Due anni fa avevo aderito alla nascita di un gruppo che si proponeva di migliorare una città che ci sembrava camminare lenta e stanca di fronte ai cambiamenti in atto. Una città non curata, mal gestita, poco rispettata nella sua bellezza. Un po’ dimenticata, forse anche per lo sforzo di crearne una nuova di fianco all’aeroporto.

In due anni di Consiglio ho cercato di segnalare la necessità che le riunioni venissero programmate in ore più consone alla partecipazione dei cittadini, di portare in pubblico la discussione su questioni quali le AREE ATA e il nuovo centro commerciale perché la trasformazione di un territorio così vasto, riguarda tutti (e non solo i casellesi).

Ho cercato di chiedere a gran voce che gli atti di bilancio si potessero leggere in modo da comprendere se l’Amministrazione stesse operando in sintonia con il programma presentato alle elezioni.

Ho cercato di spronare la maggioranza consiliare ad essere parte attiva delle decisioni politiche ed amministrative e non succube delle decisioni del Sindaco e della Giunta. Per questo ho insistito perché si redigesse un nuovo statuto in cui fosse prevista la figura di un presidente del Consiglio diverso dal Primo Cittadino.

Qualche passo avanti è avvenuto, ma non molto rispetto a ciò che mi aspettavo.

Purtroppo, al di là delle manifestazioni, che certo hanno avuto successo di pubblico e partecipazione, grazie anche alla attiva presenza dei nostri giovani agricoltori e dei commercianti, la città rimane non curata, sommariamente allestita con rotonde improponibili e con arredi talmente diversi tra loro da dare la plastica dimostrazione di quella mancanza di disegno organico che dovrebbe invece caratterizzare l’operare di chi governa. Le luci, importanti per far risaltare la bellezza del nostro centro storico sembrano più opera di un “elettricista” (con ogni rispetto) che di un “artista di luci”.

Certo il sociale funziona bene e così le associazioni, merito anche del prodigarsi della parte femminile dell’attuale giunta.

Poi è avvenuto che in Caselle si siano tenute due manifestazioni distinte e separate in materia di lotta criminalità organizzata. E proprio tale episodio mi ha indotto a lasciare il posto a Mauro Esposito, che tanto si era speso per la formazione del gruppo di “Ricominciamo”.

Devo dirlo con chiarezza: non è concepibile che in un paese di qualche migliaio di abitanti vi sia una manifestazione pubblica di lotta alla mafia dove si invitino personalità di rilievo provenienti dalle altre parti d’Italia e non si desideri la presenza di chi sul posto ha avuto problemi di quella natura e li ha superati con coraggio. E meno ancora che ad una serata per presentare la storia vissuta del nostro “testimone di giustizia” non participi nessuno della Amministrazione neppure se ad organizzare sia stata la Pro Loco.

Evidente la spaccatura. Su un tema dove non ci possono essere divisioni.

E allora la mia presenza finirebbe per essere un modo per sopire, per limitare il dibattito su una questione sulla quale non ci possono essere divisioni.

Meglio discutere anche animatamente e chiarire per poi procedere, magari divisi ma comprendendo le ragioni dell’altro.

Anche per questo faccio posto in consiglio a Mauro: nella speranza che dopo inevitabili e anche dure discussioni si possa procedere unendo le forze per lavorare insieme (anche facendo opposizione) per il bene nella nostra città.

Luigi Chiappero

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