il famoso “Miserere” di Allegri, un complicato brano polifonico che, sotto pena di scomunica, non poteva essere né trascritto né copiato; il giovane Mozart lo riprodusse a memoria, nota per nota, dopo un solo ascolto. Questo turbinio di viaggi fece di lui un vero “cittadino del mondo”: e dire che a quei tempi ci si muoveva solo con la carrozza a cavalli, e che i viaggiatori erano di continuo tallonati da febbri tifoidee, tonsilliti, scarlattina, persino vaiolo! Il ragazzo se li prese tutti, a turno, sopravvivendo, per nostra fortuna.

Ma prima che l’impatto “bambino prodigio” cessasse di fare effetto sul pubblico, prima che l’adoloscente e il giovane uomo conoscessero i duri lati della vita e della competizione, vorrei ricordare un ultimo spostamento, minimo ma importantissimo, quello che da Milano portò il ragazzo a Torino per ascoltare Pugnani ed i grandi violinisti della scuola piemontese. Per quindici giorni  Mozart sostò all’Albergo della  Dogana Nuova (adesso Dogana Vecchia) sito in via Corte d’Appello. Una targa oggi commemora il prezioso passaggio. E fu lì che il 27 gennaio 1771 Wolferl compì i suoi meravigliosi quindici anni.

                                                                                                                                                               

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